55ª Biennale d'Arte di Venezia
La più ampia analisi critica ed essoterica

recensione di Jizaino, 10 settembre 2013





55. Esposizione Internazionale d'Arte
Il Palazzo Enciclopedico – The Encyclopedic Palace
01.06 - 24.11 2013
Venezia - Giardini, Arsenale e sedi varie

Ingresso: 25 €

http://www.labiennale.org/it/arte/





Prefazione

Da un punto di vista morale e cognitivo, quest'edizione della Biennale è caratterizzata da una forte accelerazione verso la metafisica. Già nella scorsa edizione vi sono state anticipazioni di questa tendenza (vedi la recensione della 54ª edizione), ma ciò a cui allora accennava timidamente, quest'anno è stato proposto in modo quasi prepotente e pieno di sicumera.
Si potrebbe considerare un'edizione epocale, anche solo per l'esordio del Padiglione della Santa Sede, a cui accennai in questo articolo, di cui però ora posso dire che, contrariamente a quanto immaginavo, la sua presenza è stata circoscritta, prevedibile, priva di polemiche e soprattutto molto fiacca; e a mio parere non per motivi casuali: oggigiorno infatti le polemiche occupano i mass media solo quando poteri forti o interessi taciuti si trovano in contrasto, non per motivi di confronto genuino e neppure popolare.
Non sembra un caso neanche che si sia rimandato l'esordio del Vaticano a quest'edizione invece della precedente: penso proprio che il Cardinal Ravasi abbia aspettato che i tempi maturassero con l'insediamento del gesuita Jorge Bergoglio, conosciuto anche come Papa Francesco.


Lo sguardo furbesco del Direttore Paolo Baratta e la mise quasi gesuitica del Curatore Massimiliano Gioni
Dettaglio da una foto ufficiale © Giorgio Zucchiatti




Questa Biennale d'Arte di Venezia

Dopo un periodo di latitanza, tornai a visitare la Biennale nella scorsa edizione, attratto dalla presenza di singolari tematiche e opere evocanti un'aria d'imminente proclamazione, di rivelazione, che quest'anno si sono certamente espresse più chiaramente; infatti considero questa edizione un'odierna alba epifanica dell'occultismo metafisico, essendo connotata dalla presenza di un'ingente selezione di opere relative o compatibili all'esoterismo massonico-satanico, con la presenza del simbolismo, dell'iconografia e dei miti cari ai cosiddetti Illuminati.
Quanti sono al corrente di tali argomenti capiranno di cosa parlo, quanti invece visitassero questa Biennale in modo inconsapevole, per effetto dell'apertura mentale necessaria alla comprensione dell'arte contemporanea avranno assunto un'imponente dose di messaggi dottrinali che riportano ad antichi culti negletti, che se proposti in modo esplicito potrebbero essere considerati nefandi.

Da ciò si può giungere alla conclusione che l'aver intitolato questa Biennale come "Il Palazzo Enciclopedico" di Marino Auriti, sia un elogio al sapere scientifico e illuministico (di cui la congrega dei Gesuiti, nata proprio al culmine del Rinascimento, è il singolare propugnatore all'interno della Chiesa Cattolica). La volontà dell'Uomo che si vuole innalzare al livello di Dio attraverso la conoscenza è parafrasata nel linguaggio metaforico biblico con la ribellione satanica alle leggi naturali, o divine che dir si voglia (satana è dall'ebraico sâtân, oppositore). Tecnologia e arte farebbero parte di questa emancipazione dell'Uomo dalle grazie o granfie divine, ma questa visione dell'Arte è figlia di una mera dicotomia dualista.

Come dicevo nella prefazione, dall'accostamento della religione e le sue ingerenze ortodosse all'eterodosso e incontenibile mondo dell'arte contemporanea, mi immaginavo che si sprigionassero forti attriti, polemiche e provocazioni, come è sempre successo: la Chiesa Cattolica è tradizionalmente stata da sempre l'antagonista del potere scientifico propugnato dagli Illuminati a partire da Galileo Galilei, ma evidentemente la roccaforte vaticana è stata ormai espugnata dall'agguerrito manipolo della Compagnia di Gesù.

La mia visita estraniata è per me stata comunque un'incredibile opportunità di maturazione cognitiva e distaccata meditazione sui pietosi aneliti umani, satanici o divini che siano.




Il Padiglione Centrale e i Giardini

Questa recensione nasce sotto quella stessa predisposizione intellettuale con cui ho visitato la mostra, ma cercando di non trascurare il messaggio artistico individuale, siccome le opere d'arte possono essere contestualmente strumentalizzate anche se create da artisti inconsapevoli o per altri scopi.
Consideratela un esercizio d'interpretazione simbologica che magari travalica i confini dell'arte pura e semplice, ma non è colpa mia se questa esposizione è così densa di significati occulti.

Affrontando tematiche esoteriche e cultiste, si passa sempre per il mondo della magia e dell'inconscio: appena entrati al Padiglione Centrale, veniamo accolti dall'esposizione del "Red Book" [Libro Rosso] del celeberrimo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung; mi sono interessato in passato di psicoanalisi, e ho letto anche alcuni testi di Jung: di certo lo studioso rappresenta una soglia attraverso cui accedere a certe dimensioni gnostiche.

Purtroppo niente foto del Red Book: come al solito, mi è stato proibito da una guardia di fare innocue fotografie senza flash, ma in questo caso la privazione di questo diritto non è legata alla preservazione delle opere (che quando necessario possono essere protette da un vetro anti-UV), ma solo al presupposto che se la gente fotografa le opere poi non compra i cataloghi al bookshop.
A parte alcune opere particolarmente sorvegliate, fortunatamente quest'anno il personale di sala si è arreso alla massa di fotografi che riprendevano tutto nonostante i cartelli di divieto: un'addetta mi ha confessato che a richiamare il pubblico si provocano più danni, siccome tutti, me compreso, poi lo fanno di nascosto.

Subito dopo siamo accolti da una macabra maschera del 1950 di André Breton, autore del primo manifesto del Surrealismo, movimento che è un'altra soglia al mondo psichico-magico-onirico-automatico che incontreremo per tutta questa Biennale. Dall'espressione sembra piuttosto la maschera di un defunto, sebbene Breton fosse allora vivo. Anche la morte sarà uno dei soggetti che permeano maggiormente l'esposizione.


René Iché
"Mask of Breton" [Maschera di Breton], ~ 1950
Gesso


Quindi ci imbattiamo nella rappresentazione della performance senza titolo di Tino Sehgal, premiata quest'anno col Leone d'Oro, il massimo riconoscimento, per "la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche": alcuni attori (le povere vittime che per sei mesi, sei ore al giorno, dovranno lavorare a questo ruolo) seduti per terra mormorano con la voce ritmi e lamenti spontanei su cui l'altro improvvisa una molle danza: quasi un esercizio tantrico di straniamento da sé, un mantra ipnotico. Complimenti alla giuria per il premio all'innovazione: una performance così non si era proprio mai vista... come se l'arte contemporanea, e ancor più quella performativa, non avesse mai avuto prima del giovane Sehgal aperture di confini con l'arte teatrale, o come se l'Arte fosse stereotipata entro quei confini che evidentemente esistono nella mente dei giurati!
Potrete trovare video migliori di quello qui proposto, siccome nel momento in cui vi ho prestato attenzione, forse gli attori erano stanchi e la performance languiva.


Tino Sehgal, senza titolo, 2013
Performance

Nella stessa sala si trovano alcune opere del recentemente scomparso Walter Pichler, che però non omaggiano il primato di quest'artista e architetto nell'immaginare già negli anni '60 soggetti transumanistici che potrebbero essere definiti precursori del Cyberpunk.
Tutto intorno vi sono parecchi "Drawings on a Blackboard" di Rufolf Steiner, filosofo, architetto e, ovviamente, esoterista e anche membro della Società Teosofica.


Sculture di Walter Pichler

Rudolf Steiner
Serie "Drawings on a Blackboard" [Disegni su Lavagna]
Gesso su carta

Nel locale adiacente troviamo i dipinti con simboli alchemici di Hilma af Klint, un'altra precorritrice, questa volta dell'astrattismo, e anch'ella mistica, spiritista e vicina al Teosofismo. In mezzo alla stanza si trova un'installazione di Roger Hiorns realizzata con la sabbia ottenuta polverizzando un altare in marmo di una chiesa: un messaggio palese. Poi ci sono i disegni della ricercatrice, artista e guaritrice Emma Kunz, sempre dalla Svizzera, che sono praticamente dei mandala geometrici. Un altro artista spiritista è Augustine Lesage con i suoi dipinti guidati da voci di spiriti con cui era in contatto.


Hilma af Klint
"The Dove, No. 13" [La Colomba n.13], 1915, olio su tela

Roger Hiorns, senza titolo, 2013, marmo polverizzato

Augustine Lesage, "Composition symbolique sur le monde spirituel" (dettaglio), 1923, olio su tela

Accanto si trova il video "Blindly" di Artur Żmijewski, che spesso ha affrontato il tema della menomazione e della relatività sensoriale: il video mostra alcuni ciechi che tentano di dipingere ed è inteso come critica al fallimento e all'incapacità di comunicare dell'arte contemporanea.
Una selezione di ceramiche di Ron Nagle, le quali astraggono e reinterpretano le forme di comuni oggetti di uso quotidiano, in questo contesto metafisico appare come una tangibile pausa rasserenante e familiare, ma i dipinti tantrici collocati tutto intorno, nelle cui sagome possiamo ritrovare quelle delle ceramiche, ci rimettono subito sulla strada mistica.


Alcune ceramiche di Ron Nagle

Dipinti tantrici di autori anonimi, pitture su carta trovata
Selezione di opere, 1966-2004

Il video "Short Study of the Nature of Things" [Breve Studio sulla Natura delle Cose] di Laurent Montaron propone una visione meccanicistica e tecnologica ripartendo dalle sculture di Pichler e si riferisce all'importante testo di Lucrezio "De Rerum Natura" che esorta gli uomini a razionalizzare la schiavitù del mondo materiale in favore di una superiore e unica coscienza spirituale.

Laurent Montaron
"Short Study of the Nature of Things" [Breve Studio sulla Natura delle Cose], 2013
Video

Lo stesso discorso può essere esteso ai dipinti di KP Brehmer, che con la freddezza di un anatomopatologo analizza e scheda su della carta millimetrata tutte le sfumature del cielo.


KP Brehmer, "Himmelfarben" [Colori del Cielo], 1969/76
Pittura ad acqua in dispersione e matita su carta millimetrata, 17 parti


In questa stanza si trovano i disegni architettonici dell'anonimo Achilles G. Rizzoli, sovrapponibili a "Il Palazzo Enciclopedico" di Auriti e alle prodezze dei monumenti utopici illustrati nell'Hypnerotomachia Poliphili, ma idealmente raffiguranti personaggi e persone, compresa la madre dell'autore, e alcuni bambini del quartiere.
Ma su tutto sovrasta l'imponente piramide nel dipinto "9-11-01" di Jack Whitten, una sorta di allegoria che accosta l'attentato alle torri gemelle del 2001 a un attacco ad antichi e mistici poteri religiosi. La piramide si erge di fronte a un anonimo stuolo di modellini in cartone di modeste casette provinciali realizzate dall'anonimo impiegato Peter Fritz e recuperate dal duo Oliver Croy and Oliver Elser: quest'anteposizione sembra rimarcare la divisione tra popolo e potere in modo evidente.


Achilles G. Rizzoli
"Mother Tower of Jewels"
[Torre Madre dei Gioielli]

Jack Whitten, "9-11-01", 2006, tecnica mista e acrilico su tela, ~ 305 x 605 cm
Oliver Croy and Oliver Elser, "The 387 Houses of Peter Fritz (1916-1992) Insurance clerk from Vienna", 1993-2008, selezione di 176 modelli

Sempre in tema di palazzi, arriviamo a "La Grande Biblioteca" di Gianfranco Baruchello, assemblaggio sontuoso che penso stia a rievocare i fasti e la distruzione della mitica libreria in Alessandria d'Egitto.
Nella stessa stanza viene proiettato "Film No. 12 (Heaven and Earth Magic)" di Harry Smith, un altro occultista, oltre ai sinistri disegni dell'artista e biologo José Antonio Suárez Londoño dall'aspetto pseudoscientifico ispirati a Kafka con diversi corpi analizzati o smembrati, e quelli di Christiana Soulou che affrontano il tema della bestialità chimerica, dell'ibridazione genetica, soggetto parascientifico oggi spesso proposto nell'arte contemporanea e purtroppo ormai realtà a livello scientifico.

Harry Everett Smith
"Film No. 12 (Heaven and Earth Magic)" [Magia del Cielo e della Terra], 1959-61
Film in 16mm, 66'


José Antonio Suárez Londoño
"Franz Kafka, Diarios II, 1914-1923", 2000
Tecniche miste, 13 x 20 cm ciascuno

Disegni di Christiana Solou

Dalle bestie della Soulou si passa al bestiario reale e immaginario accuratamente intagliato dal figlio di un contadino, con altrettante chimerice ibridazioni, per poi arrivare alle bestie mistiche in rapporto alla mitologia umana disegnate da Friedrich Schröder Sonnenstern, che prima di dedicarsi all'arte visse anche da recluso, da internato psichiatrico, da allevatore, da circense, da legnaiolo e soprattutto da chiromante, naturopata, e mistico guaritore.


Alcuni pezzi del bestiario di
Levi Fisher Ames
Legno intagliato

Friedrich Schröder-Sonnenstern, matite colorate su carta, ~ 98 x 68 cm
"Der Mondkritiker" [Il Critico della Luna], ~ 1955
"Meta-(physik) mit dem Hahn" [Meta-(fisica) con il Gallo], 1952
"Die Schlangenverführung" [La Seduzione del Serpente], 1955

Quindi entriamo in una stanza tutta dedicata all'italiano Enrico David: personalmente vi ho trovato una latente atmosfera di androcentrismo massonico e misoginia. Nell'intervista ufficiale della Biennale l'artista dichiara che le sue opere sono puramente decorative e prive di simbologie o concettualismi, ma come si fa a non notare l'eclatante decorazione con piramidi massoniche dalla cuspide dorata, le rappresentazioni falliche nell'escheriana e libidinosamente omosessuale compenetrazione a cerniera dove genialmente i glandi sono anche i contrapposti testicoli, o la vulcanica eiaculazione in midollino, e soprattutto la statuetta di una nera figura femminile che tanto ricorda la Dea Madre (trattata dall'archeologa Marija Gimbutas in un libro che ho recentemente letto) che viene trapassata nella schiena, o meglio impalata, da una lama (non visibile nella figura qui sotto) fino ad arrivarle fuori dalla bocca? Su tutte queste opere di design sovrasta un inquietante disegno raffigurante una testa femminile, che ricorda il mentalmente disturbato Joker interpretato da Heath Ledger, la quale anch'essa è come tagliata da sottili segni di matita: mi fa sovvenire la violenza omicida schizofrenica in certi dipinti di David Lynch.
Magari chissà, l'artista ha parlato in buona fede ed è inconsciamente uno dei tanti portatori sani di quell'indottrinamento subliminale presente in ogni dove che è teso all'antagonismo e al predominio nell'arcaica lotta dicotomica tra maschi e femmine.


Arazzi, sculture e un disegno di Enrico David

Ma di certo questa stanza è solo la soglia che inaugura il tema della misoginia e della sottomissione femminile con cui proseguirà il progetto curatoriale principale: difatti continuando nel percorso troviamo il video "Corona" di Victor Alimpiev, condito di miti raffinatissimi quali quello della Sirena e di cui non serve neanche parlare, basta vederlo:

Victor Alimpiev, "Corona", 2012
Video, 7'28" in continuo

Sempre in tema di sottomissione femminile, nel locale successivo un'atmosfera surreale e dimessa è perfettamente intonata con le bambole postume di Morton Bartlett, raffiguranti semplicemente delle dolci e ammiccanti ragazze pin-up che qui sono proposte abbigliate, ma che si possono anche svestire. Potranno sembrare banali bambole, ma la donna-bambola è un aspetto importante del maschilismo "sacerdotale" e dell'occultismo: la bambola, come la marionetta, equivale alla donna oggetto, priva di pensiero autonomo e controllata mentalmente a uso e abuso del maschio sacerdote e controllore; può essere preso come un gioco erotico, ma il controllo mentale femminile nella realtà raggiunse traguardi come la lobotomia praticata di routine per correggere personalità esuberanti.


Le bambole di Morton Bartlett, senza titoli
Gesso, capelli in microfibra, vernice, tessuto

Tutto intorno alla stanza sono esposte le 88 fotocopie che costituiscono la criptica opera "Passport", archivio personale dell'artista Carl Andre in cui indubbiamente sono inclusi anche molti personaggi, luoghi e monumenti collegati direttamente o indirettamente alle frammassonerie, come Sir Walter Raleigh, Lord Byron, la Statua della Libertà, Vladimir Lenin, così come Benito Mussolini. Il titolo, motivato dal fatto che le fotocopie sono raccolte tra quelle del passaporto dello stesso artista, potrebbe anche alludere alle porte che si aprono agli adepti delle massonerie.


Carl Andre, "Passport" [Passaporto], 1970
88 fotocopie Xeror a colori

Altri libretti si trovano nella stanza successiva, sono i sessantasei libri d'artista della serie "Scrapbooks" di Shinro Ohtake: un'intera stanza colma di questi oggetti caotici e pieni di tutto quanto è superficialmente pop, ma anche di citazioni a qualcosa di più profondo. L'opera dovrebbe riferirsi alla saturazione d'informazione, cultura e sottocultura, ovvero di pensieri diversi: in effetti per osservare con calma tutte queste teche sarebbe necessaria una giornata!


