China New Vision
China contemporary Art collections from Shanghai Art Museum

recensione di Jizaino, 18 maggio 2008


"China new vision" - China contemporary Art collections from Shanghai Art Museum
Collettiva d'Arte contemporanea cinese - pittura, fotografia, Videoarte, Arte digitale.
CAMeC (Centro Arte Moderna e Contemporanea) - La Spezia
dal 30 aprile al 29 giugno 2008



"Geng Chen - Inizio estate" (2000) inchiostro su carta di Li Huasheng

L'esposizione offre un discreta panoramica sull'Arte contemporanea cinese, sufficientemente variegata, proponendo circa 80 opere, sia di autori noti che emergenti.
Occupa tutti i tre piani del palazzo del CAMeC di La Spezia, dispone di un catalogo con buone immagini, ma senza approfondimenti. Non sono disponibili audioguide o altro materiale di approfondimento.

Sono solito lamentarmi della totale mancanza di materiale informativo, quali testi di commento alle opere, presentazione degli artisti e la loro espressione. La maggior parte delle esposizioni si riduce a semplici contenitori di opere, a malapena presentate da un generico testo introduttivo.

Specialmente in casi come questo, in cui si affrontano artisti nuovi e scenari culturali diversi, sarebbe auspicabile un maggior impegno nella presentazione degli artisti e la loro espressione. D'altronde le mostre non servono forse proprio per conoscere e apprendere?


Non c'è metodo migliore per conoscere a fondo un paese
se non quello di indagare l'espressione dei suoi artisti (?)


La selezione proposta dalla mostra rivela un'immagine della società cinese piuttosto edulcorata, in modo da delineare un paese solare e poetico, idealmente sereno e senza contrasti; molto diversa dalla sommessa sofferenza di molte realtà locali che ci giungono in modo clandestino da alcune regioni della Cina: soprusi e torture da parte della polizia, censura e repressione ideologica, sfruttamento nel mondo del lavoro, abbandono negli orfanotrofi e altri avvenimenti che rivelano un paese con molti problemi nascosti e irrisolti.

Certamente la grande Cina è un paese complesso: Shanghai non è Tiananmen, che non è Hong Kong, che non è Beijing, che non è Shouguang, ma dal punto di vista sociale la mostra è generalmente estraniata, posta sopra a soffici nuvole che la separano dalla realtà.

Solo in poche opere si riescono a individuare accenni di dissenso, anche se sono difficilmente comprensibili, come ad esempio i dipinti di Pei Jing, che presi singolarmente potrebbero sembrare molto superficiali.


"Long live" (2002) di Pei Jing


Voglia d'Occidente nelle metropoli d'Oriente

Nel complesso, con la visita di questa mostra, si è portati a supporre che l'Arte cinese sia in larga parte occidentalizzata.

Negli anni settanta la Cina ha cominciato una politica di apertura culturale, e una certa occidentalizzazione è stata inevitabile. Però non è così per tutti: molti artisti cinesi stanno facendo evolvere la scena artistica del loro paese lungo percorsi differenti e caratteristici, adattando la tradizione a nuovi media e nuove influenze.

Ad esempio Liu Dahong (di cui potete vedere qui a lato "Aspetto di un magnate" del 1999) dimostra di saper creare qualcosa di mai visto con uno stile molto personale ed eccentrico, insieme a una simbologia minuziosa che porta alla mente quella surreale di Hieronymus Bosch.

Però molte delle opere presenti possono essere equiparate stilisticamente a movimenti pittorici tradizionali della moderna cultura europea.
Se non fosse per pochi particolari e soggetti inequivocabilmente orientali, quali la scrittura ideografica, le persone e le scene rappresentate, si direbbe di trovarsi a una qualsiasi esposizione di Arte moderna europea.

Per esempio troviamo una "Frutta" di Hoo Mojong (che come altri si firma in caratteri latini) con forme stilizzate, linee marcate e colori forti tipici dell'Espressionismo di Jawlensky, o il Fauvismo di Matisse, come potete vedere nel seguente accostamento.

