"Specchio non mente"
Alcune impressioni sulla mostra

recensione di Jizaino, 25 giugno 2007


"Specchio non mente"
Collettiva d'Arte contemporanea - pittura, scultura, fotografia, installazione, Arte digitale, performance.
Roma, dal 19 maggio al 19  giugno 2007


Più che una recensione approfondita, questo è solo un incompleto resoconto delle impressioni sorte durante la breve visita della mostra tenutasi nella Domus Sessoriana.
Difatti ho visitato la mostra piuttosto velocemente, essendovi capitato per caso, attratto dalla possibilità di vedere dal vero i lavori di un'Artista che avevo conosciuto poco tempo prima tramite internet.

Dopo una prima occhiata generica mi è sovvenuta l'idea di trovarmi in un'altra mostra: difatti il titolo mi avrebbe fatto pensare a una mostra ricca di contenuti inerenti la simbologia dello specchio, ma non ho riscontrato una evidente attinenza con le opere esposte.
Ovviamente ognuno può trovare collegamenti soggettivi, e spesso le mostre collettive a tema sono molto difficili da costruire senza forzare gli artisti, ma mi sarei aspettato che la mostra affrontasse il tema in modo più diretto; poche opere sfioravano significati attinenti al tema.
Personalmente mi aspettavo che la mostra in generale proponesse in modo più tangibile argomenti quali l'autocompiacimento, il doppio, le vanitas, l'edonismo, la transdimensionalità o la magia.

Ma non è così necessario porsi il tema come obiettivo, d'altronde sono entrato in questa mostra per vedere delle opere d'Arte.
Inoltre possiamo dire che di fronte a un'opera d'Arte siamo sempre di fronte a uno specchio, uno specchio magico in cui possiamo trovare la conferma della nostra immagine, ma anche la sua negazione; perché l'opera d'Arte non deve mentire adulandoci.

Ecco le opere che mi hanno particolarmente attratto.
L'opera "Gemine Muse" (nella figura seguente) di Ilaria Buselli è forse quella in cui il tema si fa più evidente. Si tratta di un dipinto dittico dall'impatto molto forte e i toni foschi, con algide figure di aspetto inquietante e piglio inquisitorio. Il titolo propone il tema del gemello, che si manifesta anche in un dettaglio suddiviso tra le due tele. Le opere sono unite in un rapporto di rivalità e amore, come si può evincere anche dalla poesia che l'accompagna:

"Non ti guardo
Ma lascia che entri nel tuo spazio.
Immobile nella mia posa
Per sempre.
Non posso guardarti
Ma invidio il tuo movimento
Non posso raggiungerti.
Tu non sei me.
Io ho labbra di vernice nera
E occhi di uomo.
Tu chi sei?"


Quindi la mia attenzione è rimasta a lungo incantata davanti all'installazione "Krhosmos" di Leonardo Amendola (figura a fianco).

Esattamente come spiegato nel catalogo della mostra, sono rimasto incantato a osservare la lenta progressione dei colori sprigionati da questa figura magmatica, immobile e insieme volubile e potente. Come trovarsi di fronte all'esplosione originaria del Cosmo che si congela per concedersi alla vista dell'osservatore, eppure conservando e rivelando agli occhi l'enorme forza distruttiva di un'energia immane e arcaica.


Quindi mi sono soffermato sul dipinto "Non posso più" di Consuelo Mura.
Incuriosito dal titolo ho voluto cercare qualche informazione su questa Artista, e ho trovato che questo dipinto fa parte di un lavoro più esteso inerente una certa codifica di parametri e protocolli delle relazioni sociali e della seduzione.

Abiti, accessori di abbigliamento, posture, e particolari che da soli sono diventati messaggi "autoreggenti", come le calze. Oggetti che diventano quasi dei paramenti cerimoniali che completano, vanno oltre e spesso purtroppo sostituiscono il linguaggio naturale del corpo.


Senza nulla togliere agli altri artisti che hanno reso l'esposizione molto varia e interessante, il mio resoconto personale su questa mostra finisce qui, visto che la mia visita non è stata così approfondita come ogni mostra si meriterebbe.

Ma voglio concludere con un'altra opera davvero interessante:


"Canti" di Gaspare Lombardo


Jizaino -