Shinro Ohtake, serie "Scrapbooks" [Raccoglitori] (#1-66), 1977-2012
Libri d'artista, tecniche miste

E ci vorrebbe un'altra giornata per ponderare sulle centottanta statuette modellate dal duo Peter Fischli and David Weiss: tra asce volanti, mazze ferrate e mattoni da costruzione (oggetti cari ai "fratelli muratori"), abbiamo diverse scenette ritratte simpaticamente relative a diversi personaggi famosi: primo fra tutti Albert Hofmann, lo scopritore del dietilamide-25 dell'acido lisergico, ossia LSD, droga correlata al programma MK-Ultra della C.I.A. progetto segreto di controllo mentale, che venne sintetizzata dall'ergot o "segale cornuta", l'allucinogeno vegetale utilizzato nell'antico culto dei Misteri Eleusini. Poi vi è Stanley Kubrick, il regista del film "Eyes Wide Shut", omaggio all'esistenza condotta dagli adepti di sette occultiste o satanico-massoniche, sdoppiata tra vita manifesta e vita segreta. C'è perfino una scenetta rievocante la clamorosa Battaglia di Morgarten del 1315, con cui il popolo svizzero s'incamminò verso l'indipendenza dal dominio austriaco per passare allo strapotere del Sacro Romano Impero: nel meccanismo è ciò che sta avvenendo oggi con l'esautorazione degli stati nazionali in favore dello strapotente e strafottente Nuovo Impero "Europeo".


Peter Fischli and David Weiss, serie "Plötzlich diese Übersicht" [Improvvisamente questa Vista d'insieme], 1981-...
Circa 180 sculture in argilla cruda


Lì vicino troviamo diverse foto dell'olandese Viviane Sassen della serie "Lexicon" dedicate ai neri d'Africa i quali vengono ritratti in pose vagamente beffarde e piuttosto sinistre, che ricordano in molti aspetti la morte, dove si trovano anche bare e sacchi per cadaveri. Visto il contesto in cui sono inserite, personalmente potrei considerare alcune di queste foto come espressione del razzismo bianco suprematista.

Quindi possiamo ammirare alcuni surreali dipinti di Dorothea Tanning, la pittrice moglie di Max Ernst; anche in questo caso la curatela ha selezionato un'opera raffigurante il mito della Sirena, o Mermeide, risalente agli arcaici culti assiro-babilonesi degli Oannes, e poi un autoritratto quasi in tenuta da "coniglietta" (ancora la donna-oggetto) mentre osserva una montagna tronca somigliante alla misteriosa Devils Tower, da alcuni collegata al mito babilonese degli Anunnaki, in quanto simile alla Torre spaccata dei Tarocchi, e quindi in definitiva alla Torre di Babele.


Dorothea Tanning, "Self-Portrait"
[Auto-Ritratto] (dettaglio), 1944
Olio su tela

Dorothea Tanning, "The Truth About Comets"
[La Verità Sulle Comete], 1945
Olio su tela

La stanza successiva è quella che mi incuriosito meno.
Dato il mio scarso interesse per il genere, non ho approfondito il significato dell'installazione senza titolo dell'israeliano Uri Aran, e la sua intervista ufficiale non mi ha distolto da quanto pensai di primo acchito: mancanza di uno scopo oltre la tribolazione intellettuale.
Non mi sono soffermato più di tanto neanche sui disegni-dono degli Shaker (un'importante congrega filocristiana di quaccheri inglesi stabilitisi negli Stati Uniti) che sarebbero stati ispirati anch'essi da esseri celesti e dovrebbero fornire un'idea di cosa sia il Paradiso, ma parecchio leziosi e pregni di tutto il già noto corollario di metafore bibliche.
Così come non ho osservare con cura i disegni asiatici che in antitesi sembrano lo stereotipo di un mondo infernale o spiritico: esseri mostruosi, macchie simili a insetti e altre cose ingabbiate in reticoli o sparse in composizioni caotiche.
Neppure i disegni che sembrano anatomie di creature celesti creati da Guo Fengyi hanno suscitato il mio interesse. In ogni modo, anche qui l'occultismo prevale.


Uri Aran, senza titolo
Installazione (dettaglio)

Opere grafiche del sudest asiatico e dalla Melanesia
Collezione Hugo A. Bernatzik

Sono invece molto interessanti i dipinti di Jean-Frédéric Schnyder, un altro artista svizzero (la presenza di artisti svizzeri in questa e nella scorsa edizione è a dir poco impressionante, considerando le dimensioni del paese), il cui immaginario rivela un sano equilibrio nel descrivere una società in bilico sull'antagonismo mistico-religioso, nonostante contenga molti simboli e soggetti, ancora una volta, collegati ai culti massonici o degli Illuminati, come per esempio una montagna perfettamente piramidale col sole sulla cuspide, o le svastiche; lui li giustifica dicendo che non importa a cosa li associamo mentre lui si limita a usarli solo perché sono interessanti da dipingere, nel senso proprio della stesura del colore... magari dire che li usa per provocazione sarebbe stato più credibile.
Così troviamo una scena metafisica in stile Delvaux con cosmogonia aliena e scheletro nella posa di San Giovanni il Battista su una loggia con massonico pavimento a scacchiera, un languido diavolo col tipico cappello svizzero, un autoritratto intitolato "Stigma", un Gesù Bambino la cui aureola si forma dal respiro del bue (o toro) mentre le nuvole in cielo hanno la forma di altrettanti cornuti bovini.



L'arazzo "Apocalypso", 1976/78, e alcuni dipinti di Jean-Frédéric Schnyder

Un altro bestiario immaginario è quello composto dalle raffinate illustrazioni della serie "What is a monster?" [Cos'è un mostro?] di Domenico Gnoli, dove sono ancora protagoniste le ibridazioni chimeriche, le quali sono provocatoriamente collocate in interni normalmente occupati dagli esseri umani.
Interessante anche il lavoro di ricerca scientifica "The Path of Totality" [La Strada della Totalità] portato avanti da Paloma Polo, ma difficilmente riassumibile in questa recensione generica.


Domenico Gnoli
"Snail on Sofa" [Lumaca su Sofà]
Opere del 1967, inchiostro di china, tempera e acrilico su cartone

Domenico Gnoli
"Woman Sole in Bath Tub" [Donna Sogliola in Vasca da Bagno]
"Winged Rhino at 15th Floor" [Rinoceronte Alato al 15° Piano]

Successivamente troviamo i dipinti della gentile vecchietta austriaca Maria Lassnig che raffigurano soggetti femminili anche in atteggiamento suicida: autoritratti con la pistola puntata alla tempia o con la testa in un sacchetto di plastica o ballando con uno scheletro: certe proposte non le prenderei troppo alla leggera e considero preponderante la pericolosa potenza persuasiva dell'immagine a colori vivaci e icastici, quindi mi pare strano che non si sollevino proteste visto che recentemente in Italia non si fa che denunciare e parlare del cosiddetto femminicidio e la violenza sulle donne!
Poi ci sono alcune casette di bambola di Andra Ursuta, che mi fa sovvenire l'ossessione voyeuristica per il privato del format televisivo "Il Grande Fratello", oltre a una sua scultura che ricorda l'antico Egitto, e le foto vouyeuristiche di Kohei Yoshiyuki, fatte di notte in alcuni parchi a vere e ignare coppiette e relativi voyeur. Ma il massimo della sessuomania causata dall'educazione sessuofobica si raggiunge nell'incredibile mole di fantasie erotiche disegnate dal giovane Evgenij Kozlov (E-E) denominata "The Leningrad Album".


Maria Lassnig
"Selbstportrait unter Plastik" [Autoritratto sotto Plastica], 2000
Olio su tela

Maria Lassnig
"Du oder Ich" [Tu e Io], 2005
Olio su tela


Kohei Yoshiyuki, serie "The Park" [Il Parco], 1971-79



Andra Ursuta, "Conversion Table" [Tavola di Conversione], 2012
Alluminio, cut, monete, cemento, legno

Andra Ursuta
"T. Vladimirescu Nr. 5, Sleeping Room" [Stanza da Letto], 2013


Evgenij Kozlov (E-E), "The Leningrad Album", 1967-73
Inchiostro, penna a sfera, matita e pastello su carta

Non suscitano in me interesse i dipinti astratti e senza titolo di Varda Caivano, né la poco chiara "Still Life" di Tacita Dean, mentre gli angeli neri di foggia giottesca scolpiti da Diego Perrone, sempre in questo contesto, ricordano semplicemente la cacciata degli angeli ribelli, ossia quelli che diverranno demoni.

Dopo tutto questo misticismo, trovo la serie "Relationship" [Relazione] del fotografo Nikolay Bakharev un'isola di umana normalità, e la serie di stampe di Henrik Olesen una denuncia della morale sessuale coercitiva.


Una della coppia di sculture di
Diego Perrone

Una foto della serie di
Nikolay Bakharev

Dettagli dell'installazione di
Augustine Lesage


L'opera di Eva Kotátková è una di quelle installazioni giocose studiate in modo che i visitatori siano invogliati a interagire e a farsi fotografare dentro l'opera, in questo caso mettendo la testa dentro a delle gabbie, ma mi è bastato vedere il titolo per non degnarla di alcuna considerazione: "Asylum" [manicomio].
Quindi, dopo precedenti accenni all'Egitto antico, in un contesto di misticismo anche il mondo arabo, ricco di antichissima letteratura sapienziale e alchemica, non poteva proprio mancare: molto interessanti le miniature "illuminate" del pachistano Imran Qureshi della serie "Moderate Enlightenment" [Moderata Illuminazione], che per come le interpreto almeno tentano di riproporre la ricerca spirituale come alternativa alla violenza della guerra.
Non riesco invece a trovare interesse nei disegni in Art Brut con cui la notte Anna Zemánková alleviava la propria depressione.
Le due iniziali incise sulle stele dorate di James Lee Byars farebbero presupporre che siano lapidi di ignoti personaggi, ma i titoli e la didascalia dell'installazione suscitano la voglia di conoscere meglio il personaggio e la sua filosofia mistica, Zen come le due stele.


Imran Qureshi
Una miniatura da "Moderate Enlightenment"

James Lee Byars
"The Figure of the Interrogative Philosophy" [La Figura della Filosofia Interrogativa]
"The Figure of the Question in the Room" [La Figura della Questione nella Stanza]
Marmo dorato

Nella stessa stanza, nella luce dimessa e misteriosa, arriviamo all'apoteosi dell'occultismo: niente meno che Aleister Crowley, gran mago e sacerdote dell'ermetismo nonché fondatore di una sua chiesa personale, di cui qui possiamo vedere le sue rivisitazioni dei tarocchi per mano della sua amica pittrice Frieda Harris.
Inoltre troviamo due altrettanto dimessi e misteriosi video di Melvin Moti collegabili all'alchimia e alla cosmologia.


Frieda Harris
"Atu XII - The Hanged Man" [L'Appeso], 1938-40
Acquarello su carta
Tarocco secondo la rivisitazione di Aleister Crowley

Frieda Harris
"Atu XVIII - The Moon" [La Luna], 1938-40
Acquarello su carta
Tarocco secondo la rivisitazione di Aleister Crowley


Melvin Moti, "Eigengrau", 2011
Film 35 mm (a colori, muto), 26'

Verso la fine del percorso del Padiglione Centrale, le tematiche metafisiche sembrano comunque scemare, tornando a una realtà più materiale, forse come per chiudere la visione sul mondo che si trova e vuole rimanere confinato nell'occulto.
Subito noto la meticolosissima riproduzione della peluria nei dipinti di Ellen Altfest, che ci ricorda la natura animale degli esseri umani, mentre la scenetta di Cathy Wilkes, simile a un povero presepe, sembra mettere a nudo i vizi e la fragilità dell'uomo e la sua società.


Ellen Altfest
"The Butt" [Il Culo] (dettaglio), 2007
Olio su tela

Ellen Altfest
"Armpit" [Ascella], 2011
Olio su tela

L'installazione di Cathy Wilkes

La scultura di Marisa Mertz, che dovrebbe richiamare alla mente "icone religiose, immagini di divinità mitologiche femminili", per il materialissimo appetito all'approssimarsi dell'ora di pranzo mi evocò invece l'immagine di un pesce al cartoccio; chiedo venia.
I dipinti di Lynette Yiadom-Boakye sono assimilabili alle atmosfere delle foto di Viviane Sassen, alle quali comunque li preferisco.


Marisa Mertz
"Testa", 1984-85
Argilla cruda, cera, stagno, piombo, metallo, base di ferro

Lynette Yiadom-Boakyes
"Messages from Elsewhere" [Messaggi da Altrove], 2013
Olio su tela

La violenza della Natura emerge dai mari tenebrosi e inospitali dipinti dal belga Thierry De Cordier, ma anche dalla monolitica pesantezza dei due blocchi d'acciaio di Richard Serra dedicati a Pier Paolo Pasolini che quindi sembrano voler concludere questo percorso con la cognizione della morte corporale.


Due dipinti coi marosi di Thierry De Cordier

Richard Serra, "Pasolini" (dettaglio), 1985
Uno dei due blocchi d'acciaio forgiato dell'installazione

E usciti dal padiglione, "tornammo a riveder le stelle", anzi, il sole: proseguiamo per i:


Padiglioni nazionali dei Giardini

Fuori dal progetto curatoriale centrale della Biennale di Massimiliano Gioni, i padiglioni delle partecipazioni nazionali vivono la propria indipendenza tematica, pertanto usciamo per un poco dal mondo occulto de "Il Palazzo Enciclopedico" per tornare alla "solita" arte contemporanea, quella che dialoga con tutta la società.


Il Padiglione della Spagna quest'anno propone un'installazione imponente: si tratta di "Construction Materials of the Spanish Pavilion" di Lara Almarcegui, in cui i detriti equivalenti ai materiali usati per costruire lo stesso padiglione sono stati suddivisi per tipologia, andando a formare diversi ammassi di cemento, legno, ferro e vetro. Il lavoro vuole rendere tangibile la portata del progressivo cambiamento che le città subiscono di continuo con tutti i suoi risvolti negativi inerenti la salvaguardia ambientale; in questo caso l'Artista si riferisce a Venezia e in particolare all'isola di Sacca San Mattia a Murano. Impegno encomiabile: oggi l'emergenza ecologica non si può più ignorare ed è bene sensibilizzare alla parsimoniosità e alla lungimiranza.


Lara Almarcegui
Alcune viste sull'installazione "Construction Materials of the Spanish Pavilion"

Lara Almarcegui
"Construction Materials" (video Sacca San Mattia)


Anche il Belgio propone un'installazione di grandi dimensioni, dedicata a Venezia e ai tanti dipinti raffiguranti San Sebastiano visti dall'Artista in giro per la città: "Kreupelhout - Cripplewood" [Legno storpio] di Berlinde De Bruyckere. Le didascalie riportano un bel testo poetico di John Maxwell Coetzee, di cui riporto alcuni stralci:

“Come tutti gli alberi, anche il legno storto anela al sole; ma qualcosa nella sua struttura genetica, qualche tara o veleno, ne deforma le ossa.”

“I nodi sono di due tipi, quelli razionali, creati dalla ragione umana, che essendo stati annodati possono essere sciolti e quelli che si trovano in natura, indissolubili, per i quali non c'è soluzione, non c'è oplossing.”


Berlinde De Bruyckere, "Kreupelhout", 2012-2013
Cera, resina epossidica, ferro, pittura, legno, tessuto, corda, gesso, copertura


Le opere di Mark Manders per il Padiglione olandese, a parte la monumentalità di alcune, hanno tutte quel carattere inespresso del personale empirismo nella ricognizione della realtà circostante, per i mei gusti un po' inconcludente. Molto bella invece "Window with Fake Newspapers" [Finestra con Quotidiani Finti], per cui sono state realizzate finte pagine di giornale utilizzando tutte le parole del dizionario inglese messe a vanvera e utilizzando fotografie scattate nello studio dell'artista.


Mark Manders, "Window with Fake Newspapers", 2005-2013 e "Working Table", 2012-2013


Mark Manders, "Mind Study", 2010-2011 e "Short Sad Thoughts", 1990


Mark Manders, diversi studi di teste e "Fox / Mouse / Belt", 1992


Mark Manders, "Room with Broken Sentence", 1992-2013
"Shadow Study (Femur and Upper Arm Bone Connected by One Single Shadow)", 2011



Il Padiglione della Finlandia presenta diversi progetti di Antti Laitinen, tra cui "Forest Square" in cui tritura e ordina le varie componenti di una porzione di foresta, un lavoro paragonabile nell'apparenza a quello della Almarcegui, ma relativo alla Natura quindi in antitesi concettuale nella sostanza, e simile nelle giustificazioni a quello di Manders. Ma Laitinen oltre alla manipolazione dell'ambiente, in mezzo a questa pone l'Uomo come individuo solo e privo che si deve cimentare in fondamentali e primitive attività o prove attitudinali. Questo padiglione è uno tra i più correlabili agli argomenti proposti al Padiglione Centrale.


Antti Laitinen
"Tree reconstruction" [Ricostruzione di albero], 2013
Veduta esterna del padiglione

Antti Laitinen
"Forest Square III" [Quadrato di Foresta], 2013
Stampa cromogenica, Diasec, 180 x 180 cm

Antti Laitinen
"Untitled [Nails and Wood]" [Chiodi e Legno] (dettaglio), 2013
5 pezzi di legno con chiodi, 20 x 20 x9 cm

Antti Laitinen
"Tree Reconstruction"
Video di supporto
Antti Laitinen
"It's my island" [È la mia isola], 2013
Performance, proiezione video su tre schermi

L'impegno sociale torna protagonista al Padiglione dell'Ungheria: "Fired but unexploded" [Lanciata ma non esplosa] di Zsolt Asztalos, propone una sterminata installazione di video raffiguranti le infinite bombe inesplose ritrovate dai vari conflitti del passato, come fossero tristi Objet Trouvé, per ricordarci quanto siano permanenti le conseguenze della guerra anche dopo tanti anni; e questo è nulla in confronto degli orrori sanitari dovuti alle guerre recenti in Medio Oriente e in Africa, come denunciato anche nella scorsa edizione dal Padiglione svizzero.
Come mostrato nel video, sull'aiuola di fronte al padiglione si trova un getto d'acqua che genera un piccolo arcobaleno iridescente, in segno di speranza.


Zsolt Asztalos, vista sull'installazione video


Alcuni modelli di ordigni ritrovati


Dove sono state ritrovate alcune bombe inesplose


Zsolt Asztalos, "Fired but unexploded" per il Padiglione ungherese


Il Padiglione brasiliano propone una mostra tematicamente singolare intitolata "dentro / fora" [dentro / fuori] dedicata al paradossale Nastro di Möbius, August Ferdinand, matematico e astronomo tedesco. Le opere dei due artisti protagonisti, Hélio Fervenza e Odires Mlászho, sono molto curiose e concettualmente stimolanti, sebbene nell'insieme il tema appaia quasi un pretesto solo per dare un filo curatoriale a una mostra molto eterogenea.
L'unico riferimento al sapere enciclopedico e scientifico sembra trovarsi con spirito molto critico nei libri manipolati di Odires Mlászho, che sembrano voler svalutare l'astrusità seriale di montagne referenziali e autoreferenziali, in particolare inerenti alla legge, come nella serie di opere "Master Butchers and Their Apprentices" [Mastri Macellai e i Loro Apprendisti].


