JCE - Jeune Création Européenne 2009
Nuovi talenti sulla scena artistica europea

recensione di Jizaino, 25 febbraio 2009





Il cattivo

Diciamo subito che quest'edizione della JCE, da un punto di vista personale, mi ha un po' deluso.
Non mi riferisco a come è stata curata, né tantomeno agli artisti, che ognuno per sé propone giustamente la propria espressione; ma mi riferisco in generale proprio a ciò che verrebbe proposto dalla giovane creatività europea, ai significati inerenti al contesto sociale di cui proprio gli artisti giovani potrebbero essere la migliore evidenza.

In linea di massima con questa mostra sembra che l'Arte volga verso l'intimismo e il lasciarsi vivere serendipicamente; mi stupisce, nel momento di una sorgente presa di coscienza collettiva, di profondi cambiamenti sociali e sconvolgimenti che non si sentivano da epoche ben più travolgenti, che i giovani possano mostrare una certa passività, una mancanza di reattività agli avvenimenti; per questo motivo trovo la mostra non rappresentativa di quanto avviene nel mondo dei giovani, né tantomeno della società contemporanea; ne sono certo perché, almeno a livello internazionale, esistono pensieri attuali che sanno suscitare ammirazione per innovazione e per forza comunicativa rivolta alla contemporaneità.
Questa mostra è più improntata a presentare artisti che, invece di proporre giovane creatività e innovazione, continuano a imitare l'arte dei predecessori; non tanto nella tecnica, che è un fattore marginale, ma proprio nei significati e nel modo di rappresentarli.

Prendendo quanto vado ora a esprimere come un consiglio, piuttosto che come un giudizio, dico che in fondo a questa linea di pensiero si arriva all'uniformarsi a un sistema per cui si svolge il proprio umile servigio, o addirittura a essere segregati nel servilismo tecnico. In quel contesto la creatività e la propria visione personale vengono limitate a mostrare una realtà frammentaria rappresentata con acritica o apatica acquiescenza.


Il buono

Di certo la mia delusione è dovuta alle mie personali aspettative, per questo voglio limitarmi a indicare quelle opere che mi hanno invogliato ad approfondire la conoscenza degli autori.

L'opera "Dead end" del portoghese José Batista Margues presenta, con un sottile sarcasmo vicino al surrealismo, che definirei "surrealminimalismo", una delle tante situazioni umane che le persone della civiltà moderna vivono in una dimensione di oscurità cognitiva.


José Batista Margues, "Dead end" (particolare)
2007, olio su tela, 124 x 190 cm


Della stessa nazionalità André Banha presenta due progetti per le sue capanne in legno. Più che semplici progetti come quelli su carta presentati qui, queste costruzioni-sculture sono luoghi spirituali, dove l'essere umano può ritrovare se stesso al contatto con la materia grezza, con la natura, la luce e lo spazio a cui l'uomo stesso ha dato forma e delimitato con queste opere.


André Banha, Senza titolo
2007, tecnica mista su carta, 100 x 100 cm


Dalla Spagna invece Aleksandra Kopff presenta una grande bacheca con molte delle sue gustose scenette a china nera su carta, rappresentanti personali quanto universali situazioni di vita con un gusto "middlebrow", in bilico tra l'intellettuale e l'underground.


Aleksandra Kopff, Senza titolo
2006-07, inchiostro su carta, 110 x 240 cm


L'austriaco David Moises, premiato nella scorsa edizione della mostra, quest'anno presenta un lavatoio personale realizzato con parti di un autolavaggio, intitolato "Wash". Con quest'opera l'essere umano viene trattato rudemente come un oggetto facente parte della catena industriale, macchina che segue ritmi incalzanti in una coatta produttività.


David Moises, "Wash"
2005, installazione, 2 x 2 x 1 m


L'italiana Cinzia Muscolino propone "L'instant", costituita da 3217 bustine trasparenti contenenti altrettanti pezzettini di una stoffa insieme a una ripetuta immaginetta che riporta una massima inerente il tempo, ossia il susseguirsi infinito degli istanti che viviamo nel presente e che delineano il nostro futuro.


Cinzia Muscolino, "L'instant"
2006, installazione, 300 x 40 cm



Restando nel campo della tradizione sono di notevole atmosfera le tre stampe del lituano Augustinas Naslenas intitolate "Serenity of summer fields", come anche la serie "Paris-Melun, au retour" della francese Marie-Odile Hubert dalle vaporose e fosche atmosfere di una memoria urbana.


Augustinas Naslenas, "Serenity of summer fields"
2006, fotografie, 64 x 64 cm

Marie-Odile Hubert, "Paris-Melun, au retour"
200, fotografie, 24 x 36 cm

Dalla Francia Rock'n'roll suicide presenta il trittico in tecnica mista "Sex, drug and rock'n'roll" collage in classico stile dadaista, ma che contraddice il mio parere complessivo prima esposto grazie a soggetti che, in un contesto meno defilato, potrebbero far sollevare la scure della censura.


Rock'n'roll suicide,"Sex, drug and rock'n'roll"
2006, tecnica mista, 75 x 55 cm



Conclusioni

Per finire aggiungo la mia solita considerazione che anche in questa mostra mancano supporti didattici e conoscitivi con cui meglio approfondire la conoscenza degli artisti presentati, tantopiù che si tratta di giovani meno noti e che spesso una sola opera in mostra non basta ad averne una visione d'insieme.

Questo genere di mostre senza un tema portante assumono talvolta le sembianze di fiere mercato, ma per contro hanno il vantaggio di lasciare la parola agli artisti, che sono liberi di presentarsi senza restrizioni.

Jizaino -

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