Titolo: "La Vierge corrigeant l’Enfant Jésus devant trois témoins: André Breton, Paul Eluard et l’Artiste"
("La Vergine che castiga Gesù Bambino davanti a tre testimoni: André Breton, Paul Eluard e l'Artista")

Anno: 1926

Artista: Max Ernst

Dipinto, olio su tela, 196 x 130 cm


Museum Ludwig, Colonia


Max Ernst


La Vierge corrigeant l’Enfant Jésus devant trois témoins:
André Breton, Paul Eluard et l’Artiste


Una lezione sgradita

Per questo dipinto Max Ernst ricevette la scomunica dalla Chiesa cattolica, che si aggiunse alle censure istituzionali imposte alle sue mostre. Magari oggi un soggetto del genere solleverebbe una forse più efficace denuncia per blasfemia, confermando in ogni modo l'intolleranza degli integralismi.
Ma il soggetto non sembra finalizzato a offendere in particolar modo la Chiesa cattolica, bensì a scuotere candidamente la società nel suo complesso.

L'opera suscitò scandalo anche perché estremamente diretta e comprensibile da chiunque. Ernst invece era solitamente più criptico, ma in questo caso scelse di essere esplicito, anche nella scelta stilistica: semplice pittura a olio, quando normalmente le sue opere erano tecnicamente molto più elaborate e innovative.

Quest'opera venne esposta a Colonia, durante il periodo della sua adesione al movimento Dada.
Il Dada era un movimento internazionale "anti artistico" che, forte dei cambiamenti intellettuali e culturali dei primi del '900, si prefiggeva lo scopo di esporre e sublimare i mali di una società radicata in un terreno corrotto e putrido, infrangendo in primo luogo la stagnazione artistica e accademica.

Nel dipinto è rappresentata una scena umanamente terrena, poco divina, che ci rammenta che Gesù, oltre alla sua santità spirituale, aveva anche un corpo terreno. Il castigo della Vergine riporta Gesù a una dimensione terrena, che si compie con la caduta per terra della sua aureola.
Il dipinto simboleggia metaforicamente la cultura coercitiva della società, di cui la religione è forse uno dei primi fondamenti. Questa scena viene quindi osservata, attraverso una finestrella, dall'Artista e due suoi amici dadaisti, i quali hanno un'atteggiamento di disapprovazione. Difatti il tema della coercizione era uno degli argomenti affrontati dai nuovi impulsi intellettuali della cultura scientifica e letteraria del tempo.


Max Ernst, mite sovversivo

Max Ernst nasce in Germania da una famiglia cattolica alla fine del XIX secolo. Studia filosofia e psicologia, interessandosi a Freud e all'interpretazione dei sogni; quindi rimane colpito dai dipinti realizzati da degenti psichiatrici e ben presto si appassiona alla storia dell'arte. Affascinato dalle opere metafisiche di De Chirico, Max decide quindi di dedicarsi alla sfera dell'inconscio e all'Arte, senza seguire una vera e propria formazione accademica.


"Aquis submersus"
olio su tela, 1919


Vive la gioventù in un contesto internazionale denso di tumulti sociali, militari, economici e intellettuali.
Viene arruolato durante la prima guerra mondiale e, al ritorno, si sente mosso a contrastare quella società che può rendere possibile gli orrori delle ingiustizie e dell'odio, sente di dover stravolgere un mondo irrimediabilmente malato, corrotto in ogni sua espressione culturale.
Con questo sentimento forma a Colonia un gruppo di artisti Dada. Max, intelletto particolarmente sensibile, seppe far emergere con le sue opere i lati oscuri della società. Le sue opere suscitarono l'intolleranza da parte delle istituzioni e della comunità conservatrice di Colonia, causandogli diversi problemi.
Sentendosi ostacolato decide di trasferirsi a Parigi, luogo notoriamente più aperto e disponibile con le avanguardie artistiche. Qui aderisce al movimento del Surrealismo. Agli inizi ebbe problemi economici che gli impedivano di dedicarsi completamente all'Arte, ma col tempo "la ville des lumières" favorì l'affermazione del suo talento.


"Oedipus Rex" (Edipo Re)
olio su tela, 1922

"Ubu Imperator" (Ubu Imperatore)
olio su tela, 1923

"La femme chancelante" (La donna in bilico)
olio su tela, 1923

Max era molto riservato e non concesse neppure ai suoi biografi di intromettersi troppo nella sua vita privata. Artisti come Ernst effettuano una dicotomia tra la vera e libera essenza dell'Uomo e dello spirito (rappresentati dall'Artista e le sue opere) e la vita privata della persona vincolata dai limiti sociali. Difatti Ernst adottò in principio diversi nomi d'arte e alter ego, quali Minimax Dadamax e Loplop, per rendere evidente una rinascita a nuova vita attraverso l'Arte.