Max Bill, "Unidade Tripartita" [Unità Tripartita], 1948-1949 e installazione di nastri


Hélio Fervenza
"(peixe, sombra) dentrofora (do céu da boca) d'água (   ,   )" [(pesce, ombra) dentrofuori (il tetto della bocca) d'acqua (   ,   )], 2013



Odires Mlászho, "Martindale-Hubbell / Inrernational Law Directory", 2013
Serie "Livros moles" [Libri molli], libri alterati



Odires Mlászho, "Skinner IX" e "Skinner X" [Pellaio], 2013
Serie "Mastri Macellai e i Loro Apprendisti"
Collage digitali, stampa a pigmenti su carta

Bruno Munari, "Concavo / Convesso", 1947
Rete di ferro zincato


Il Padiglione Venezia ha un carattere molto commerciale, apparendo come un progetto propagandistico sulla manifattura della seta, in cui Venezia ebbe certamente un ruolo storico a partire dal patrizio veneziano Marco Polo nei suoi rapporti con la Cina attraverso la Via della Seta, fino all'industria tessile di Fortuny.
Tutto perfettamente attinente al tema "Silk Road", a partire dalla grande installazione "Contiene lo spazio (grande orditoio)" di Mimmo Roselli allestita all'esterno del padiglione, fino al video "Iranian Beauty" di Anahita Razmi paragonabile a uno di quei calendari pubblicitari con le pinup appesi nelle officine o con cui lo stereotipo del camionista latino adorna il proprio abitacolo.
Venezia torna nei paesi dell'emergenti economie orientali.


Tessuti veneziani di Bevilacqua, Fortuny e Rubelli

Marya Kazoun, "Of Selves, Pixies and Goons", 2013
Installazione, legno e filati


Anahita Razmi, "Iranian Beauty" [Bellezza Iraniana]
Video a riproduzione continua, 3000 banconote iraniane su Tessuto Iraniano Fortuny

Marialuisa Tadei
"Il Castello di Sole"
Installazione, mosaici e audio

Fortunatamente in fondo a questo tunnel della manifattura troviamo alcune opere in cui perdersi a lungo e la cui attinenza a questo padiglione sembra essere solo l'abuso di numerosi marchi di fabbrica e un'allegorica lotta tra Cina e Occidente, ma anche alcuni riferimenti all'elitarismo oligarchico assimilabile al tema principale della Biennale: si tratta di due grandi fotografie e una scultura del gruppo russo AES+F.



AES+F, "The Feast of Trimalchio, Arrival of the Golden Boat" [Il Banchetto di Trimalchio, Arrivo della Nave d'Oro]



AES+F, "Allegoria Sacra, Panorama #2"


AES+F, "Last Riot Sculptures, Composition #4 (Two Boys)" [Sculture dell'Ultima Sommossa, Composizione #4 (Due Ragazzi)]


L'atmosfera esoterica del Palazzo Enciclopedico trova una perfetta continuazione nel Padiglione egiziano dove nell'oscurità si trovano alcune misteriose sculture di Khaled Zaki, oltre ai più schietti mosaici di Mohamed Banawy.
Una delle sculture di Zaki è un piede di enorme statua egizia con delle fessure per poterne vedere l'interno in cui si trovano accostati l'antico, sotto forma di un'indecifrabile presenza scultorea, e il moderno, rappresentato dalla numerazione binaria, il tutto chiuso da un lucchetto: davvero enigmatico, ma anche inquietante.



Alcune sculture di Khaled Zaki e dettaglio


Alcuni dettagli dei mosaici di Mohamed Banawy


Il Padiglione della Repubblica della Serbia, andando oltre all'apparenza accattivante, lo trovo forse uno dei meno entusiasmanti: una piccola galleria romantica di oggetti vintage con cui sono state allestite trite installazioni basate sulla serialità e tante spiritose faccine buffe. Anche i video sono spaccati di una quotidianità popolare votata al nonsenso indolente e alla sopravvivenza d'accatto, tranne uno, invece molto interessante: "Children Listening Music" di Miloš Tomić.


Vladimir Perić, "3D Wallpaper for Bathroom" [Tappezzeria 3D da Bagno], 2009
Installazione, lamette da barba trovate



Vladimir Perić
"There Is Nothing Betwwn Us" [Non C'è Nulla Tra Noi], 2013
Installazione (dettaglio)

Vladimir Perić
"Photo Safari" [Safari Fotografico], 2013
Oggetti trovati manipolati

Vladimir Perić, "3D Wallpaper for Children's Room" [Tappezzeria 3D per la Camera dei Banbini], 2007
Installazione, oggetti trovati



Miloš Tomić, "Annual Musical Report" [Rapporto Musicale Annuale], 2013
Video, 5'
Miloš Tomić, "Children Listening Music" [Bambini che Ascoltano Musica], 2013
Video, 6'


Il Padiglione austriaco presenta il cartone animato su pellicola 35mm "Imitation of Life" realizzato a mano nel tradizionale stile Disney. Non mi azzardo a pubblicare immagini del simpatico cortometraggio, visto che la pubblicazione di un breve stralcio ripreso alla Biennale ha portato alla cancellazione del nostro canale su Vimeo per violazione di copyright.
Ma non è per vendetta che non considero questo lavoro un'opera d'arte, sebbene ci sia un enorme lavoro artistico dietro, ma perché ritengo che l'opera d'arte sia tale quando viene realizzata da un singolo artista, o al massimo da un piccolo gruppo con una motivazione comune, ma sentita da tutti. Per lo stesso motivo non amo quegli artisti che delegano ad altri la realizzazione delle "proprie" opere.
In questo caso Mathias Poledna è ideatore del progetto e una delle decine di persone che hanno lavorato alla realizzazione, ossia il team di prestatori d'opera, ovvero il non plus ultra della negazione dell'Artista. Se non altro Poledna in questa mostra, che comprende diversi bozzetti utilizzati nella realizzazione del film, pone proprio questa domanda: a che punto un artista è padre di un'opera d'arte realizzata da più persone?


"Imitation of Life" [Imitazione di Vita]
Lista delle persone che ci hanno lavorato

Mathias Poledna
Alcune tavole di animazione per "Imitation of Life"



Al Padiglione polacco l'installazione sonora "Everything Was Forever, Until It Was No More" di Konrad Smoleński era disattivata perché le vibrazioni e il rumore che provocava hanno spinto l'Assessorato all'Ambiente a fare un esposto in Procura per disturbo alla quiete pubblica.
Che dire: un titolo profetico!
Dal caparbio popolo polacco mi sarei aspettato qualcosa di più impegnato e tenace, e in ogni modo ho potuto ascoltare l'installazione su internet e posso ritenermi fortunato di aver visitato i Giardini senza questa fastidiosa presenza! Cari punk rocker... facendo rumore si può attirare l'attenzione, ma non il consenso.
Personalmente interpreto quest'installazione come un auspicio di crollo della Chiesa.


Konrad Smoleński, "Everything Was Forever, Until It Was No More"
Installazione sonora, campane, microfoni, casse acustiche


Il Padiglione della Romania propone la performance "An immaterial retrospective of the Venice Biennale" in cui (come nella performance di Sehgal, per sei mesi, sei ore al giorno) degli attori rievocano passate edizioni della Biennale solo con l'ausilio di posture, gesti e parole.
A proposito di rievocazioni di passate biennali, mi viene da dire: "oooh, this is so contemporary, contemporary, contemporary".



Alexandra Pirici - Manuel Pelmuş
"An immaterial retrospective of the Venice Biennale"
[Una retrospettiva immateriale della Biennale di Venezia]
Performance


Al Padiglione greco viene proiettato il film in 3 episodi da 11 minuti ciascuno dal titolo "History Zero" di Stefanos Tsivopoulos. Trovo l'opera interessante, ma ambigua: un indigente vive cercando nella spazzatura rottami di metallo da vendere, mentre un'ormai anziana signora che vive nel lusso crea mazzi di fiori a origami usando banconote da 200€ e 500€  per sostituire il mazzo del giorno precedente che quindi butta nella spazzatura. Il poveraccio quindi trova nel cassonetto il sacchetto coi fiori di banconote, lascia il suo metallo e va via di soppiatto.
Una storiella che potrebbe essere vista come un'esortazione ai ricchi di aiutare i poveri, ma anche come una inesorabile affermazione che del dio denaro nessuno può fare a meno. La seconda ipotesi è avvalorata dalle iscrizioni nell'atrio del padiglione che elencano diverse alternative al denaro apparse nella storia: alternative che quindi vogliono confermare l'ineludibilità di questi simbolici oggetti di scambio. Ma il concetto nascosto di fronte a tutti è proprio lo scambio di valori: perché quel poveraccio cerca ferro da vendere? Per il denaro, ovviamente. Ma il denaro a cosa gli serve? Per mangiare, ovviamente. Ma allora, non farebbe prima a procurarsi il cibo di cui la Natura è piena? Lo scambio di valori che ha sottomesso l'umanità è tra la capacità di provvedere a sé stessi e quei pezzi di carta con cui imporre agli altri di provvedere a noi.
Grecia, Grecia... disperatamente in mano alla Troika.


Stefanos Tsivopoulos, "History Zero" [Storia Zero]
Dettaglio delle schede informative sulle valute alternative e stralci dal film in 3 episodi


Nel Padiglione israeliano viene presentata un'inquietante installazione con video multicanale e sculture immersi in un'atmosfera oscura che ci fa tornare all'esoterico mondo de "Il Palazzo Enciclopedico".
L'opera narra di un ipotetico viaggio sotterraneo (come da mitologia ebraica) intrapreso da un gruppo di israeliani per arrivare a Venezia, dove poi con della creta modellano statue delle proprie teste.
Diversi i riferimenti a realtà e miti che tornano alla mente, come la sotterranea influenza israeliana sullo scenario sociopolitico internazionale, il Golem (la statua di creta che prende vita su ordine del proprio creatore) che è tradizionalmente muto, per cui in questo caso viene munito di microfono con cui finalmente parlare.
La cosa che rende tutto così inquietante è il finale della narrazione, quando i viaggiatori tutti sporchi di polvere escono come creature degli inferi attraverso un buco in terra per arrivare alla luce del mondo esterno, confermando il tema epifanico.


Gilad Ratman, "The Workshop"
Alcune viste sull'installazione



Gilad Ratman, "The Workshop"
Alcuni momenti dei video


Al Padiglione della Finlandia troviamo una complessa esposizione di progetti di Terike Haapoja inerenti ai limiti etici che l'Uomo potrebbe o dovrebbe avere nell'alterare il mondo e l'ambiente per piegarlo alle proprie necessità. Varie opere allestite come un giardino botanico presentano scenari d'interferenza tra natura e tecnologia, termografie di animali appena deceduti e misurazioni del CO2, il tanto mistificato e vituperato biossido di carbonio, ossia quella che una volta veniva chiamata semplicemente anidride carbonica, ossia quel gas emesso da qualsiasi cosa che vive e respira, indizio di vita.


Terika Haapoja, viste su "Closed Circuit - Open Duration"
Installazioni



Terika Haapoja, vista generale del Padiglione finlandese


Senza uscire all'aperto ci introduciamo nel Padiglione danese dove viene proiettata la video-installazione "Intercourses" di Jesper Just in cui, tornando ai risvolti elitaristi di questa Biennale, colgo atmosfere rievocanti la Nouvelle Vague rohmeriana e godardiana, ma in salsa paneuropeista.


Jesper Just, alcuni momenti da "Intercourses"


Ma tornando coi piedi per terra, anzi con la testa fra le nuvole, rieccoci in mezzo alla consueta arte contemporanea della manipolazione post-industriale minimalista che personalmente trovo un po' trita e inconcludente: il Padiglione dell'Uruguay omaggia lo scultore Wifredo Díaz Valdéz.


Wifredo Díaz Valdéz, sculture, oggetti trovati manipolati


Anche il Padiglione australiano è all'incirca sulla stessa lunghezza d'onda, presentando il freddo e taciturno pseudorealismo delle opere scultoree di Simryn Gill, che comunque nelle fotografie della serie "Eyes and Storms" getta anche una luce inquisitoria sulle cave a cielo aperto che feriscono la Terra.


Simryn Gill
"Lets Go, Lets Go"
[Andiamo, Andiamo], 2013
Collage e inchiostro su 12 pannelli di carta e legno

Simryn Gill
"Naughts"
[Zeri] (dettaglio), 2010
Oggetti in forma di zeri trovati camminando, dimensioni variabili

Simryn Gill
"Eyes and Storms"
[Occhi e Tempeste], 2012, 2013
7 stampe Ilfachrome da una serie di 23, 125 x 125 cm


Questa è l'ultima edizione in cui si potrà visitare il caratteristico Padiglione australiano che sapeva di casotto marinaro, siccome verrà demolito e ricostruito in modo differente.


La stessa attitudine per l'attonita contemplazione delle cose la ritrovo al Padiglione cecoslovacco nella dichiarazione d'impotenza espressa dal collezionismo accumulativo o mania archivistica di Petra Feriancová, che però è fortunatamente abbinata al loquace video "Liberation - or, alternatively: - Promethean Conquest - The Doctrine of Sediments - What of matter? - What direction is matter taking? - Anarchive - The Song of the Hoe - Communism of the senses" [Liberazione - o, alternativamente: - Conquista Prometeica - La Dottrina dei Sedimenti - Riguardo alla materia? - Quale direzione prende la materia? - Anarchivio - La Canzone della Zappa - Comunismo dei sensi] di Zbyněk Baladrán, il quale dà un senso complessivo a questo padiglione.


Petra Feriancová, alcune viste dell'installazione "An Order of Things II" [Un Ordine di Cose], 2013


Si arriva quindi al Padiglione tedesco che ospita l'artistar Ai Weiwei, Romuald Karmakar, Santu Mofokeng e Dayanita Singh.
Weiwei presenta un'enorme installazione intitolata "Bang" composta da 886 vecchi sgabelli di legno che occupano tutta la cubatura della stanza. L'opera ha uno stile caratteristico ad altre sue opere basate sulla moltitudine. Lo sgabello artigianale, comune suppellettile domestico della Cina tradizionale che qui viene visto come metafora dell'individuo, oggi è stato sostituito da oggetti plastici di produzione industriale: una denuncia dell'ipertrofico sviluppo postmoderno del consumismo.
Karmakar è presente con alcuni suoi video che indagano i meccanismi con cui si generano la violenza e altri fenomeni di massa.
Il reportage fotografico di Mofokeng raffigura i luoghi dove i nativi del Sudafrica si riunivano durante l'apartheid per praticare riti ancestrali,  accostati alle reliquie appartenenti al retroscena introspettivo della memoria individuale.
Anche la fotografa Singh presenta alcune opere inerenti alla memoria e al passato, temi che contraddistinguono questo padiglione.


Ai Weiwei
"Bang" [Scoppio], 2010-2013
886 sgabelli antichi
 
Santu Mofokeng
Particolari dell'installazione fotografica
Stampe a pigmenti (colori) e gelatina d'argento (bianco e nero) 1996-2012


Romuald Karmakar, alcuni stralci dai video "Panzernashorn", 2013,  "Hamburger Lektionen", 2006 e "Anticipation", 2013
Dayanita Singh, "Mona and Myself" [Mona e Me stessa], 2013
Video


Il Padiglione inglese è dedicato a Jeremy Deller, che ha allestito una moltitudine eclettica e accattivante di opere da cui traspare un interesse per le problematiche sociali del suo paese, ma valide globalmente, e velate ipotesi di soluzione, sebbene dirette allo scontro piuttosto che alla comunicazione.
Questo è un padiglione dove godersi un po' d'Arte bella a vedersi, intellettualmente stimolante e supportata da un dépliant chiaro ed esplicativo, oltre che gustarsi il tè che viene offerto gratuitamente a tutti i visitatori.


Jeremy Deller, "The Sandringham Estate, Norfolk, UK" [La Proprietà Sandringham]


Jeremy Deller
"Bevan tried to change the nation" [Bevan provò a cambiare la nazione]
Fotografie scattate nel 1972 durante
il tour britannico di David Bowie e
i disordini sociali a Londonderry per la crisi economica

Jeremy Deller
"I want to be invisible" [Voglio essere invisibile]
Striscione per un'ipotetica manifestazione nel 2017
basato su un diagramma relativo allo strumento
finanziario denominato "Cassaforte di Jersey"


Jeremy Deller
"We sit starving amidst our gold" [Sediamo affamati in mezzo al nostro oro]
William Morris in forma di colosso scaglia nella laguna veneta
lo yacht Luna del magnate Roman Abramovich

Cos'altro poteva offrire ai
visitatori il Padiglione
inglese se non
un buon tè?



Il Padiglione canadese è tutto per la personalissima arte di Shary Boyle che dedica la sua esposizione a chi non ha voce, in tutti i sensi, a cui è indirizzata il testo lirico introduttivo, di cui riporto un brano:

"For the activists
For all the artists who are not invited to show, whose work is not welcome here"

"Per gli attivisti
Per tutti gli artisti che non sono invitati a esporre, i cui lavori qui non sono benvenuti"


Nel padiglione si respira un'atmosfera magica e poetica, immersi nel buio dove compaiono alcune sculture come sospese nel tempo e un'installazione con proiezione luminosa.


Shary Boyle
"Onus Opus" [Onere Lavoro] e "Bridge and Chorus" [Ponte e Coro], 2012
Porcellane su giradischi e incisioni d'epoca

Shary Boyle
"The Cave Painter" [Il Pittore della Caverna], 2013
Installazione con sculture e proiezione luminosa


Quindi arriviamo alla Francia, che presenta un progetto musicale di Anri Sala: tre videoproiezioni in locali quasi anecoici dove il "Concerto in re per la mano sinistra" di Maurice Ravel viene interpretato da due musicisti diversi, che a loro volta vengono mixati da un DJ per trovare una sovrapposizione delle due interpretazioni compensando gli scarti. Il risultato è un'estrema reinvenzione del brano. Secondo me l'installazione sarebbe stata più efficace se si fosse usata solo la parte audio: il video è superfluo e ha solo scopo esplicativo.

