Salvator Rosa - Tra mito e magia
Recensione dell'eccezionale evento al Museo di Capodimonte - Napoli

recensione di Jizaino, 5 giugno 2008


"Salvator Rosa tra mito e magia"
Mostra monografica sul grande protagonista della pittura del '600.
Museo di Capodimonte - Napoli
dal 19 aprile al 29 giugno 2008


Questa esposizione monografica (e non solo) su Salvator Rosa è un evento eccezionale: lo si aspettava da secoli... infatti è la prima e più grande mostra mai realizzata in Italia in onore di questo grande Maestro del '600 che ha saputo fare scuola in tutta Europa.

In questo articolo non parleremo in dettaglio della spiccata personalità di Salvator Rosa; quanti volessero approfondire la conoscenza dell'Artista potranno leggere la scheda dedicata alla sua opera "Autoritratto come filosofo" già presente nella Collezione.



"Autoritratto come filosofo" (˜1645), olio su tela, 116,3 x 94 cm, National Gallery, Londra


Il Museo di Capodimonte

Il biglietto d'ingresso alla mostra del Rosa comprende la visita all'intero museo, a cui ho pertanto dedicato un'intera giornata.
La collezione permanente, che si estende su tutto il piano nobile del palazzo, è impressionante: centinaia di metri quadrati densi di Arte di ogni epoca e di grandi Maestri, nonché le famose porcellane di Capodimonte e altri manufatti antichi, il tutto immerso nei già sontuosi locali della reggia.
Un luogo dove si può seriamente rischiare la sindrome di Stendhal: Caravaggio, Raffaello, Tiziano, El Greco, Simone Martini, Jusepe de Ribera, Lorenzo Lotto, Bruegel il vecchio, Mengs, Gérard, nonché opere d'Arte moderna di Burri, Kounellis e tanti altri.
L'unica nota stonata di questi locali sono i pavimenti in parquet che scricchiolano fortemente ovunque, costringendo i visitatori a ridurre al minimo i movimenti e gli spostamenti per non disturbare troppo.

Capodimonte è piuttosto distante dal centro, si trova sulle prime alture di Napoli, ed è raggiungibile cambiando due mezzi pubblici; a ciò si aggiunge il fatto che nel museo non è ancora presente un posto di ristorazione adeguato a una visita che può durare tutta la giornata. Si sa che c'è stato un concorso, circa tre anni fa, per fornire il museo di un'area di ristoro, ma a tutt'oggi non ve n'è traccia, a parte il bar che offre poche cose e una  buona pasticceria. Una grave mancanza, visto che questo evento conclude pure il cinquantenario del museo e il suo parco è anche meta di svago per tutti i napoletani.

In questo periodo Napoli è tristemente protagonista dei media per il problema dello smaltimento della spazzatura ('a munnezza), tanto che questo fatto è stato citato anche nel catalogo della mostra. Se Salvator potesse esprimersi su questi fatti, probabilmente ci farebbe pervenire una frase più sprezzante di "aut tace aut loquere meliora silentio".
A poca distanza dal museo si trova Chiaiano, dove si sono verificati i violenti scontri tra le forze dell'ordine e la popolazione che protesta contro l'adibizione a discarica delle adiacenti cave a cielo aperto.


Tra mito e magia

La monografica su Salvator Rosa è stata divisa in due sezioni: una al piano nobile della reggia, che raccoglie tutte le incisioni e diversi suoi dipinti affiancati ad analoghe opere, provenienti da collezioni internazionali, di altri artisti suoi contemporanei; e l'altra al piano sotterraneo, in cui è presente la maggior parte dell'opera pittorica del Maestro.

Le più di ottanta opere presentate offrono un esaustivo panorama sull'opera del Rosa, coprendo tutti i periodi e le tematiche affrontate nella sua vita, nonché sono presenti pezzi che rappresentano novità a me sconosciute: difatti gran parte delle tele provengono da collezioni private: questo è uno dei motivi dell'eccezionalità di questa mostra. Un esempio è "Autoritratto in veste di guerriero", una tela di forte intensità emotiva ed eccellente tecnica; oppure "Appostamento di soldati in un antro roccioso", in cui si denota la particolare cura che Rosa riserva alla riproduzione di scabrità rocciose della natura selvaggia.


"Autoritratto in veste di guerriero", olio su tela, 94 x 107 cm, Banca del Monte dei Paschi di Siena, Siena


"Appostamento di soldati in un antro roccioso", olio su tela, 94 x 78 cm, collezione privata

Gli enormi dipinti di battaglie, visti dal vero, sono capolavori in cui perdersi a lungo a osservarne i particolari; essi rievocano gli indistinti tumulti degli eserciti, senza né gloria né infamia, ma solo con una romantica follia distruttiva e la forsennata disperazione della guerra.


"Battaglia tra cristiani e turchi" (˜1640), olio su tela, 234 x 350 cm, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze

Devo ricordare che i dipinti del Rosa, così come tutta la pittura in genere, devono essere assolutamente visti dal vero: nessun catalogo o immagine, per quanto ben realizzati, possono riprodurre la forza espressiva del gesto pittorico, così evidente e diversificato a seconda dei vari componenti delle scene. Le sue tele viste dal vero assumono una luce e una profondità incredibili, con armonie tonali e dettaglio che in fotografia appaiono confusi, opachi e piatti.