      
Comparazione stilistica, da sinistra a destra: "Frutta" (2001) di Hoo Mojong,
"Schokko" (1910) di Alexej von Jawlensky e "Vassoio di mele su un tavolo" (1914-1916) di Henry Matisse


Oppure le opere di Liu Zijiang, che fanno sovvenire l'Espressionismo astratto di Kline.

        
Comparazione stilistica, da sinistra a destra: "Galleggiante senza ordine" (1998) di Liu Zijiang,
"New York, N.Y." (1953) di Franz Josef Kline


Degna di nota è Liu Ye, pittrice che si può collocare nell'odierno e  travolgente movimento del Surrealismo Pop.


"Madonna con Bambino" (1999) olio su tela di Liu Ye

Ovviamente c'è chi si differenzia da questa tendenza portando avanti la tradizione pittorica cinese, dipingendo con le tradizionali tecniche di inchiostri e acquerelli su carta, ma rinnovandole semplicemente rappresentando soggetti contemporanei con uno stile personalizzato, come ad esempio Liu Qinghe.

In ogni modo l'impressione che si riceve da questa mostra è che dalla Cina non sorgano nuove tendenze stilistiche rivoluzionarie che riescano a imporsi, come è invece successo per il Giappone che ha colonizzato il mondo con la cultura degli anime e dei manga, poi consacrata da artisti quali Takashi Murakami.


Nostalgia

In mezzo a questo apparente adeguamento dell'Arte cinese ai movimenti internazionali, troviamo alcuni momenti nostalgici. Diversi autori guardano ciò che si sta perdendo della loro Cina, delle tradizioni, per constatare che si stanno perdendo solo le cose migliori.
Paradossalmente è soprattutto con il video, uno dei più moderni strumenti di espressione artistica, che si esprime palesemente questo sentimento.
Yang Fudong racconta, con una poesia visiva dai ritmi placidi, di un giovane che torna dalla metropoli per ritrovare la sua Liu Lan che, come una Penelope in attesa di Ulisse, pazientemente ricama al lago.


"Liu Lan" (2003), film 35mm su DVD 14' 37'' di Yang Fudong

Il videoartista Yang Zhenzhong propone l'opera del 2003 (raffigurata a lato) "Leggero e facile 2" (il cui titolo originale è il ben più incisivo "Light as Fuck II").
Questo video suggerisce metaforicamente i precari equilibri su cui si sta sviluppando la moderna società cinese.

Un altro video presente alla mostra narra dello sviluppo incontrollato delle moderne metropoli cinesi, che lascia spazio solo a montagne di rifiuti neri come inchiostro e soffoca l'individuo e lo priva dei suoi sentimenti. Si tratta del fosco "Nel cielo", prima opera animata di Qiu AnXiong, che ha realizzato con dipinti assemblati in montaggi video di tipo stop-motion.


"Nel cielo" ("In the sky", 2005, 8'18'') animazione di Qiu AnXiong

Il tema dello sviluppo edilizio spietato e incontrollato delle metropoli è affrontato anche da Weng Peijun di cui sono esposte due opere fotografiche delle serie "Sul muro" ("On the wall") del 2001-2002.


"Sul muro n.1" (2001), fotografia di Weng Peijun

Anche l'acclamato Hong Hao, con le sue sterminate composizioni Pop di oggetti personali e domestici, sembra cercare qualche traccia di se stesso, persa nel clamore della modernità.


"Cose mie n.1" ("My things no.1", 2000-2002), scanner art di Hong Hao

Qualcosa che si è perso e che si cerca, come quando per trovare le chiavi di casa si rovescia sul tavolo tutto il contenuto di una borsa o di un cassetto.

In quei momenti ci accorgiamo che nulla di ciò che abbiamo vale quanto ciò che stiamo cercando.


Jizaino -