Anri Sala, stralci da:
"Ravel Ravel", 2013, proiezione video HD su 2 schermi, 20'45"
"Unravel", 2013 proiezione video su 2 schermi in 2 spazi separati, 6'45" e 20'45"


Ero molto curioso di sapere come sarebbe stato quest'anno il Padiglione del Giappone, dopo i gravissimi disastri del 2011, causati prima dallo tsunami e poi dalla centrale nucleare di Fukushima che a tutt'oggi sta compromettendo l'ambiente anche a livello planetario. La scorsa Biennale aprì appena tre mesi dopo i disastri, pertanto non poteva rifletterne le conseguenze.
Come ci si poteva aspettare tutto il lavoro di Koki Tanaka è fortemente segnato dalle conseguenze che la società giapponese ha subito da quegli eventi. Nell'idea dell'artista, il messaggio che ora il suo paese potrebbe dare al mondo e l'attitudine che il suo popolo dovrebbe rivalutare è la collaborazione, l'agire collettivo, la propensione al dialogo e la condivisione delle esperienze, oltre a una maggiore attenzione per uno stile di vita parsimonioso, quindi alla riscoperta della semplicità. Sarebbe bello se non ci fosse bisogno di eventi catastrofici per ridestare l'umanità nelle persone.
Sicuramente questi progetti di Tanaka sono molto interessanti, encomiabili da un generico punto di vista sociale, ma non vorrei che queste azioni collettive diventassero dei modi per sopravvivere nell'impotenza, dandosi mutuo conforto tanto per  tirare a campare senza pensare, senza indignarsi. Il Giappone, come altri paesi, è già noto per certi passatempi d'idiozia collettiva, quali la Marcia Algoritmica, e altre Armi di Distrazione di Massa.
Avrei preferito una mostra che parlasse dei retroscena oscuri di tali eventi.
Ottimo il grande dépliant distribuito ai visitatori, con tutte le opere spiegate approfonditamente dalle parole dell'artista.

 
Koki Tanaka
"a poem written by 5 poets at once (first attempt)"
[una poesia scritta da 5 poeti insieme (primo tentativo], 2013
HD video, 68'30"

Koki Tanaka
"painting to the public (open-air)"
[dipingendo in pubblico (all'aperto)], 2012
Azione collettiva / cartello

 
Koki Tanaka
"a pottery produced by 5 potters at once"
[una ceramica prodotta da 5 vasai insieme], 2013
HD video, 75' e ceramiche

Koki Tanaka
stralci da "a haircut by 9 hairdressers at once"
[un taglio da 9 parrucchieri insieme], 2010
e "a pottery produced by 5 potters at once"
HD video


Al Padiglione russo viene rappresenta un'installazione di Vadim Zakharov intitolata "Danaë", la mitologica protagonista dalla vita travagliata e madre di Perseo, avuto da Zeus che la concupì assumendo la forma di una pioggia d'oro.
L'opera è molto complessa: al piano terra si trova una stanza in cui possono entrare solo donne a cui viene fornito un ombrello per ripararsi dalla caduta di monete provenienti dall'alto. Al piano intermedio si trova una balconata, realizzata con inginocchiatoi da chiesa, da cui è possibile vedere le donne al piano sottostante. Al piano superiore si trova un uomo a cavalcioni di una sella posta su un architrave della stanza e che mangia noccioline creando un cumulo di gusci per terra. Nella struttura si trova una macchina che provvede a far piovere le monete e un sistema di recupero delle monete piovute per rifornire il serbatoio. Oltre all'installazione, con cui i visitatori possono interagire, vi sono alcune fotografie in bianco e nero con una pista di monetine e una strana cabina in legno dentro cui si trova una rosa bianca, evidentemente simbolo di purezza.
Su tutto campeggia una scritta che rimprovera i maschi per i loro tanti vizi e che quindi sembrerebbe favorire la femmina, ma alcune signore presenti si sono sentite piuttosto offese dall'opera.
In effetti, la pioggia d'oro di Zeus qui diventa vile denaro, non tanto un magico concepimento, e anche la rosa bianca sembra esortare le donne alla purezza; pertanto il rimprovero agli uomini in questo caso sembrerebbe piuttosto esortare un maschio che si è lasciato travolgere e soggiogare dalla bellezza della femmina, la quale ricoprirebbe d'oro.
Ambiguità degli artisti, ma esemplari nel constatare l'ambiguità reale del mondo.



Vadim Zakharov, alcune viste dell'installazione "Danaë", 2013


Il Padiglione del Venezuela era definitivamente chiuso; mi hanno informato che aprirono solo durante l'inaugurazione. All'esterno erano comunque presenti diversi graffiti.




Il Padiglione venezuelano era chiuso. Alcuni graffiti all'esterno


Il Padiglione della Svizzera, nazione insolitamente onnipresente in questa e nella scorsa Biennale, vede protagonista Valentin Carron, Artista che già in passato si è cimentato col tema della religione, in particolare quella cattolica: questo sembra farci tornare sull'argomento che trasuda da tutta questa Biennale. Sono esposti alcuni bronzi raffiguranti degli strumenti a fiato schiacciati, un motorino Piaggio Ciao come Objet Trouvé, alcuni dipinti-sculture ispirati alle architetture religiose degli anni '50 e un serpente di bronzo con la testa a entrambe le estremità che percorre tutto il padiglione e accoglie i visitatori ai due ingressi: indubbiamente somigliante a un cobra, il tipico rettile adorato dagli antichi Egizi. Il serpente tanto vituperato dalla Chiesa Cattolica.




Il Padiglione svizzero per Valentin Carron


Arriviamo al Padiglione della Corea, dedicato all'Artista Kimsooja. Ho una particolare antipatia per quei padiglioni dove bisogna entrare un po' alla volta e si impongono ai visitatori particolari richieste, pertanto mi sono limitato a dare una sbirciata dall'ingresso per vedere un'installazione "che respira" sempre all'insegna del colore, ma ben distante dall'entusiasmo che mi suscitò quello dell'edizione passata.


Kimsooja, "To Breathe: Bottari", 2013


Stessa sorte per il Padiglione degli Stati Uniti, che ho lasciato per ultimo siccome c'era sempre una fila interminabile, tanto da posticipare la mia visita fino a poco prima dell'orario di chiusura. Si tratta di un'altra installazione tipo intricato assembramento che ricorda un laboratorio para-scientifico o alchemico, assemblato in tre mesi da Sarah Sze  improvvisando. Non so se si tratti di una celebrazione della ricerca scientifica, ma mi sembra piuttosto la rappresentazione di un caos cervellotico e insensato.
Imporre l'ingresso a scaglioni serve solo a creare la fila e indurre chi la vede a pensare: "guarda quanta gente, dev'essere proprio un padiglione imperdibile", ma non vi è alcun motivo per giustificare l'accesso a scaglioni.
Anche in questo caso preferisco quello della scorsa edizione.



Il Padiglione statunitense per Sarah Sze

Prossima fermata: l'Arsenale.




L'Arsenale


Il Palazzo Enciclopedico di Marino Auriti

Appena entrati all'Arsenale veniamo accolti dal modello in scala 1:200 del Palazzo Enciclopedico di Marino Auriti, a cui è dedicata questa Biennale, e che è stato riassemblato per l'occasione. Poche osservazioni da fare: a parte che mi sembra una versione agli steroidi del Panopticon, il carcere ideale concepito da Jeremy Bentham, evidentemente si ispira alla classica raffigurazione della Torre di Babele, forma che ricorre spesso negli ambienti di certi poteri, come per esempio il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles, e in giro per la Venezia biennalina, come per esempio in Atlantis, la mostra personale di Maxim Kantor.
Stiamo per rituffarci nel mondo dell'occultismo incontrato al Padiglione Centrale dei Giardini.

L'aver posto il modello di Auriti all'ingresso dell'Arsenale mi fa pensare che il percorso espositivo parta da questa sede, mentre io ho visitato prima i Giardini; infatti qui troveremo opere che introducono con maggiore discrezione il tema dell'esoterismo, che al Padiglione Centrale è molto più esplicito.

Curiosamente, tutto intorno al modello troviamo le fotografie realizzate da J.D. 'Okhai Ojeikere, che per anni ha ritratto le acconciature di donne nigeriane. È possibile trovare un nesso col Palazzo Enciclopedico nel fatto che queste acconciature sono delle vere e proprie architetture.


"Suku Sesema", 1977  e "Onile Gogoro Or Akaba", 1975/2010 di J.D. 'Okhai Ojeikere
Stampe alla gelatina d'argento

Nella stanza successiva sembra incominciare il percorso vero e proprio: si parte dalla Natura, cominciando dalla diversità biologica della stravagante espressione del cinese Lin Xue, che disegna con uno stecchino intinto nell'inchiostro piccoli ecosistemi fantastici popolate da singolari creature; passando per l'inganno degli stupefacenti fiori di vetro fotografati da Christopher Williams, i quali vennero realizzati da Leopold e Rudolf Blaschka per un museo botanico, ma reinterpretati dal fotografo abbinandoli a paesi in cui nel 1985 sparirono delle persone per motivi politici: quando si dice diversità; per finire alla Natura riformulata delle catene proteiche nella scultura di Roberto Cuoghi, personaggio dalla vita stravagante che non poteva trovarsi nel posto più adatto, siccome appassionato della lingua e dei culti degli Assiri (l'antico popolo eternamente abbinato ai Babilonesi) per cui creò una grande riproduzione di una statuetta del demone Pazuzu, il quale ha una postura uguale a quella di Baphomet, l'idolo venerato nell'occultismo: il discorso è riaperto.


Lin Xue, serie di 12 opere senza titolo, e un dettaglio, 2012
Inchiostro su carta

 
Christopher Williams
"Angola to Vietnam" [Da Angola a Vietnam], 1989
27 stampe alla gelatina d'argento

Roberto Cuoghi
"Belinda", 2013

La natura continua a essere protagonista anche nella stanza successiva. Le fotografie aeree di Eduard Spelterini ritraggono paesaggi visti dal suo pallone aerostatico. Spelterini fu il pioniere della fotografia aerea, ma verso la fine della sua vita, passò dalla celebrità del successo all'oblio e all'indigenza, siccome sia la fotografia che l'aviazione civile divennero un fenomeno di massa: eterno monito per chi basa la propria ricerca solo sulla tecnologia.
Un altro naturalista ed esperto tecnico fotografico è Eliot Porter, di cui sono esposte alcune sue meticolosissime immagini di uccelli in volo.
Il video "Kempinski" di Neïl Beloufa, come sua consuetudine, propone una natura alterata: all'apparenza le immagini possono trarre in inganno, facendo sembrare l'opera un semplice documentario, ma le parole degli intervistati descrivono scenari futuribili di evoluzione verso una tecnologia transumanista.
Ancora natura negli alberi meticolosamente disegnati dal singolare artista Patrick Van Caeckenbergh, la cui espressione artistica, anch'essa costellata da concetti metafisici più di quanto possa sembrare, è caratterizzata da una peculiare filosofia naturalista, che è poi molto vicina a quella di Antti Laitinen.
I dipinti di Daniel Hesidence invece sono visioni di natura, dalle parole lo stesso artista, basate su “un ordine simbolico e carico di emotività”, ossia sono reinterpretazioni metafisiche della natura attraverso l'inconscio, e possono contenere dimensioni del cosmo diverse, dal mare agli atomi o alle galassie.
Partiti dalla Natura si comincia a incontrare nuovamente il mondo dell'occulto: sono presenti 35 delle oltre 700 "Artures" di Yürksel Arslan, un artista simpatizzante del Surrealismo e interessato a discipline mistiche e criptoscientifiche, che utilizzando anche materiale organico (ossa, sangue e urina) dipinge arcane alterazioni pseudo chirurgiche, anatomiche, encefalogrammi e ipotesi di psichiatria parapsicologica elettronica, frammiste a tavole di devianze sessuali, ermafroditismo, sociologia e politica.
Nel video "Grosse Fatigue" con simile razionalità/irrazionalità Camille Henrot compie un lavoro di analisi culturale mettendo a confronto l'esperienza di tante etnie umane in un tentativo di creare una sorta di visione globale del pensiero umano; una sorta di Palazzo Enciclopedico antropologico.
Un'attenzione per lo studio del Cosmo, ma molto più umile e naturalistica, si trova nei disegni di Ştefan Bertalan, che osservò e documentò meticolosamente la vita di un girasole, vedendo in esso una sintesi cosmologica di tutta la vita nell'universo.
Infine, a confermare la costante presenza di tematiche inerenti l'esoterismo, in mezzo alla stanza troviamo le statue di Hans Josephsohn, ispirate al mito ebraico del Golem, e quindi alla caducità e corruttibilità della vita da un punto di vista demiurgico.


Eduard Spelterini
Alcune fotografie aeree, 1903-1911
Stampe inkjet

Eliot Porter
Stampe a colori per imbibizione


Patrick Van Caeckenbergh
Alcune opere della serie "Drawings of Old Trees" [Disegni di Vecchi Alberi], 2010-2013
Pentel 120 3DX - 0,5mm A315

Neïl Beloufa
"Kempiski", 2007
Video, 14'

Daniel Hesidence
Senza Titolo (Maritime Spring) [Primavera Marittima], 2012
Olio su tela



Yürksel Arslan, alcune delle "Artures", 1955-2002
Pigmenti, terra, matita e inchiostro su carta

Camille Henrot
"Grosse Fatigue" [Fatica Grossa (o di 12 dozzine)], 2013
Videoinstallazione (a colori, sonoro)

Ştefan Bertalan
"Sunflower" [Girasole], 1980
Gesso, pennarello, penna a sfera e matita su carta


Hans Josephsohn
Sculture senza titolo, ottone

Nella piccola stanza adiacente troviamo un'altra sorta di compendio enciclopedico: sono i filmati di João Maria Gusmão e Pedro Aiva, che con la freddezza di un entomologo descrivono silenziosamente un mondo di azioni e gesti che sembrano perdere ogni valore e funzione, quasi fossero sconsiderate reazioni automatiche, in particolare quello con tre albini che parlano intorno al fuoco.

João Maria Gusmão e Pedro Aiva
Selezione di film in 16mm (a colori, muti), 2006-13

La seguente stanza sembrerebbe dedicata alla contemplazione del passato.

Le sculture di Phyllida Barlow sembrano pesanti macigni, ma sono realizzate in materiali di recupero molto leggeri, quali il polistirolo e la rete metallica. Esse ci distolgono momentaneamente dalla pesante presenza dell'occultismo e, se non altro, l'artista va encomiata per essere, penso, l'unica scultrice che ricicla anche le stesse sue opere, distruggendole per crearne di nuove!
Invece i bronzi di Matthew Monahan sembrano, senza esserlo, fragili e instabili memorie della cultura del passato, come diafane presenze in via di disfacimento.

Anche Kan Xuan ci mostra il passato, quello perduto della Cina, identificandolo con le tombe imperiali raffigurate nella sua imponente videoinstallazione a 171 canali; così come fa Danh Vo con alcuni resti di chiese vietnamite e italiane. Entrambi sembrano voler constatare e celebrare l'agonia o la morte degli antichi poteri temporali del vecchio ordine di monarchi e papati, rimpiazzato dai poteri economici del nuovo ordine di individui e multinazionali; che poi sempre potere rimane: non fa altro che riciclarsi.

Molto interessante il video "Once Upon a Time" di Steve McQueen che a 116 immagini dal Golden Record di Carl Sagan, il disco che il Voyager portò nello spazio per spiegare a possibili entità aliene la nostra civiltà, abbinate a una serie di suoni e glossolalie indecifrabili. Sembrerebbe che in controtendenza quest'opera critichi la presunzione della conoscenza illuministica e scientifica, ma a ben vedere critica il contenuto del Golden Record, che presenta una natura troppo naturale o normale (l'uomo, la donna, biologia animale, paesaggi bucolici, ecc.) e poco satanica.

Il passato è ancora protagonista nel video di Ed Atkins realizzato a partire da un filmato d'archivio della collezione di oggetti di André Breton, di cui è esposta una maschera all'ingresso del Padiglione Centrale.


Phyllida Barlow
Alcune sculture del 2012
Polistirolo, rete metallica, poliuretano espanso, pittura e altri materiali

Matthew Monahan
Alcune sculture del 2013
Bronzo e acciaio patinati


Kan Xuan
"Millet Mounds" [Cumuli di Miglio], 2012
Videoinstallazione a 171 canali

Danh Vo, "Hoang Ly church, Thai Binh Province, Vietnam", 2013, legno, acciaio, e pietra
Senza titolo (Christmas, Rome, 2012), 2013, velluto

Steve McQueen
"Once Upon a Time" [C'era Una Volta], 2002
Sequenza di 116 immagini a colori, 70'
Ed Atkins
"The Trick Brain" [Il Cervello Stratagemma], 2012
Video, suono surround 5.1, 16'

Le atmosfere scabrose e ciniche di Arslan si trovano amplificate a livelli psichedelici nei dipinti del giovane Jakub Julian Ziółkowski: ossessive visioni d'una metastatica cosmologia esiziale, carnale e voyeuristica.





Alcuni dipinti di Jakub Julian Ziółkowski e due dettagli
Olii su tela o tavola

Una bella scoperta è stata la poco nota figura dell'artista ricercatore e filosofo Eugene Von Bruenchenhein, che si dedicò a scrutare il macro e micro cosmo trascendentale per ritrovarvi il genio creativo umano, asserendo: “Solo uno su un milione potrebbe costringere il cervello a cedere i molti segreti ereditati in migliaia di anni”.
Di fronte alle sue pitture, quasi in antitesi, si trovano alcune sculture di Jessica Jackson Hutchins, ingombranti presenze domestiche, simbolici congiunti in disfacimento.


Eugene Von Bruenchenhein
Un dipinto a olio su Masonite
Alcuni ritratti della moglie dell'artista, ~1943-60
Stampe da diapositive

Jessica Jackson Hutchins
"Carpaccio", 2013
Vernice, tessuto, collage e ceramiche smaltate su divano in pelle
"Lascaux", 2012, poltrona, ceramica smaltata

Procedendo oltre troviamo le interessanti sculture del giovane Shinichi Sawada, un artista giapponese affetto da una grave forma di autismo. In tema di diversità, fa piacere constatare come la capacità di una persona "diversa" possa incantare con le sue opere inquietanti e al contempo divertenti, dimostrando l'irriducibile potere spirituale della persona, ma dispiace pensare che probabilmente Sawada avrebbe fatto la stessa arte senza che però la sua vita sociale subisse le conseguenze di questa malattia di causa antropica e iatrogena.