I suoi dipinti sono spesso estremamente criptici, rappresentano la sfera psichica, il surreale, il subconscio e i sentimenti metafisici slegati dal condizionamento della consapevolezza. Uno dei tanti obiettivi di Ernst, e di altri artisti dadaisti e surrealisti, fu anche quello di realizzare opere automatiche, ossia senza un intervento consapevole, volontario, lucido. Il simbolismo in essi contenuto è talvolta privo di logica e induce l'osservatore a cercare una spiegazione e a instaurare quella relazione psichica che connette se stesso all'Artista.
Ernst si astenne dal dare troppe spiegazioni sulla simbologia delle sue opere; esse sono frutto del tumultuoso e infaticabile immaginario e delle indomabili volontà espressive dell'Artista, i quali favoriscono e stimolano l'interpretazione soggettiva dell'osservatore.

Ernst, oltre alla scomunica cattolica, venne pure incluso tra gli artisti della Entartete Kunst (Arte Degenerata), ossia quegli artisti a cui si proibì di vendere ed esporre la propria Arte e le cui opere vennero confiscate ed esposte dal regime nazionalsocialista di Adolf Hitler, in una squallida mostra itinerante in Germania e Austria, con lo scopo di deriderle e diffamarle perché estranee allo spirito nazista.

Max era antifascista: come si può evincere dal dipinto "L'ange du foyer", nel quale il nazismo è allegoricamente rappresentato come un mostro che avanza spaventosamente sulla terra.


"L'ange du foyer" (L'angelo del focolare)
olio su tela, 1937


Ciò ben presto gli costò due periodi di prigionia nella Francia occupata dal Terzo Reich che terminarono con la sua fuga negli Stati Uniti d'America; qui ebbe un breve matrimonio con la famosa collezionista Peggy Guggenheim, ma le sue opere non ebbero molto successo. Dopo la fine della guerra sposò l'Artista surrealista Dorothea Tanning, quindi tornò in Francia; da allora ebbe molti riconoscimenti e continuò la sua attività fino agli ultimi giorni di vita.

       
Alcune illustrazioni a collage del libro "La femme 100 têtes", 1929
(Il titolo significa "La donna dalle 100 teste", ma in francese è pure assonante con "La donna senza testa")

Ernst, grazie alla sua costante ricerca di nuove tecniche, ebbe una grande influenza sulla formazione artistica internazionale, si dedicò anche a sculture, assemblaggi e collage. Inventò nuove metodologie di disegno e di pittura, quali il frottage, che è quel modo di ottenere disegni sfregando una matita su carta posta sopra a oggetti in modo da ottenere una riproduzione delle asperità; oppure il grattage, tecnica simile al frottage, ma adattata alla pittura a olio, dove il colore viene invece asportato.


"C'est le chapeau qui fait l'homme", 1920
(È il cappello a fare l'uomo)
tempera, matita, olio e inchiostro su collage

"La forêt pétrifiée", 1929
(La foresta pietrificata)
frottage, matita su carta

"Les barbares" (I barbari), 1937
grattage, olio su cartone

Ernst è stato un grande sperimentatore e innovatore: utilizzò varie tecniche e assunse stili diversi, ma la sua espressione artistica rimase sempre coerente, dimostrando che sono i contenuti a costituire l'evidenza della realtà, mentre la forma è accessoria, in quanto maniera effimera, spesso vincolata dalle mode. L'Artista, nonostante la sua attenzione per la tecnica, ribadì personalmente l'importanza della lirica e del significato. Tra le altre tecniche utilizzò anche la decalcomania, l'assemblaggio e la scultura, quest'ultima in particolar modo negli ultimi anni.


Sculture di Max Ernst fotografate da lui stesso

Gli artisti spesso hanno un ruolo determinante nei cambiamenti epocali, ma sono anch'essi una risposta ai cambiamenti stessi. La vita artistica di Max Ernst, segnata dagli eventi tumultuosi della sua epoca, si caratterizzò per la ribellione agli schemi coercitivi della società e all'ottusità dell'odio propri di quel periodo così violento. Ma con la fine della seconda guerra mondiale la sua espressione artistica mutò felicemente, diventando positiva, solare e idilliaca.


"Naissance d´une galaxie" (Nascita di una galassia)
olio su tela
, 1969


La scelta di Jizaino

Con quest'opera Ernst vuole scuotere le apparenti sicurezze della società umana, le certezze preconcette dietro le quali si nascondono i vizi e i capricci delle persone, come se l'Artista fosse la stessa Vergine che amorevolmente castiga Gesù per il suo bene.

Max Ernst, persona e Artista di profonda sensibilità e lucido intelletto, è stato protagonista del panorama artistico dei suoi tempi, influenzandolo; ha coraggiosamente tentato di destare la società umana per mezzo della sua Arte che, nel complesso, è stata fin troppo amorevole e moderata, ma nonostante ciò sgradita a molti e osteggiata.


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