Nam June Paik - The future is now
Il padre della videoarte alla Fondazione Remotti

recensione di Jizaino, 15 dicembre 2013


Nam June Paik
The future is now
Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti
Via Castagneto 52 - Camogli
30 novembre 2013 - 2 marzo 2014
Orari: sabato, domenica e 2-3 gennaio | ore 11.00-18.00
Ingresso libero
http://www.fondazioneremotti.it/[]>


Premessa

Il 2013 segna il cinquantenario dalla nascita della videoarte, da quando nel 1963 Nam June Paik, considerato per questo il padre della videoarte, tenne la mostra Fluxus "Exposition of Music, Electronic Television" alla galleria tedesca Parnass, dove i visitatori vennero accolti da una testa di bue tagliata di fresco e una serie di installazioni video di immagini e suoni elettronici e pianoforti preparati.


La mostra

La mostra organizzata dalla Fondazione Remotti, propone un buon numero di opere in cui si mescolano video, installazione, pittura e grafica legate al Fluxus, con molti riferimenti ad altri artisti del movimento, John Cage e Joseph Beuys in primis.


"Beuys Voice" e dettaglio, 1988
Laser painting, pittura a olio, oggetti vari, 162 x 196 x 10 cm

Senza titolo (Laurie Anderson), 1996
Computer, fotografia laser su tela, I.C.T.V.,
lettore a laser disc, 91,5 x 119,5 cm


Nonostante l'avida sperimentazione di Paik col nuovo medium, che al suo tempo venne da molti ottimisticamente considerata come una desiderabile invasione dell'elettronica nel mondo umano, precedente al movimento cyberpunk e quindi avanguardia del transumanesimo, possiamo invece trovare in molte o quasi tutte queste opere un sentimento di sconforto e critica nei riguardi del mezzo televisivo, che profeticamente ha messo in guardia dai pericoli che in effetti si sono verificati.
Basta pensare anche all'atteggiamento di altri artisti e protagonisti del Fluxus, a partire dalla celebre performance "Filz-TV" di Joseph Beuys, personaggio molto critico nei riguardi della televisione che in tale occasione si cimentò a connettersi al teleschermo tramite una salsiccia e quindi a prendersi a pugni; oppure al mitico video "TV as a Fireplace" di Jan Dibbets, in cui nel teleschermo viene proiettato il focolare domestico.

In alcune delle opere di Paik presentate in questa mostra ritroviamo in modo evidente questo atteggiamento critico: "TV Frog", in cui due rane di pietra (i telespettatori) osservano nel teleschermo alcune rane vere che compiono ripetitive azioni da rane come saltare e mangiare un insetto accompagnate una musichetta ripetuta all'esasperazione; una lanterna senza titolo in cui la fiammella è sostituita da un mini-televisore (che gli allestitori di questa mostra hanno però montato al contrario), e "TV Buddha" che suggerisce la capacità del teleschermo di mesmerizzare l'essere umano e oscurare qualsiasi illuminazione religiosa e filosofica.


"TV Frog", 1979-1995
Monitor, sculture in pietra, dimensioni variabili



Senza titolo, 1995
Lanterna, mini TV, 32 x 19 cm

"TV Buddha", senza data
Monitor, scultura in legno dorato, dimensioni variabili


Sotto questo punto di vista, anche la testa di bue della mostra alla galleria Parnass del 1963 non sembra un tentativo di cercare il facile scandalo, ma acquisisce un significato preciso: il bue, sinonimo di forza e ostinazione nelle culture orientali ma anche occidentali, muore violentemente di fronte alla rivoluzione elettronica.

Perfino la performance dedicata a Paik tenutasi alla Fondazione Remotti per quest'occasione è un chiaro messaggio di critica alla televisione: un gruppo di attori mascherati da animali si siedono intorno all'opera video "TV as a Fireplace" di Dibbets ed emettono con dita dei clic fino a produrre un frastuono assordante e ipnotico che si potrebbe interpretare come il gesto di premere i pulsanti del telecomando, il vero scettro del falso potere dato in mano ai succubi e passivi utenti televisivi.


Performance per Nam June Paik, registrata alla Fondazione Remotti

Non sono al corrente se le opere di Paik con i mini-televisori muniti di antenna all'epoca fossero stati sintonizzati su qualche stazione televisiva analogica (siccome la ricerca del primo canale utilizzabile è una tipica funzione di tali apparecchi portatili), ma in tal caso oggi, dopo il passaggio al sistema di trasmissioni in digitale, non potrebbero far altro che visualizzare il disturbo per l'assenza di segnale: quando l'arte basata sulla tecnologia soffre di precoce obsolescenza, perdendo la sua prerogativa di anelare all'immortalità.


"TV Clock", 1991
Monitor, orologio, telecamera a circuito chiuso, 95 x 95 x 140 cm

"TV Cello", 1980
Cartone sagomato, fotografia, cornice, 173 x 82 x 14 cm


"Afrique mountain memory", 1991
Polimaterico su tela, su tavola, 61 x 76 x 15 cm



"TV Paper" (dettaglio), 1992
Disegno, collage su carta, 25 x 44 cm

"Fluxus island - in Décollage ocean", 1962
Serigrafia su tela, 154 x 154 cm



Conclusioni

Ottima opportunità per conoscere Nam June Paik. Mostra di alto livello come spesso ci ha abituato la Fondazione Remotti, nonostante l'ubicazione decentrata dai grandi centri della cultura.

Sarà per i tempi di crisi globale, ma per questa mostra è stato adottato un orario di apertura molto ristretto, solo di sabato e domenica, cosa assolutamente condivisibile visto che l'arte contemporanea è un fenomeno di nicchia, e oltretutto l'afflusso più copioso di visitatori è costituito da persone interessate più che altro alle inaugurazioni frivole e mondane, senza un reale interesse per il pensiero artistico, pertanto lunghe aperture quotidiane sono più che superflue.

Jizaino -


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