Shinichi Sawada
Sculture in terracotta smaltata

Quindi arriviamo all'imponente esposizione dell'intera serie di tavole a fumetti di Robert Crumb che illustrano i 50 capitoli del Libro della Genesi della Bibbia ebraica. Un lavoro grafico e materialista che, seguendo pedissequamente gli scritti sacri senza attuare un'interpretazione metaforica, sa di misticismo cosmogonico e dominio demiurgico. Ha sollevato critiche per un sottile sarcasmo satirico, il quale rimane comunque ambiguo, e ha raggiunto il primo posto sul New York Times come fumetto best seller. Si tratta di un'opera di proporzioni eccezionali che ha richiesto quattro anni di lavoro, la cui consultazione in loco avrebbe richiesto troppo tempo.


Robert Crumb
"The Book of Genesis ILLUSTRATED", 2009

Rossella Biscotti, ha presentato il suo laboratorio onirico condotto insieme alle detenute della casa di reclusione di Venezia Giudecca: un'installazione scultorea modellata col compost raccolto dalle carcerate e l'audio coi racconti dei loro sogni (ma come per le altre opere non immediatamente disponibili o che impongono particolari richieste ai visitatori, non mi sognerei mai di attendere le uniche due riproduzioni in orari giornalieri prestabiliti, 11.00 e 16.00, come le imposizioni date ai carcerati). Forse la mia impressione sarà condizionata dalla pervadente onnipresenza di argomenti esoterici, ma l'opera e anche il titolo "I dreamt that you changed into a cat...gatto...ha ha ha" [Ho sognato che eri diventato un gatto], sa molto di stregonesco, ricordando la tradizionale superstizione secondo cui le streghe possono trasformarsi in gatti neri, da cui le carcerate, odierne vittime del sistema, sarebbero come le fattucchiere al tempo della Sacra Inquisizione, oltre alla trasformazione del compost in opera d'arte come quella alchemica del piombo in oro.

Altri rifiuti sono utilizzati da Arthur Bispo do Rosário, un brasiliano che durante mezzo secolo di permanenza in un ospedale psichiatrico (dovuta alla sua dichiarazione di essere stato nominato da Cristo per presentare a Dio ciò che alla fine dei tempi avrebbe ritenuto degno di questo mondo) ha realizzato un'enorme quantità di sculture e arazzi usando materiali di recupero, comprese alcune navi in miniatura, essendo stato a suo tempo un guardiamarina. Il valore di riciclo non è assolutamente il punto del suo lavoro, considerando che si svolse nel secolo scorso, ma in questo contesto assume una valenza simbolica di preservazione noaica dei reietti.


Rossella Biscotti
"I dreamt that you changed into a cat...gatto...ha ha ha"
Scultura in compost e audio, 2013

Arthur Bispo do Rosário
Alcune sculture e arazzi senza titoli
Materiali vari di recupero

Altri "rifiuti" o reietti sono presenti nel video del duo Jos De Gruyter and Harald Thys, in cui i drammi esistenziali dei personaggi, rappresentati da tristi fantocci, si animano con anonime voci computerizzate in un teatrino squallido e deprimente.

Un altro artista ispirato da una visione mistica è l'ivoriano Frédéric Bruly Bouabré, che si persuase a diffondere in un sillabario a disegni le tradizioni orali della sua gente, i Bété, una comunità tribale con un ordine sociale caratterizzato dalla presenza di due capi che si distinguono per saggezza, una meticolosa opposizione ai matrimoni tra relativi e l'alta considerazione e parità di diritti per le donne oltre al culto dell'iconografia materna, sebbene gli uomini abbiano la possibilità di sposare fino a tre mogli contemporaneamente, anche cacciando le precedenti. Le opere di Bouabré, dietro l'apparenza naïve primitiva e tribale, celano talvolta inattesi contenuti politici di respiro internazionale. Sono presenti altre sue opere anche al Padiglione della Costa d'Avorio.

Ci sono anche diversi dipinti, matite e un arazzo di un altro artista africano, il senegalese Papa Ibra Tall, propugnatore della négritude, ossia la conservazione del carattere primitivo del popolo africano. Si è fatto promotore di una scuola priva di un'istruzione troppo avanzata in favore di un'espressione artistica libera e legata alle tradizioni: in altri termini, prevenire l'evoluzione culturale degli africani mantenendoli in uno stato d'inferiorità. Non dico che l'evoluzione culturale sia sempre un bene, ma anche privare qualcuno della facoltà di conoscere è un modo di soggiogarlo.

Harun Farocki quindi presenta un video sulla trasmissione dei valori spirituali dei popoli attraverso alcuni luoghi di devozione nel mondo.

Jos De Gruyter and Harald Thys
"Das Loch" [Il Buco], 2010
Video, 26'


Frédéric Bruly Bouabré
Il sillabario Bété
Penna a sfera e matite su carta

Un arazzo di Papa Ibra Tall

Harun Farocki
"Übertragung" [Trasmissione], 2007
Video (a colori,sonoro), 43'

Nella stanza successiva, la memoria è ancora protagonista, ma in senso mnemonico: nel video di Aurélien Froment si raccontano le prodezze teatrali di un mnemonista, che ruotano intorno al Teatro della Memoria di Giulio Camillo, con ampi riferimenti al potere magico di tali rappresentazioni.

Dalla magia all'occulto il passo è breve: rientriamo in pieno misticismo col cortometraggio di Tamar Guimarães e Kasper Akhøj basato su una mappa realizzata da una comunità spiritista brasiliana che individua le colonie spirituali e le "città transitorie" del paese.


Aurélien Froment
"Camillo's Idea" [L'Idea di Camillo], 2013
Video HD (sonoro), 26' 18"
Tamar Guimarães e Kasper Akhøj, "A Familia do Capitão Gervasio" [La  Famiglia del Capitano Gervasio], 2013
Film in 16mm (bianco e nero, muto), 14'

Non ho colto il senso del video "Ricerche: three" di Sharon Hayes, oltre alla citazione del cinema verité pasoliniano, ma d'altronde lei stessa aveva dichiarato di non sapere bene dove portasse questo progetto, in un'intervista realizzata durante lo sviluppo del video.

Anche il senso dell'enorme installazione di Matt Mullican era abbastanza criptica, ma nell'intervista ufficiale l'artista concede molte spiegazioni, pur rimanendo estremamente stravaganti: l'opera è la manifestazione del pensiero di un personaggio o alter ego che lui definisce "Quella Persona" (sorta durante le sue ricerche sull'ipnosi e l'irrazionale) che si trova in uno stato di isolamento, è virtuale ma vorrebbe essere reale, dorme ma vorrebbe svegliarsi.

Tipologicamente simile è il lavoro di Michael Schmidt, ma con un intento apparentemente legato al concetto enciclopedico e relativo a un'analisi delle necessità alimentari-materialistiche delle società moderne.

Sharon Hayes, "Ricerche: three", 2013
Video HD, 38'


Matt Mullican
Senza titolo "(Learning form That Person’s Work)" [Imparando dal lavoro di Quella Persona], 2013
Installazione con disegni e foto su fogli isometrici e lenzuola, oggetti e performance in video

  
Michael Schmidt
"Lebensmittel" [Cibo], 2006-10
Stampe cromogeniche

Pawel Althamer è protagonista con un'intera stanza affollata dalle sue sculture, che mantengono il suo concetto monolitico e risaputo della caducità del corpo quale "arca" che traghetta l'anima: una massa di persone smembrate e scheletriche con gli occhi chiusi, come un esercito di zombi dormienti e passivi. Senza voler contraddire la veridicità del concetto fondamentale, personalmente trovo queste opere un po' nichilistiche.
Una sua scultura è presente anche nel video "History Zero" di Stefanos Tsivopoulos visibile al Padiglione della Grecia.



Pawel Althamer
"Venetians" [Veneziani], 2013
90 sculture in polietilene, resina acrilica, metallo e vernice

Un po' come avvenne nella scorsa edizione per i parapadiglioni, arriviamo a uno spazio curato da un singolo artista, in questo caso dall'icona Cindy Sherman, che ha selezionato le opere dei seguenti nomi: Enrico Baj, Miroslaw Nalka, Hans Bellmer, Vlassis Caniaris, James Castle, George Condo, John DeAndrea, Jimmie Durham, Linda Fregni Nagler, Phyllis Galembo, Norbert Ghisoland, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Robert Gober, Duane Hanson, Herbert List, Paul McCarthy, Pierre Molinier, John Outterbridge, Carol Rama, Charles Ray, Hans Schärer, Karl Schenker, Jim Shaw, Laurie Simmons and Allan McCollum, Drossos P. Skyllas, Rosemarie Trockel, Günter Weseler e Sergey Zarva, oltre a degli ex-voto dal Santuario di Romituzzo, degli stendardi Voodoo haitiani, dei Paños (fazzoletti) disegnati da messicani incarcerati in U.S.A. e ovviamente alcuni album fotografici dalla collezione di Cindy Sherman.
Questo spazio della Sherman è forse uno dei più inquietanti e continua il concetto introdotto con Althamer amplificandolo ed elevandolo a limiti del pensiero che portano a considerare il corpo umano quasi come una materia grezza, impura, maltrattabile, consumabile, paragonandola a quella di pupazzi, bambole, fantocci e simulacri inanimati (ossia Golem), tornando anche sulle atmosfere della donna-oggetto, bambola lobotomizzata.
Passeggiando in questa fiera delle stranezze, troviamo la spiazzante modella gigante di Ray, alcune incisioni di Bellmer, maggiormente noto per le sue bambole di manichini, raffiguranti erotiche compenetrazioni e viste interne di corpi; troviamo le foto che Schenker fece ai suoi raffinati manichini da vetrina in cera di delicate signore tanto idealizzate quanto verosimili, e vicino le foto che List fece ai bizzarri manichini medici e storici provenienti dal dismesso Panoptikum al Prater di Vienna;  i visivamente romantici acquerelli della Rama, alcuni dei quali già visti in una precedente edizione, con corpi di donne amputate o in atteggiamenti sessuali tanto deviati quanto innocenti; i feticismi e le perversioni erotiche fotografate da Molinier con donne come bambole e creature dalla sessualità ambigua; un manichino iperrealistico di Hanson; ci sono le foto che la Simmons e McCollum fecero a dei minuscoli modellini di persone in scala 1:220 che ingrandite sembrano volti e corpi umani sfigurati e in suppurazione; troviamo le inquietanti e archetipiche madonne di Schärer insieme alle inquietanti fotografie vintage di pargoli sovrastati dalla spettrale presenza delle rispettive madri occultate nello sfondo; c'è una casa di bambola, tema presente anche al Padiglione Centrale, realizzata da Gober che offre allo spettatore una visione panottica, spettrale e hopperiana sulla scarna esistenza umana; ci sono le fotografie di persone integralmente celate dietro a costumi e maschere di Galembo e il video di Gianikian e della Ricci Lucchi che in alcuni vecchi giocattoli riesce a trovare tutta la violenza della società umana propensa all'odio e alla guerra; il dipinto di Condo raffigura una madre con testa di uccello, rievocando i preistorici miti della dea donna-uccello.
Per finire ci sono alcune sculture: lo splendido bronzo dipinto di DeAndrea, la cui fredda e realistica materia ci fa realmente domandare cosa sia il corpo umano, accanto all'enorme pupazzo di McCarthy che è apribile per vederne le viscere, e un burattino ligneo di Durham intitolato a Gesù, parzialmente ricoperto di fango e con il pene eretto, a suggerire la sua materialità terrena.
Per ultima abbiamo una scultura di Bałka raffigurante un mostruoso papa, come mummificato e col suo caratteristico copricapo risalente all'antico mito assiro degli Oannes, i terribili uomini-pesce, intitolata al Papa Nero, che secondo alcune tradizioni è quel papa devoto a Satana, ma che più propriamente è il Preposito Generale dei gesuiti, la massima autorità della Compagnia di Gesù.


Charles Ray
"Fall '91" [Autunno '91], 1992
Materiali vari

Alcune foto dei manichini in cera di
Karl Schenker del 1925-26
Stampe inkjet

Herbert List
Una delle foto ai manichini del Panoptikum
Stampe alla gelatina d'argento



Laurie Simmons and Allan McCollum
"The Actual Photos" [Le Foto Effettive], 1985
Stampe Cibachrome, 32 opere da una serie di 51

Carol Rama
Alcuni acquerelli su carta, 1939-1946


Pierre Molinier
Alcune foto in bianco e nero e collage, 1965-1971


George Condo
"Listen to Maternal Voices (Portrait of Monika)"
[Ascolta le Voci Materne] (dettaglio), 1985
Olio su tela

Hans Schärer
Una "Madonna"
Olio e materiali vari su tavola


Alcuni ex-voto del Santuario di Romituzzo
Poggibonsi (Siena), secoli XVI-XIX
Cartapesta

Robert Gober
"Doll House 4" [Casa di Bambola], 1978
Legno, vernice, Plexiglas, cartone ondulato, pietre, cemento, colla, Formica


 Duane Hanson
"Bus Stop Lady"
[Signora della Fermata del Bus], 1983
Polivinile reso policromo nell'olio, materiali vari con accessori

Jimmi Durham
"Jesus. Es geht um die Wurst" [Gesù. O la va o la spacca], 1992
Legno, ferro, acciaio, inchiostro, carta, acrilico, fango, colla

Paul McCarthy
"Children's Anatomical Educational Figure"
 [Figura Anatomica Educativa per Bambini], ~ 1990
Tessuto, lana, oggetto trovato

John DeAndrea
"Ariel II", 2011
Bronzo dipinto

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi
"Ghiro ghiro tondo (Carrousel de jeux)", 1997-2006
Video Betacam SP (a colori, sonoro), 60'

Mirosław Bałka
"Czarny papież i czarna owca"
[Papa nero e pecora nera], 1987
Legno, tappeto, tessuto, acciaio, vernice

I quattro video di Ryan Trecartin presentano un superficiale e schizofrenico mondo giovanile dominato dalla cultura televisiva e dalle relazioni digitali, pieno di talk show, reality e programmi sportivi, pregni di sottili forme di competizione, violenza, antagonismo sessuale, materialismo consumistico. Sono video realizzati con spirito critico che però, per le persone succubi di quei meccanismi, si aggiungono e si confondono al resto andando a ingrossare i flutti di quel mare in tempesta. Lo stand è una sorta di centro commerciale in miniatura, progettato con tanti divani dove riposarsi, posto come di consueto a metà del percorso di visita.

La sala successiva è tematicamente dedicata all'industria e al lavoro artigianale, alla tecnologia e al digitale: vi sono i materiali industriali delle sculture di Alice Channer; la spiritosa l'installazione "Analogue Broadcasting Hardware Compression" [Compressione Hardware di Trasmissioni Analogiche] di Simon Denny che rivela una sistematica presa in giro dell'evoluzione tecnologica funzionale al consumismo; le fredde trame nere digitali di Wade Guyton, le composizioni di Channa Horwitz sottoposte ai canoni binari dell'informatica, i pannelli monocromatici di Prabhavathi Meppayil fatti con fili di rame affogati nel gesso, i quali mi fanno sovvenire l'invisibile onnipresenza di cavi elettrici nei muri di casa; i collage in grande formato di Albert Oehlen realizzati con pagine pubblicitarie e immagini relative al consumismo e alla commercializzazione di massa; infine le riproduzioni di alcuni dipinti monocromatici IKB di Yves Klein realizzate da Pamela Rosenkranz a partire da immagini informatiche di scarsa qualità le cui imperfezioni vengono enfatizzate dai diversi passaggi del processo di stampa digitale. Un video di James Richards dopo alcune sequenze di simboli che rappresentano denaro, tecnologia e sesso, si chiude su un pappagallino che tenta invano di prendere il volo sconvolto dai flash di una luce stroboscopica: quasi una chiosa su tutto quanto visto in questa sezione.


Simon Denny
"Analogue Broadcasting Hardware Compression", installazione, 2013


 Particolare di un'opera di Channa Horwitz
Plaka su Mylar

Wade Guyton
Particolare da opere senza titolo, 2011
Stampe inkjet su lino

Albert Oehlen
Uno dei collage senza titolo, 2009
Collage su carta

James Richards, "Rosebud" [Bocciolo di rosa], 2013
Video a un canale (bianco e nero, sonoro), 10'

Entriamo quindi in una sezione buia, piena di video e installazioni: Mark Leckey propone un'installazione video con oggetti dal simbolismo magico di potenza archetipica, sostenendo che la tecnologia ci traghetterà in una società animistico-simbolica.
Helen Marten è presente con un video e alcune sculture, anch'essi imperniati sugli oggetti, che cercano di esporre le mistificazioni di tanti suppellettili consumistici di uso quotidiano, ma che sembrano assumere le caratteristiche degli amuleti, come degli idoli apotropaici.
Infine troviamo l'apoteosi della simbologia occulta nella mega proiezione murale di Stan VanDerBeek che ci riporta sulla strada dell'esoterismo con una selezione imponente di video e filmati che trasudano, enciclopedicamente, tutto lo scibile mistico tradizionale: luoghi e personaggi legati alle massonerie, simulacri di antiche divinità, stilemi egizi e ipnotiche psichedelìe lisergiche, donne-bambole e oggetti sessuali in corpi privi di coscienza, e via discorrendo.


Helen Marten
"Orchids, or a hemispherical bottom"
[Orchidee, o un fondo semisferico], 2013
Video con sculture


Mark Leckey, "The Universal Addressability of Dumb Things"
[L'Indirizzabilità Universale delle Cose Mute], 2013
Installazione

Stan VanDerBeek, "Movie Mural lisa filme", 2013
Selezione di video e film in 16mm e 35mm

Anche in un video di Yuri Ancarani (una banale operazione chirurgica endoscopica effettuata col robot Da Vinci, in ricordo del personaggio associato agli Illuminati), l'asettica e fredda tecnologia medica entra nel corpo molle dell'uomo che per vivere si appoggia alla tecnologia: una visione transumanistica di per sé.
Alcune installazioni luminose di Otto Piene che a malapena rischiarano una stanza totalmente buia ci trasportano in altre stanze oscure e nichilistiche: la videoinstallazione di Dieter Roth, che lo vede succube protagonista di un orwelliano sistema di controllo video che ha registrato ogni singolo aspetto della sua vita privata negli ultimi anni di vita, è una triste constatazione di come il bisogno di protagonismo di un individuo, che cede alle richieste dello spirito voyeuristico degli altri, sia la chiave di volta per cui le persone si lasciano cadere nella trappola della cessione della loro riservatezza. Bruce Nauman non poteva mancare con una delle sue azioni che indagano sui comportamenti apparentemente inutili, in questo caso con l'autoipnotica e alienante rotazione della testa emettendo una sorta di mantra, chiaro riferimento ai dervisci roteanti e altre discipline orientali.