Nella sezione del museo al piano nobile vengono presentate molte incisioni, alcune delle quali vennero tradotte in dipinti, corredate di ottimi approfondimenti e collegamenti in didascalia. Rosa si servì dell'incisione anche per mettere a tacere chi lo accusava di imperizia nell'anatomia della figura; l'esposizione presenta molte "figurine" o "capricci", raffiguranti singoli soggetti quali soldati, mercanti e fanciulle, i quali, visto il grande numero, non sono stati tutti inclusi nel catalogo.


"I cinque fiumi", (˜1660-61) acquaforte e puntasecca su carta avorio, 95 x 206 mm, Museo di San Martino, Napoli

Lo stile incisorio di Salvator Rosa ha un tratto breve, spezzato e molto vigoroso seppur morbido nella resa globale, moderno, simile a bozzetti a penna biro, diverso dallo stile certosino dalle linee regolari e calibrate nella rappresentazione dei volumi.

Nella stessa sezione si incontrano i primi dipinti: essi vengono affiancati ad analoghe opere di altri artisti dell'epoca, per poter capire le relazioni e le influenze culturali contemporanee a Saltavor Rosa.
Il primo dipinto in cui mi sono imbattuto è "Un carnefice con la testa del Battista" (1637-39) che rivela una sorprendente perizia tecnica nel chiaroscuro, di tipo caravaggesco; il dipinto viene affiancato dall'omonima opera del 1639 di Jusepe de Ribera, il quale visse un certo periodo a Napoli ed è uno dei pittori più amati da Rosa.

Vorrei elogiare gli organizzatori della mostra per l'ottimo lavoro di approfondimento, la selezione e l'accostamento di opere che sanno presentare uno spaccato della vita di Rosa e della cultura dell'epoca: dai soldati in armatura spagnola ai miti del passato, dalle virtù di filosofi e martiri alle miserie della guerra, dalle bellezze naturali della Campania Felix alla decadenza romantica sorta dagli orrori della peste a Napoli; quest'ultimo episodio segnò la vita dell'Artista, avendo causato la morte del figlio e di un fratello.

Nella sezione al piano interrato, senza parquet scricchiolante, si gode un'ottima atmosfera: nella quiete di queste sale viene diffusa, in modo molto discreto, musica dell'epoca, la quale favorisce la contemplazione e l'immedesimazione.
Qui troviamo la maggior parte dei dipinti, correttamente corredati di didascalie e accompagnati da brevi stralci di testi dell'Artista riportati sulle pareti.
In una sala appartata è possibile assistere alla proiezione in video del documentario sulla vita e le opere, appositamente realizzato per l'evento.

Ci si può perdere a contemplare la ricchezza delle folli scene di battaglia, la forza e l'aspra bellezza della Natura selvaggia, i particolari allegorici delle vanitas, gli sguardi fieramente malinconici di ritratti e autoritratti o le grottesche scene di stregoneria.

Troviamo per esempio la "Tentazione di Sant'Antonio Abate" con un mostro sorprendentemente moderno e realistico, oppure l'atrocità del "Prometeo" a cui vengono divorati gli intestini da un'aquila, dipinto con cui Rosa si affermò ottenendo notorietà e stima. Troviamo tecniche atipiche come l'olio su ardesia di "Stregoneria" e metafore del decadimento in "Vanitas" dallo stile fiammingo, temi filosofici e classici o marine dall'aspetto surrealista con i tipici archi di roccia su cui sono posati improbabili castelli e torri in rovina, come in "Pescatori di Corallo".


"Tentazione di Sant'Antonio Abate", (˜1645) olio su tela, 125,5 x 93,3 cm, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze


"Prometeo", (˜1648-50) olio su tela, 220 x 176 cm, Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Corsini, Roma


"Stregoneria", olio su ardesia, 44 x 59 cm, collezione privata


"Vanitas", olio su tela, 200 x 150 cm, collezione privata, Napoli


"Pescatori di corallo", olio su tela, 52 x 87 cm, collezione privata


Conclusioni

Per gli ammiratori di Salvator Rosa si tratta di un appuntamento unico, da non perdere assolutamente: un grande numero di opere provenienti da collezioni private, un'ottimo lavoro curatoriale e il supporto di audioguide, attività didattiche e corsi di approfondimento.

Inoltre all'evento si sono accompagnati alcuni concerti (l'ultimo il 5 giugno) per Salvator Rosa, tenuti nell'auditorium del museo dal Soprano Ilaria Iaquinta accompagnata al pianoforte dal Maestro Giacomo Serra.

Per finire è disponibile l'eccellente catalogo della mostra: di grandi dimensioni, con immagini a tutta pagina, ottimi approfondimenti per ciascuna opera presentata, comprese quelle comparative degli altri artisti contemporanei a Rosa. Più che un catalogo è un libro prezioso a un prezzo equo. Unica pecca: nelle didascalie mancano le date di realizzazione delle opere.


Jizaino -