Dieter Roth, "Solo Szenen" [Scene da Solo], 1997-98
Videoinstallazione, 131 monitor, 3 scaffali in legno, 131 videocassette VHS
Yuri Ancarani
"Da Vinci", 2012
Video HD, colore, suono surround 5.1, 25'


Otto Piene, "Hängende Lichtkugel", 1972
e altre installazioni luminose
Ottone cromato


Bruce Nauman, "Raw Material with Continuous Shift-MMMM" [Materia Grezza con Continuo Spostamento-MMM], 1991
Videoinstallazione, videoproiettore, schermi video a colori, dimensioni variabili


Dall'oscurità si torna alla luce, ma non quella dell'opera di Walter De Maria, parziale riciclo di un'altra imponente installazione di Land Art che in questo caso è stata riconfigurata concettualmente in un simbolico punto d'incontro tra ragione e istinto.


Walter De Maria, "Apollo's Ecstasy", 1990, 20 barre di bronzo massiccio

Siamo arrivati alla fine del principale percorso espositivo tematico e da qui l'Arsenale accoglie gli altri padiglioni nazionali presenti nelle due sedi principali.


Il Padiglione del Libano presenta due installazioni video di Akram Zaatari inerenti la guerra, come ci si poteva aspettare da quel paese martoriato.


Akram Zaatari
stralci da "Saida June 6" [Sidone 6 Giugno], 1982, film 16mm, 80"
e "Letter to a Refusin Pilot" [Lettera a un Pilota che si Rifiuta], 2013, installazione film e video, 35'


Il Padiglione cileno presenta l'installazione di Alfredo Jaar "Venezia, Venezia" con cui si lamenta dell'obsoleta struttura della manifestazione basata sulla divisione in padiglioni nazionali.
L'inabissarsi e il riemergere del modello dei Giardini abbinati alla foto dello studio di Lucio Fontana distrutto dai bombardamenti rievocano il mito dell'Araba Fenice, la forza della volontà che resuscita dalle sue ceneri.


Alfredo Jaar
"Venezia, Venezia", 2013
Installazione, vasca metallica, modello dei Giardini in scala 1:60, sistema idraulico
Lightbox con ritratto di Lucio Fontana nel suo studio distrutto dalla guerra, 1946


Il Padiglione del Kosovo è occupato da un'installazione di Petrit Halilaj realizzata con fango e sterpi provenienti dal Kosovo che sembra una sorta di nido o bozzolo che ha funto da casa per due canarini che fino a poco tempo prima erano nello studio dell'artista e da armadio per un vestito color giallo canarino. L'opera parla dell'inadeguatezza di questi piccoli esseri se lasciati liberi nella natura in un parallelismo con l'essere umano che sarebbe quindi anch'esso inadatto alla vita naturale e bisognoso di una protezione, di un riparo. Al momento della mia visita non vi era più traccia dei canarini se non migliaia di defecazioni per terra.


Simon Denny
"Analogue Broadcasting Hardware Compression", installazione, 2013


Come a continuare il discorso sulle capacità umane, il Padiglione della Turchia propone la serie di video di Ali Kazma intitolata "Resistance" [Resistenza], indagini sulla resistenza del corpo umano alle varie pratiche sociali a cui si sottopongo le persone, come il tatuarsi, l'abbronzatura a raggi UVA, il body building, lo Shibari, eccetera.

Ali Kazma, stralci dai video "Resistance", 2013


Il Padiglione del Barhain, al suo esordio, invece propone il lavoro di tre giovani artisti nazionali, nell'ottica di offrire più opportunità alle nuove generazioni. Come ci si poteva aspettare, il tema della donna e la sua condizione sociale in un paese islamico è preponderante: dai dipinti di Mariam Haji che affronta l'antagonismo tra i sessi, alle foto di Waheeda Malullah, ormai un po' trite, raffiguranti donne occultate nei loro neri abaya che si confrontano con la vita di tutti i giorni. E per finire una nota sul nomadismo con i collage del fotografo documentarista Camille Zakharia.


 Mariam Haji, "The Victory" [La Vittoria] (dettaglio), 2013, carboncino, pastelli, pigmenti e vernice su carta. 270 x 800 cm

Waheeda Malullah, serie "A Villager's Day Out" [La Giornata all'aperto di una Paesana] (dettaglio), 2008, stampe digitali su carta

Camille Zakharia
"c/o" (dettaglio), 2013
Fotocollage su carta, 152 x 584 cm


Il Padiglione indonesiano è incentrato sul concetto del Sakti, la forza generatrice primordiale, sicuramente collegata all'abilità dei sei artisti presenti (Albert Yonathan, Sri Astari, Eko Nugroho, Entang Wiharso, Titarubi, Rahayu Supanggah), le cui opere sono collocate nello spazio in un'atmosfera che sembra amalgamarle nell'unicum concettuale: un progetto curatoriale molto ben congegnato e di impatto emotivo. Peccato per l'assenza di materiale informativo.


 Entang Wiharso
Particolari di alcune installazioni scultoree, evocanti conflittualità tra misteriosi adepti

Eko Nugroho
Installazione scultorea


 Titarubi, particolare d'installazione con libri enormi su banchi lignei
Sullo sfondo: Albert Yonathan, installazione, labirinto di ceramiche

Sri Astari, particolare di installazione con
ballerine-marionetta e simboli di Eros e Thanatos


Nel Padiglione del Latvia sono presenti i videoritratti di Kaspars Podnieks che sembrano criticare l'immobilità o l'impossibilità di reagire della società rurale, e un'installazione di Krišs Salmanis che denuncia il colossale abbattimento delle foreste, un tempo considerate orgoglio del paese.


Kaspars Podnieks
Video della serie "Rommel's dairy" [Caseificio Rommel], 2013
Video e stampe digitali 200 x 140 cm

Krišs Salmanis
"North by Northeast" [Nord da Nordest], 2013
Installazione, legno, metallo, motore, componenti elettroniche


Al Padiglione dell'Istituto Italo-Latino Americano (IILA) non hanno perso l'abitudine: entrando sembra di trovarsi in una chiassosa sala Pachinko. Un tunnel con tante opere video e audio diffusi che creano una cacofonia stordente. Arrivati quasi alla fine del percorso espositivo, riuscire ad approfondire oltre alle opere tradizionali anche ciascuno dei troppi video è un'ardua impresa.
Uno dei progetti più eclatanti è il video in forma di spot pubblicitario che reclamizza il profumo "U from Uruguay" creato da Martín Sastre utilizzando essenze floreali provenienti dal giardino coltivato dal Presidente uruguaiano Jose Mujica. Il 90% del ricavato dalla vendita dell'unica bottiglietta di profumo andrà a finanziare il primo Fondo Nazionale per l'Arte Contemporanea, sull'onda dell'esempio presidenziale che dona il 90% del suo stipendio per la costruzione di case popolari; le solite propagande demagogiche che però non mettono in discussione l'ordinamento sociale costituito e fondamentalmente ingiusto (una personalità di tale livello ha ben altri coinvolgimenti e interessi in sfere economiche e finanziare globali, e può tranquillamente glissare un misero stipendio ufficiale di $12.000). Anche questo video e la stessa bottiglietta sono infarciti di soggetti esoterico-massonici: dalla piramide con la cuspide separata alle scene che evocano quelle del film "Eyes Wide Shut" di Kubrick.

Martín Sastre, il profumo "U from Uruguay" e alcuni stralci dal video, 2013

Apparentemente all'opposto è il provocatorio video "ADN" del collettivo artistico Quintapata, nel quale si critica il metodo scientifico nello scenario del controllo di massa, avvertendo dei risvolti orwelliani della tracciatura del DNA personale, che può essere raccolto anche da un chewing-gum masticato. Lavoro importante, anche se trattato in modo troppo leggero. I visitatori sono stati invitati ad assaggiare le gomme da masticare messe a disposizione e quindi ad appiccicarle sul video in senso spregiativo, ma di fatto compiendo un atto di fiducia.


Quintapata, "ADN", 2013, videoinstallazione, 27'

In mezzo al locale troviamo due installazioni da pavimento; Lucía Madriz ha realizzato un mandala con chicchi di riso e legumi rigorosamente biologici, raffigurando una molecola di emoglobina sovrapposta a una di clorofilla, rivelando quanto siano simili i mattoni fondamentali della vita sia animale che vegetale, mettendo quindi in guardia dall'invasione di OGM che infestano il suo paese.
Sonia Falcone invece presenta "Campo de Color", una più romantica, sensoriale e aromaterapica distesa di colori e spezie profumate, le quali, contrastando l'odore dolciastro dei chewing-gum poco distanti, inonda il locale di un confortevole profumo.


 Lucía Madriz
"Vitalis (Chloros phylon-Sanguis)" [Vitale (Cloro stirpe di Sangue)]
Installazione, riso, fagioli e piselli secchi biologici, 3 x 400 x 500 cm

Sonia Falcone
"Campo de Color", 2012-2013
Installazione, pigmenti e spezie

Dal mio punto di vista è invece deprecabile l'opera dell'italiano Luca Vitone "Il sol dell'avvenire" che designa il denaro come mezzo di liberazione e progresso per l'umanità verso un "nuovo mondo". Accanto si trovano, apparentemente in contrasto, le stampe di Guillermo Srodek-Hart che raffigurano la poesia di un mondo che sta scomparendo sopraffatto dalla modernità.


 Luca Vitone
"Il sol dell'avvenire", 2012-2013
Tableau, tessuto di lana, carta e materiali vari, 100 x 150 x 100 cm

Guillermo Srodek-Hart
Fotografie, 2010-2013
Stampe a pigmenti, 80 x 100 cm

Juliana Stein ha fatto un lavoro documentario su come si esprime il sentimento di libertà individuale delle persone confinate, ancora una volta, in una prigione; una ricerca equiparabile a quella da noi svolta per la 2ª edizione del Padiglione delle Toilette, che sonda la libera espressione delle persone "confinate" al di fuori dell'arte. Anche il video di Susana Arwas esamina le manifestazioni dell'espressione popolare attraverso i graffiti che ha fotografato in Venezuela.
Invece Simón Vega ha realizzato la scultura "Third World Sputnik" [Lo Sputnik del Terzo Mondo], una replica della capsula sovietica Sputnik 10 realizzata con lattine e altri rifiuti raccolti per El Salvador; resta da capire se si tratti di un gesto di denuncia o irrisorio o di esortazione.


 Juliana Stein
"Caverna", 2006-2008
6 fotografie dalla serie, 100 x 100 cm

Simón Vega
"Third World Sputnik", 2013
Tessuto, lattine trovate, plastica, luce, suono, 140 x 500 x 80 cm

Il video "Orientación" [Orientamento] di Christian Jankowski, dove decine di cittadini sono stati bendati e orientati verso una delle caratteristiche montagne di Montevideo, visto il continuo ricorrere a riferimenti massonici che pervade la Biennale, sembrerebbe proprio un rito di massa per rievocare il rito di iniziazione dei nuovi adepti della Massoneria, ai quali vengono bendati gli occhi prima di entrare in una delle Logge, chiamati anche Orienti.
Anche il video "Blak Mama", come in una sorta di dantesca Divina Comedia per latinos, è infarcito di riferimenti al misticismo, ai costumi devianti e al "viaggio esoterico", ossia il percorso che intraprende l'adepto verso l'illuminazione.
Per contro, il video-oggetto dedicato "A la tumba perdida de Andrés Castro, a los héroes sin tumba de Nicaragua" [Alla tomba perduta di Andrés Castro, agli eroi senza tomba del Nicaragua] di Marcos Agudelo rievoca l'eroismo dei piccoli contro i potenti, come Davide che sconfigge Golia.
Il video "Knock Out" di Jhafis Quintero, invece mostra la lotta contro sé stessi, di cui mi domando quale sia lo scopo, ma probabilmente verte sul superamento delle proprie capacità, un ossimoro che dovremmo piuttosto riformulare con superamento della propria accidia.
Sullo stesso filo e come affrontato in precedenza, anche David Zink Yi in "Pneuma" indaga sui limiti del corpo umano, sulla falsa riga delle performance anni '70 di Jochen Gerz.

Di seguito alcuni stralci dai vari video.

François Bucher, "The Second and a Half Dimension"
[La Seconda Dimensione e Mezza], 2010, installazione,
video HD (colore, suono), 9' e stampa in bianco e nero, 70 x 90 cm



Marcos Agudelo
"A la tumba perdida de Andrés Castro, a los héroes sin tumba de Nicaragua", 2008, videoinstallazione, video-oggetto, blocco di lava con slot per iPod, 12 x 10 x 8 cm

Miguel Alvear e Patricio Andrade, "Blak Mama", 2009
Video HD (colore, sonoro), 95'
Jhafis Quintero, "Knock Out", 2012
Video DVD, 11'

Fredi Casco
"Ghost Chaco", 2009, video (colore, suono)
Harun Farocki e Antje Ehmann
"Labor in a Single Shot", 2012-2013, video, 15 capitoli, 19'68" in totale


Susana Arwas
"La cadena de los tiempos II", 2013, fotografie su video
Christian Jankowski, "Orientación", 2012
Video (bianco e nero, suono), 8'25"


Usciti dal Padiglione IILA, si trova la curiosa videoinstallazione di Erik van Lieshout, un drive-in per guardare delle interviste girate in Tanzania sul diritto alla conoscenza.


Erik van Lieshout, "Ego", 2013
Videoinstallazione, video HD, schermo a LED, automobili


Quindi entriamo nel Padiglione delle Bahamas che presenta il progetto Polar Eclipse di Tavares Strachan dedicato al continente artico e alla cultura dei popoli che lo abitano, anch'essi sottoposti agli effetti della globalizzazione.
Una delle sculture neon del trittico "Here and Now" che accoglie all'ingresso era rotta.
Nonostante il nobile intento dichiarato, nell'essenza della sua sintassi narrativa trovo ambiguamente macabro il video "40 Days and 40 Nights" [40 Giorni e 40 Notti], in cui un coro di bambini Inuit scompare lasciando uno spalto vuoto. Anche i disegni a collage della serie "Constellation" raffigurano creature in estinzione, composte da un certosino puntinismo di soggetti da varie culture accostati ai numeri che ricordano quelli sui disegni di brevetti, riferendosi all'ingegneria genetica con cui si vorrebbe brevettare la vita.
Stupefacente la scultura in vetro soffiato immersa in olio minerale "How I Became Invisible" che riproduce il sistema scheletrico-circolatorio di Mathew Hanson (uno dei due americani che per primi raggiunsero il Polo Nord), ma purtroppo non è efficacemente riproducibile in fotografia.
L'installazione "The Difference Between What We Have and What We Want" [La Differenza Tra Ciò che Abbiamo e Ciò Che Vogliamo] è certamente la più encomiabile per criticare la smania di avere ciò che non si ha a costo di smuovere le montagne e sprecare un sacco di energie: un blocco di ghiaccio artico è stato portato fino a Venezia e mantenuto in una teca con un sistema di raffreddamento (ma a energia solare).

Tavares Strachan, "40 Days and 40 Nights", 2013, video

Vista generale del Padiglione delle Bahamas


 Tavares Strachan
"The Howl" [Il Gufo], serie "Constellation", 2013
Carta, pigmenti e Mylar su Plexiglas

Tavares Strachan
"The Difference Between What
We Have And What We Want
"
Due blocchi di ghiaccio refligerati


Il Padiglione delle Georgia intitolato Kamikaze Loggia è ospitato in una struttura che è stata realizzata per l'occasione da Gio Sumbadze sullo stile dell'estensioni architettoniche parassite costruite dalla popolazione per ampliare i propri appartamenti nella Georgia fuori controllo dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Queste strutture, tanto per rimanere in tema di Logge Massoniche, vengono chiamate logge Kamikaze. Queste informazioni rappresentano di per sé l'elemento tematico più interessante di questo padiglione, mentre le proposte degli altri artisti che ospita al suo interno (che si presenta con uno stile minimalista post-industriale dalla sciatteria più totale), sebbene si occupino di altrettante tematiche sociali, rimangono confinate in universi troppo relativistici e chiusi.


Vista generale del Padiglione georgiano

Vista interna della Kamikaze Loggia


Bouillon Group
"Religious Aerobics" [Aerobica Religiosa], 2010-2013


Dopo la scorsa edizione smaccatamente poetica, sorprendentemente il Padiglione cinese è monoliticamente impegnato nella riflessione sulla condizione esistenziale in un mondo totalitario e opprimente, tanto che vi avrebbe potuto partecipare anche Ai Weiwei, sebbene vi sia anche qualche miraggio transumanista.
Ma questo è il segno della trasformazione in atto nella loro società, che comunque porta a un relativismo permissivo e all'impotenza di fronte ai poteri economici. La Cina vuole dimostrare di essere tollerante, ma anche tecnopatica, con tanto di aeroplanino nel video "Limitless" [Illimitato] di Miao Xiaochun che con una scia di gas mefitici trasforma umani e frutti in statue digitalizzate, e di postumanistico cyber-Giudizio Universale.
Troviamo le sconcertanti fotografie di Wang Qingsong, inquietanti visioni infernali di persone in aule scolastiche, al pronto soccorso, nelle biblioteche; ma anche i bellissimi e delicati dipinti di Tong Hongsheng che ritraggono addirittura soggetti buddhisti, a rievocare la mai rimarginata ferita del Nepal.

Nel complesso questo padiglione promuove un'evoluzione umana verso l'esistenza cibernetica post-umana, raffigurando da una parte un mondo naturale e fisico fatto di sofferenza, dall'altra uno spazio virtuale illimitato e asettico, anche attraverso la transizione spirituale del nichilismo. Cina da brivido!
Vorreste farvi smaterializzare per rinascere digitalizzati in un sistema virtuale in cui permanere come entità elettronica che continuerà a pagare le tasse per l'eternità? Bravi...


Wang Qingsong, "Temporary Ward" [Corsia d'Emergenza] e dettaglio, 2008
Lightbox, 180 x 300 cm


Wang Qingsong, "Follow You" [Segui Tu], 2013
Stampa cromogenica, 180 x 300 cm


Un dipinto di Tong Hongsheng
nella tecnica di Vermeer



Miao Xiaochun, "The Last Judgement in Cyberspace" [Il Giorno del Giudizio nel ciberspazio], 2006, stampa cromogenica in due parti
Miao Xiaochun, "Limitless", 2011-2013
Animazione 3D al computer, 10'

Zhang Xiaotao, "Sakya" ["Terra chiara", una delle scuole buddiste tibetane], 2011, animazione al computer, 15'06"


Zhang Xiaotao, "The Adventure of Liang Liang" [L'Avventura di Liang Liang], 2013, animazione al computer, 11'51"


Zhang Xiaotao, "Mist" [Foschia], 2008, animazione al computer, 34'06"

Altre installazioni del Padiglione cinese si trovano all'esterno: "The Sea Water of Venice" [L'Acqua di Mare di Venezia] di He Yunchang, che invita a prendere una delle bottigliette di acqua marina messe a disposizione lasciandone in cambio una con altra acqua di mare; il trasferimento di un tempio in stile Hui con cui la Cina vorrebbe dimostrare l'interesse per le loro tradizioni nonostante il frenetico cambiamento; e una sorta di piccola Grande Muraglia fatta di mattoni trasparenti con su scritte parole e frasi della cultura cinese tradotte automaticamente da Google, forse a significare che per gli occidentali non è facile comprendere certi aspetti del loro paese, ma in ambito telematico l'opera di certo omette il tema della censura di stato.


 He Yunchang
"The Sea Water of Venice", 2013
Bottiglie di vetro, tavolo, acqua di mare
(Tutte le bottiglie originali sono state rimpiazzate dai visitatori con
bottigliette di plastica)

Hu Yaolin
 "Thing-in-itself"
[La cosa di per sé], 2013
Installazione

Shu Yong
"Guge Bricks 1500"
[Mattoni "Guge"], 2013
1500 slogan e parole su mattoni trasparenti


Padiglione argentino non pervenuto: questo è il secondo, e non ultimo, che abbiamo trovato chiuso!


Il Padiglione dell'Argentina era chiuso: mancanza di personale sostitutivo?


Il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti intitolato messianicamente Walking on Water [Camminando sull'Acqua] presenta l'opera "Directions" [Direzioni] di Mohammed Kazem: un'installazione immersiva con un panorama d'alto mare e una pedana con coordinate GPS. La distesa marina è molto emozionante, ma il tracciamento Global Positioning System, un altro tassello verso la creazione di un mondo orwelliano, esprime l'assurda (ed enciclopedica) ostinazione dell'uomo-scienziato nel ridurre la Natura a qualcosa che sia catalogabile, definibile e registrabile.


Mohammed Kazem, "Directions", 2005-2013


Il Padiglione del Sudafrica è molto ampio.
Affascinanti e fiere le persone fotografate da Andrew Putter che cataloga le varie etnie di neri.
Similmente Zanele Muholi ritrae volti di persone dalla sessualità non convenzionale. La strumentalizzazione politica delle personali inclinazioni sessuali è arrivata in Sudafrica: se veramente ci si vuole sentire accettati, che senso ha continuare a proporre queste distinzioni?
Un vecchio libretto lasciapassare per i neri fotocopiato da Sue Williamson, i collage di Sam Nhlengethwa, il video di Penny Siopis, i dipinti di David Koloane e il video "REwind" rievocano i tempi dell'apartheid che, nonostante sia un capitolo ormai chiuso, ha lasciato un'impronta negli animi delle persone di colore. Johannes Phokela dipinge antichi nobili occidentali senza volto su uno sfondo di colore "organico".
Joanne Bloch tenta di ricostruire l'attuale contesto culturale del suo paese con delle riproduzioni in falso oro di oggetti provenienti da tre collezioni, due di tipo coloniale e una dei nativi.
Sorprendenti le sculture di libri tenuti insieme con l'ausilio di bulloni create da Wim Botha.


Andrew Putter
"Native Work" [Lavoro Nativo], 2012
15 stampe alla gelatina d'argento 50 x 35 cm
17 immagini digitali su schermo

Zanele Muholi
"Faces and Phases" [Facce e Fasi], 2006+
Serie di 200 stampe su carta



David Koloane
"The Journey" [Il Tragitto], 1998
Serie di 19 dipinti acrilico e olio su carte da 29 x 42 cm

Zanele Muholi
"Glimpses of the Fifties and Sixties" [Occhiate sui '50 e '60], 2002-2003
Serie di 30 collage e vari media su carte da 36 x 47 cm



Johannes Phokela
Serie "Collar II", bozzetti a olio su carta, 77 x 59 cm
"Son of a rich man" [Figlio di ricco], 2006
"Army officer" [Comandante dell'esercito], 2006

Philip Miller, Gerhard Marx e Maja Marx
"REwind", 2007-2013
Installazione audiovisiva con monitor e cuffie


Joanne Bloch
"Hoard" [Ammasso], 2012-2013
Creta, spray oro e velluto di seta
Penny Siopis
"Obscure White Messenger" [Oscuro Messaggero Bianco], 2010
Video digitale monocanale, suono, 15'04"


 Wim Botha
"Study for the Epic Mundane" [Studio per l'Epico Mondano], 2013, libri e acciaio inossidabile, 155 x 188 x 183 cm

Wim Botha
 Senza titolo (Serie "Witness I" [Testimone], 2011, enciclopedia africana, legno e acciaio inossidabile, 45 x 21 x 22 cm

Wim Botha
"Generic Self-Portrait as an Exile" [Autoritratto Generico come un Esiliato], 2013, dizionari e acciaio inossidabile, 46 x 32 x 27 cm


E arriviamo quindi al Padiglione italiano, anch'esso piuttosto ampio e che condivide lo spazio esterno con le installazioni della Cina: Piero Golia con "My gold is yours" lancia un'intelligente provocazione mescolando della polvere d'oro in un monolite di cemento invitando i visitatori a staccarne dei pezzi e portarseli via, mentre di Sisley Xhafa si possono vedere le testimonianze delle installazioni performative realizzate all'inaugurazione.
Anche all'interno sono presenti le installazioni rimanenti dalle performance; Marcello Maloberti è presente con due criptiche opere totemiche: "La voglia matta", un monolite di marmo su cui si esibirono quattro performer con dei teli da spiaggia, e la serie "Bolidi" costituita da strani tavolini a specchio, cinghie borchiate e meloni gialli che vennero usati da una cinquantina di persone. Accanto, le opere "La Cupola" e "Rome Bone China" di Flavio Favelli evocano la cultura cattolica romana accennando all'avanzare dell'egemonia economica cinese.


 Marcello Maloberti
"La voglia matta", 2013
Masso di marmo, teli mare, fanzine
In primo piano alcuni "Bolidi"

Marcello Maloberti
Alcuni "Bolidi", 2013
Tavoli in legno, specchi, cinture, meloni


 Flavio Favelli
"La Cupola", 2013
Lamine metalliche, legno, vetri, neon

Flavio Favelli
"Rome Bone China", 2013
Decalcomanie su piatti trovati

I vari artisti sono stati suddivisi in gruppi di due abbinati in base a definizioni contrapposte, da cui il titolo del padiglione Vice Versa.

Ancora concettualmente criptiche sono le due opere contrapposte sul tema prospettiva/superficie di Giulio Paolini e Marco Tirelli.


Giulio Paolini, "Quadri di un'esposizione", 2013, disegni a matita ed elementi vari su parete, base bianca opaca, teca di Plexiglas con disegno inciso, 36 lastre di Plexiglas

Marco Tirelli, senza titolo, 2013
Tecniche miste su carta, bronzo, legno, gesso, specchio, vetro, plastilina, creta, ottone e legno bruciato
Sullo sfondo: Giulio Paolini

L'imponente installazione di Marco Tirelli reintroduce il discorso sulll'esoterismo, temporaneamente interrotto da altre partecipazioni nazionali, con simboli e oggetti correlati al mondo mistico-scientifico-alchemico: il gufo, la ghigliottina, il compasso, gli alambicchi, la dissezione, eccetera.



Marco Tirelli, senza titolo, 2013
Altri particolari dell'installazione

Anche l'opera "Piccolo sistema" di Gianfranco Baruchello (un minimale appartamento/studio completo di letto) ripropone la ricerca scientifica come salvezza umana nella tematica sistema/frammento che vede come contrapposizione l'opera "The Dry Salvages" [I Recuperi Secchi] di Elisabetta Benassi (una distesa di 10.000 mattoni realizzati con l'argilla proveniente dai luoghi alluvionati del Polesine marchiati coi nomi dei detriti spaziali che orbitano intorno alla terra elencati in un apposito catalogo) che descrive una natura minacciosa, ostile e implacabile.


Gianfranco Baruchello, "Piccolo sistema", 2012-2013
Struttura in legno e materiali vari


Elisabetta Benassi, "The Dry Salvages", 2013
~ 10.000 mattoni, sabbia, libro

Le due opere precedenti sono concettualmente sintetizzate da "Due" di Massimo Bartolini, costituito da un percorso che offre due alternative: una strada piana e regolare sovrastata dalle scritte ASCOLTARE e CAMMINARE e che non porta da nessuna parte, e una salita accidentata abbinata alla scritta CANTERELLARE da cui si vede un'apertura verso un vano che però è inaccessibile. Le parole sono quelle di Giuseppe Chiari e comprendono anche PIANOTER (in francese tamburellare), posta all'inizio, e FANTASTICARE posta nella stanza inaccessibile. Anche quest'opera sembra riferirsi al percorso iniziatico e all'esistenza di un ambito occulto il cui accesso non è facilmente raggiungibile. In pratica i miraggi offerti dal Multi-Level Marketing, dalle religioni e altre strutture gerarchiche, tutte versioni dello sfruttamento piramidale esistente in mille varianti nella nostra malsana società.

All'opera di Bartolini, nella contrapposizione suono/silenzio viene abbinata "Fe2O3, Ossido ferrico" di Francesca Grilli, un'installazione performativa consistente in una lastra di ferro che viene intaccata da uno stillicidio d'acqua pilotato da vocalizzazioni attraverso un microfono: un'allegoria della volontà e della perseveranza.


Massimo Bartolini, "Due", 2013
Fusioni in bronzo e le 5 opere di Giuseppe Chiari "Ascoltare", "Camminare", "Canterellare", "Fantasticare", "Pianoter"


Francesca Grilli, "Fe2O3, Ossido Ferrico", 2013
Performance, lamina di ferro, acqua, voce, microfono

Per il soggetto veduta/luogo, a "Viaggio in Italia" di Luigi Ghirri, una collezione di fotografie realizzate da 20 fotografi tra gli anni '70 e '80, è abbinata l'opera olfattiva e invisibile "per l'eternità" di Luca Vitone, consistente nella diffusione di tre essenze di rabarbaro negli ambienti del padiglione (che però al momento della mia visita non sono riuscito a percepire) a ricordo dell'invisibile minaccia dell'amianto che persiste in Italia.

Per corpo/storia sono invece abbinate l'enorme massa di terra, pari al peso di quella scavata per seppellire i corpi in diverse fosse comuni, e posta in alcuni monoliti di legno e ferro da Francesco Arena, con la performance "Ideologia e Natura" di Fabio Mauri, un estenuante spogliarello che, seppure solleverà il consenso delle persone più intellettuali per l'apprezzabile soggetto concettuale contro sottomissione e totalitarismo, ai maschietti tendenzialmente sadici farà alzare la pressione e sollevare qualcos'altro.


Luigi Ghirri, "Viaggio in Italia", 2013
117 fotografie realizzate da 20 fotografi
Stampe cromogeniche

Francesco Arena, "Massa sepolta", 2013
80 mc di terra, legno, cemento, metallo

 
Fabio Mauri, "Ideologia e Natura", 1973, performance


Ho voluto concludere la visita all'Arsenale con l'esordiente Padiglione della Santa Sede a cui il Cardinale Gianfranco Ravasi ha dato l'ovvio titolo In Principio. A parte le tre opere di Tano Festa che immancabilmente riprendono la "Creazione di Adamo" e il "Peccato Originale" dalla michelangiolesca Cappella Sistina, il padiglione è suddiviso in tre sotto temi affidati ad altrettanti artisti: Creazione a Studio Azzurro, De-Creazione a Josef Koudelka e Ri-Creazione a Lawrence Carroll.
Lo Studio Azzurro ha allestito un'installazione video interattiva che parla di natura e condizione di vita attraverso le parole di persone sugli schermi che possono essere attivate toccandole, tra cui vi sono, ancora una volta, anche dei carcerati.
Koudelka è presente con alcune ottime fotografie in bianco e nero che esplorano diversi scenari di distruzione: dalla guerra, al degrado urbano, all'inquinamento, al depauperamento dell'ambiente. Le foto sono appoggiate per terra, forse in segno di biasimo per la distruzione.
Carroll è stato assegnato a Ri-Creazione probabilmente per il metodo di realizzare le sue opere che passa per processi multipli e per l'utilizzo di materiali di recupero. Espone alcuni quadri bianchi senza titolo, di cui uno sotto ghiaccio.

In sintesi il Padiglione vaticano è poco comunicativo e prevedibile. Mi sarei aspettato messaggi meno catechistici, e un impatto iniziale più emotivo e spirituale, mentre si direbbe che alla fine abbiano solo venalmente promosso gli artisti su cui punta la collezione della Santa Sede.
In ogni modo, la Chiesa, presunto garante di quell'etica del Creato e dell'ortodossia naturale, con un padiglione così fiacco, o forse per una questione di numeri, non riesce a fare da contrappeso all'ammaliante mondo dell'illusione e della magia proposto dal resto della Biennale, diventando quindi strumentale ad esso.


Tano Festa, senza titolo, 1979, emulsione fotografica su tela applicata su tavola e smalto, 162 x 200 cm

Studio Azzurro, "In Principio (e poi)", 2013
Videoinstallazione interattiva


Alcune fotografie di Josef Koudelka


Alcuni dipinti di Lawrence Carroll

Con questo capitolo si chiude la visita alle sedi principali. Prossima meta: in giro per Venezia!

Ma se volete avere una visione davvero globale del panorama artistico presente ai Giardini e all'Arsenale, potete anche visitare il Padiglione delle Toilette.




Il Padiglione delle Toilette

L'estremo osservatorio sulla più diffusa e meno considerata forma di Outsider Art, da noi lanciato durante la scorsa edizione della Biennale, quest'anno torna ancora più ricco, con un maggior numero di opere lasciate dai visitatori nei servizi igienici dei Giardini e dell'Arsenale. Trovate la recensione del 2° Padiglione delle Toilette della Biennale d'Arte di Venezia in questa pagina.




Altre partecipazioni nazionali ed eventi collaterali

Fuori dalle due sedi principali, l'atmosfera mistica svanisce, facendoci tornare sul pianeta di ciò che c'è.

Recensire l'offerta espositiva durante la Biennale, tra partecipazioni nazionali ed eventi collaterali, senza neanche prendere in considerazioni le mostre alternative, richiederebbe un tempo illimitato, ma andiamo a vedere le mostre che mi sono parse più interessanti e degne di una visita.


Assolutamente da non perdere è il Padiglione dell'Irlanda dove viene presentata un'imponente installazione video, o meglio filmica, multicanale in cui Richard Mosse racconta, in modo perfettamente lucido e con una sintesi narrativa chiarissima, di come vengano insinuati nella cultura tribale naturalmente armoniosa dei popoli nativi del Congo quei costumi e atteggiamenti devianti tipici dell'uomo moderno per spingerli nella trappola dell'autodistruzione e della guerra.
Un pugno nello stomaco al business bellico! Complimenti, eccellente lavoro, sia per i contenuti che per la bellezza, interamente girato a infrarossi. Coinvolgente, poetico e drammatico.


Richard Mosse
"Beaucoup of Blues" [Parecchi Blu] e dettaglio, 2012
Foto a infrarossi digitale, stampa cromogenica, 182,8 x 228,6 cm


Richard Mosse
"The Enclave" [L'Oasi territoriale], 2012-2013
Film 16mm a infrarossi trasferito su video HD, 39'25"


Molto bello il Padiglione dello Zimbabwe che senza tanti scrupoli parla di credi religiosi. Questo padiglione ospita anche la Mobile Emergency Room di Thierry Geoffroy/Colonel che si prefigge il dibattito di problemi sociopolitici urgenti.


Virginia Chihota
Alcune opere della serie "Mistakes in the Right Lines" [Sbagli dalla Parte Giusta], 2013
Matita e pastello a olio su carta, 192 x 150 cm, e due serigrafie su carta, 180 x 150 cm


 Portia Zvavahera, "Divine Water" [Acqua Divina], 2013, inchiostro su carta Fabriano, 144 x 95 cm

Portia Zvavahera, "Kuzviramba", 2013, inchiostro su carta Fabriano, 100 x 105 cm

Portia Zvavahera, "His Presence" [La Sua Presenza], 2013, inchiostro su carta Fabriano, 151 x 114 cm


Voti Thebe, "Sunrise with Mermaid" [Alba con Mermeide], 2013, acrilico su tela, 126 x 104 cm

 Michele Mathison, "Landscape" [Paesaggio], 2013, installazione, carbone e acrilico, dimensioni variabili

Al Mobile Emergency Room segnalo l'opera di Mads Vind Ludvigsen "Natürlich Ist Nicht Gut" [La Natura Non È Buona], il cui titolo è una frase pronunciata da Peter Brabeck CEO Nestlé, il busto sembra proprio quello di Brabeck a cui è stata ficcata in bocca una pannocchia di mais OGM; ma tutte le opere sono veramente importanti perché affrontano vere emergenze.


Due viste sul Mobile Emergency Room

 Mads Vind Ludvigsen
"Natürlich Ist Nicht Gut", 2013


Nadia Plesner, "Syrian Lullaby" [Ninnananna siriana], 2013

Nadia Plesner
Senza titolo (donne egiziane si levano per i loro diritti), 2013


Il Padiglione dell'Angola Luanda Encyclopedic City è stato premiato con il Leone d'oro come migliore partecipazione nazionale, per “la capacità dei curatori e dell’artista che insieme riflettono sull’inconciliabilità e complessità della nozione di sito”, che a me pare piuttosto un premio d'incoraggiamento per questa prima edizione; in ogni modo ci sono diverse opere interessanti. L'artista protagonista, Edson Chagas, ha poggiato per terra diverse pile di stampe con riproduzioni tipografiche delle sue foto di ricerca sociale urbana con le quali si può comporre il proprio catalogo di opere preferite, ovviamente a pagamento. Nelle stesse sale sono presenti alcune preziose opere antiche appartenenti alla sede espositiva.


Edson Chagas, serie "Found Not Taken" [Trovato Non Preso], 2009-2013
Riproduzioni fotografiche, stampe tipografiche su carta


 Mayembe, "Vuata Nkampa Ku Makaya Katekela", 2006
Legno, 110 x 75 x 67 cm

Sónia Lukene, "É agora que é Futuro?"
 [È adesso che è Futuro?], 2010
Tecnica mista su tela, 99 x 99 cm (chiusa)

Marco Kabenda, "Quadro 8", 1995
Tecnica mista, collage su legno
91 x 118 cm


Molto vario il Padiglione dell'Iraq, paese martoriato dall'invasione che giustamente non trova ancora pace ma in cui l'arte e la vita non sembrano essersi annichilite per il tragico destino politico.
Troviamo arte di riciclo realizzata più per denunciare uno stato di bisogno che per piacere estetico, immanenti memorie forse nostalgiche di Saddam Hussein, vite da dissidenti politici, visioni di antica vita bucolica e altro: una piccola biennale con molti divani dove passare un momento anche di relax.


Jamal Penjweny
"Saddam is Here" [Saddam è Qui], 2010
Fotografie, dimensioni variabili
Jamal Penjweny
"Another Life" [Un'altra Vita], 2010
Video, 16'15"


Abdul Raheem Yassir
Serie di vignette, 2003-2013
Inchiostro su carta, 21 x 29,7 cm

Akeel Khreef
"2", 2012
Parti di bicicletta, 59,5 x 104,5 x 47,3 cm


WAMI (Yaseen Wami, Hashim Taeeh), senza titolo, 2013
Cartone e materiali vari, dimensioni variabili


Bassim Al-Shaker
"Date Sellers" [Venditrici di datteri], 2011
"Woodcutters" [Tagliatrici di legna], 2011
Olio su tela, 60 x 80 cm

Ali Samiaa
"The Love of Butterflies" [L'Amore delle Farfalle], 2010
Video, 20'00"


Molto interessante anche il Padiglione dell'Azerbaijan.


L'ingresso del Padiglione dell'Azerbaijan "Carpet Interior", 2013 è stato creato da Farid Rasulov

Le fenomenali sculture "proiettabili" di Rashad Alakbarov offrono un affascinante punto di vista su caos e ordine.


Rashad Alakbarov, "Miniature", 2013
Installazione, ferro, proiettore

Rashad Alakbarov, "Intersection", 2013
Installazione, ferro, proiettore


Rashad Alakbarov
Due diversi punti di vista dell'opera "It is not chaos" [Non è caos], 2013
Installazione, ferro, proiettore

Effetto kitsch per le foto di Fakhriyya Mammadova, per gli amanti del genere.
Invece l'opera "Blank History" di Chingiz ha un'atmosfera solenne: una distesa di storici simboli di vari regimi totalitari e religiosi che giace nella polvere (ci sono proprio tutti), i quali sono sovrastati da un tappeto senza disegni, a simboleggiare la necessità di cominciare a scrivere una nuova storia.


 Fakhriyya Mammadova
Wedding: "Girlish Dreams" [Matrimonio: Sogni di Ragazza], 2013
52 fotografie digitali, cornici di legno

Chingiz
"Blank History" [Storia Vuota], 2013
Cemento, tappeto di lana fatto a mano, calce


Il Padiglione del Bangladesh Supernatural, nonostante l'apparenza naïf di alcune opere, trasmette un messaggio a livello planetario di pace tra i popoli e di armonia con la natura, con tanta semplicità che tutte le sciagure causate dall'uomo appaiono ancora più assurde. Sono presenti anche opere di altri artisti internazionali.

Nella stessa sede Officina delle Zattere sono presenti altre mostre interessanti.


 Mahbub Zamal
"Jungle of humanity" [Giungla dell'umanità], 2013
Cartapesta

Charupit School
"Activities in school time" [Attività in tempo di scuola], 2013


 Lala Rukh Selim
"Life on the delta" [Vita sul delta], 2013
Legno, cuscini, ferro, peperoncini
rossi secchi, fieno, capelli sintetici

Dhali Al-Mamoon
"elimination"  [eliminazione]
Installazione

Uttam Kumar Karmaker
"Save the nature" [Salva la natura], 2013
Tecnica mista su tela


Consiglio anche il delicato, morbido e accogliente Padiglione tailandese che non segue le direttive del Palazzo Enciclopedico, ma propone tematiche indipendenti. Troverete l'installazione "Poperomia" di Wasinburee Supanichvoraparch e "Golden Teardrop" [Lacrima d'Oro] un video e una scultura interattiva di Arin Rungjang.


Wasinburee Supanichvoraparch
Viste dell'installazione "Poperomia", mattoni, ceramiche, filo di lana


Il Padiglione della Croazia Tra il cielo e la terra propone la ricerca esistenziale basata sul sogno di Kata Mijatović. Mostra ricca di performance in video.


Kata Mijatović, "I am not conscious" [Non sono cosciente], 2000
Stampa cromogenica su Dubond, 70 x 105 cm

Kata Mijatović, alcuni stralci dai video
e vista globale del padiglione


Kata Mijatović
La  gabbia dove i visitatori sono invitati
a lasciare scritto i propri sogni

Kata Mijatović
Una vista del padiglione


Anche il Padiglione ucraino Monument to a Monument è piuttosto interessante, come spesso si riscontra coi paesi post-sovietici: tematiche politiche, evoluzione culturale del presente, memoria ed eredità del passato.


Mykola Ridnyi
"Platform" [Piattaforma], 2011
Granito, 45 x 20 x 30 cm
Mykola Ridnyi
Stralci da "Shelter", "Father's story" e "Monument"
Video


Zhanna Kadyrova
"Monument to a new monument"
Videoinstallazione

Gamlet Zinkocskyi
"In solitude", 2012
Installazione, carta A4, penna a sfera


Il Padiglione della Bosnia ed Erzegovina The Garden of Delights presenta diversi lavori di Mladen Miljanović su morte e immortalità, tra cui una reinterpretazione del dipinto "Il Giardino delle Delizie Terrene" di Hieronymus Bosch.


Mladen Miljanović, "The Garden of Delights" [Il Giardino delle Delizie], 2013, video HD, 5’48’’

Mladen Miljanović, "A Sweet Simphony of Absurdity" [Una Dolce Sinfonia dell'Assurdo], 2013, video HD, 5’48’’


Il Padiglione sloveno presenta il progetto For our Economy and Culture di Jasmina Cibic: due arguti video a ciclo continuo con le estenuanti discussioni realmente intercorse tra politici e direttori artistici su quali progetti scegliere per decorare il palazzo dell'Assemblea Popolare, e un'eloquente installazione fatta con quadretti da salotto piccolo-borghese su una tappezzeria di insetti chiamati Anophthalmus hitleri ["Senz'occhi di Hitler"], una specie di coleotteri ciechi endemici della Slovenia.


Vista esterna del Padiglione della Slovenia


Jasmina Cibic
Stralci dai video "Fruits of Our Land" e "Framing the Space"
[Frutti della Nostra Terra] [Incorniciando lo Spazio]


Dettagli dell'installazione


Nei pressi si trova anche il Padiglione centroasiatico che però non abbiamo potuto visitare: questa è la terza e ultima partecipazione nazionale che abbiamo trovato chiusa quest'anno in pieno orario di apertura.


Il Padiglione dell'Asia Centrale era chiuso


Il Padiglione macedone presenta Silentio Pathologia di Elpida Hadzi-Vasileva: un'installazione di grandi dimensioni che, contrastando le attuali direttive socio-politiche strumentali all'economia globalizzata del lavoro, rievoca i rischi dei flussi migratori, ossia le malattie contagiose quali le grandi pestilenze che hanno più volte segnato la storia umana. Dagli scambi commerciali sulla Via della Seta percorsa dal veneziano Marco Polo, ai ratti.



Viste dell'installazione "Silentio Pathologia" di Elpida Hadzi-Vasileva


Altre installazioni ambientali sono esposte da Irena Lagator Pejović al Padiglione del Montenegro, il quale ha ricevuto una menzione dalla giuria. In effetti questo padiglione sembra chiudere la parentesi esoterica, in quanto si possono trovare ancora connessioni ai temi esoterici del Palazzo Enciclopedico: si parte dai fili dorati in "Further than Beyond" [Oltre l'Oltre] che sono appena visibili in una stanza buia, come fossero le invisibili trame di un disegno non chiaramente visibile ossia esoterico, o forse una metafora della vita spirituale dopo la morte; si passa per un'altra stanza totalmente oscura, "Image Think" [Pensa Immagine], su cui vi sono dei piccoli forellini da cui si intravede la luce esterna che appare come un cosmo virtuale che si riflette insieme alla nostra immagine sul pavimento a specchio, facendoci sentire come immersi in esso; si arriva nella stanza di "Ecce Mundi" [Ecco il Mondo] di un bianco abbagliante, le cui pareti, soffitto e pavimento sono decorate da tanti piccoli ometti stilizzati come se fossero fotogrammi di persone che roteano nel vuoto, suggerendo l'antropocentrico e illuministico pensiero della centralità umana nel cosmo.


Irena Lagator Pejović,  "Ecce Mundi", 2013
Disegno e stampa su tela, inchiostro, matita, neon, legno, 306 x 306 x 236 cm


Atmosfere esoteriche anche per Catherine Lorent, artista selezionata per il Padiglione del Lussemburgo Relegation, in cui avviso un tentativo di riavvicinare la cultura eversiva delle masse giovanili all'oligarchia mistica delle élite: come un concerto dei The Beatles.







Catherine Lorent, alcune viste su "Relegation"
Dettaglio di una delle statuine ermafrodite coi colori della bandiera italiana


La pervasiva presenza di temi esoterici in tutta questa Biennale giustifica un'interpretazione in chiave mistica anche per il Padiglione islandese: si tratta di un'installazione ambientale in cui un'architettura finemente decorata con regali motivi, che rievocano lo stile barocco e arabo, compenetra il locale espositivo senza farne parte, come se le due strutture fossero appartenenti a dimensioni diverse ma momentaneamente visibili contemporaneamente; sembra un'allusione all'esistenza di realtà e società occulte.



Viste dell'installazione "Foundation" di Katrín Sigurdardóttir


Il Padiglione del Kenya, anch'esso esordiente quest'anno, è un'altra piccola biennale, con molte opere diverse, nonostante sia stato criticato per l'esigua presenza di artisti del Kenya e troppi dalla Cina, ma è pur sempre un padiglione ricco di opere interessanti, di cui molte inerenti la natura.


 Kivuthi Mbuno
"Savana 3", 2012
Acrilico su tela, 107 x 152 cm

Li Wei
Serie "Flying over Venice" [Volando sopra Venezia], 2013
Stampa fotografica da performance, 120 x 80 cm


 Fan Bo, "The Flowers Blow and Fade" [I Fiori Soffia e Svanisci], 2011, olio su tela, 230 x 120 cm

Lu Peng
"Puzzle", 2012
Colore cinese su carta, 155 x 200 cm

Chen Wenling, "Games" [Giochi], 2010, bronzo, vernice per automobili, 201 x 60 x 50 cm


 Armando Tanzini
"La maschera bianca", 2013
Tempera su tela, 110 x 160 cm

Armando Tanzini
"Africa" (dettaglio), 2013
Alluminio, 135 x 135 cm


Feng Zhengjie, "Floating Floras Classic Series No. 01", 2010
Olio su tela, 210 x 210 cm

Luo Ling & Liu Ke
Installazione con video


A due passi dal Padiglione keniota si trova l'esuberante installazione di Bill Culbert "Front Door Out Back" [Entrata dalla porta principale, uscita sul retro] per il Padiglione neozelandese: un allestimento quasi turistico ma che dimostra anche una certa sensibilità per l'ecologia.

Bill Culbert, alcune viste sulle installazioni di "Front Door Out Back"


Il Padiglione del Portogallo è sicuramente il più stravagante: un'imbarcazione ormeggiata alla Riva dei Partigiani tutta ricoperta da Joana Vasconcelos con piastrelle che illustrano una vista panoramica di Lisbona prima del terremoto del 1755. L'opera galleggiante salpa tutti i giorni per compiere un breve tragitto verso Punta della Dogana.


Joana Vascolcelos, "Trafaria Praia", 2013
Mattonelle ceramiche Azulejos dipinte a mano


Eventi collaterali

Per chi è interessato alla natura, consiglio l'evento collaterale Rapsody in Green con opere di artisti cinesi, tra cui gli incredibilmente dettagliati dipinti di Huang Ming-Chang.


Huang Ming-Chang, "Paddy in Autumn" [Risaia in Autunno] e un dettaglio, 1994
Olio su tela, 140 x 202 cm


 Kao Tsan-Hsing
"Green Box" [Scatola Verde], 2004
Ferro dipinto e lana d'acciaio, 150 x 50 x 40 cm

Kao Tsan-Hsing
"Destiny of the Green Grass" [Destino dell'Erba Verde], 2004
Ferro dipinto e lana d'acciaio, 207 x 103 x 20 cm


Il Padiglione internet The Unconnected, giunto alla sua terza edizione, non è propriamente una partecipazione nazionale e non è neanche più presente tra gli eventi collaterali o ufficiali della Biennale, quindi è stato "declassato" a evento autogestito, ma in compenso è situato in una sede più comoda e facilmente raggiungibile a piedi, in Dorsoduro.
Aspettandosi un'esposizione totalmente virtuale e immateriale, stupisce che invece sia stata dedicata alle persone non connesse a internet e che le opere presenti siano essenzialmente dipinti o riguardanti la pittura; struggente il video su smartphone in cui si simula la pittura della scena o della persona ripresa. La stessa sede è materialmente decadente e romantica.
Questa inversione a U verso la fisicità sembra essere frutto di una crisi identitaria propria del mezzo telematico ed esito di una ciclotimia di chi sta in bilico tra il volo nell'incognita del cambiamento e la sicurezza nella solida terra della tradizione.
Non considero internet un luogo o un territorio di appartenenza, ma solo uno strumento conoscitivo e anche espressivo; forse è anche questa la misconcezione che può aver determinato questo ripensamento dell'iniziativa tecnofila; un po' come organizzare una mostra di sola pittura a spatola; personalmente ho una visione di Padiglione più tradizionale, in senso di appartenenza territoriale.
D'altronde questo mancamento sembrava profeticamente già inscritto nelle opere dello stesso Miltos Manetas (ideatore e Guru del Padiglione Internet e protagonista di questa edizione), così legate alla fisicità del reale; in particolare nel dipinto a olio "Sad Tree" del 1995, con tre cipressi di cui il terzo ripiegato su se stesso, come quest'edizione.
Bello l'ottimo e approfondito catalogo gratuito, in cui però vi è la lunga e ampollosa descrizione di un rocambolesco viaggio che Manetas fece intorno al mondo per incontrare personaggi più o meno influenti, da Los Angeles al deserto del Sinai e con finale mistico: molto interessante, ma al contempo sembra una excusatio non petita per giustificare la presente edizione.


Miltos Manetas, senza titolo (The Unconnected) [I Non-connessi], 2013
Olio su tela, 300 x 600 cm


Miltos Manetas, "Looking at the Blackberry" [Guardando il Blackberry], 2013, olio su tela, 200 x 300 cm

Miltos Manetas
Dipinge Enrico Ghezzi sul Blackberry, 2013


Un altro evento collaterale da non perdere è Lost in Translation, una grande mostra di artisti russi imperniata sull'interpretazione di opere difficili da comprendere perché strettamente correlate al contesto in cui vennero create. Le ottime didascalie che descrivono tutte le opere permettono una lettura approfondita e una ricostruzione dell'interessante ambito artistico russo dagli anni '70 a oggi.


Vitaly Komar, "The Perfect Slogan" [Il Motto Perfetto], 1974-1984
Olio su cartone, 75 x 300 cm


Elena Elagina, "Magum Opus Laboratory", 1996, installazione, carta, acquerello, inchiostro, stilografica, matita, compensato, encausto, cartone pressato, legno, metallo, timbro, osso, vetro, plastica
Alena Tereshko
"Girl from the Urals" [Ragazza dagli Urali], 2012
Video monocanale, 9'05"


Vladimir Logutov
"Structured Space" [Spazio Strutturato], 2012, video monocanale

Aleksandr Kossolapov, "Malevich - Marlboro", 1997, acrilico su tela, 122 x 108 cm



Oleg Kulik, "Tolstoy and Hens" [Tolstoy e Galline], 2004 Cera, tessuto, legno, vetro, galline impagliate, olio
270 x 200 x 150 cm

Semen Faybisovich, "Bundle under Pine-Trees. Double Session" [Fagotto sotto i Pini. Doppia Sessione], 2001
Videoinstallazione a tre canali


Vladimir Dubossarsky and Aleksandr Vinogradov, "Golden Fish" [Pesce d'Oro], 1994, Olio su tela, 200 x 350 cm


Sergey Bratkov, "Slogan", 2010, stampa digitale, neon, 180 x 635 cm
"LUNGA VITA AL MALE DI OGGI PER IL BENE DI DOMANI"




Conclusioni

Come già scritto nella prefazione, considero questa Biennale un'alba epifanica dell'occultismo esoterico, un rivelarsi di un antico e negletto misticismo metafisico denso di argomenti e simboli iconografici tipici dei culti massonici, cabalistici, alchemico-scientifici e satanici appartenenti anche ai cosiddetti Illuminati, ovvero la tradizione prometeica o luciferiana, il portatore di luce (della conoscenza) rubata a un altro dio.

In ogni modo, trovo in quest'epifania un'esangue autocommiserazione: proprio coloro che rappresenterebbero la forza oppositrice di ribellione a un dio padre e padrone mostrano, come in tutte le religioni, quel languore romantico di autocelebrazione decadente, di contemplazione di sé e dei propri momenti fausti e infausti.

Alla fine si fa un gran bailamme in cui si mischia tutto: il misticismo illuminista metafisico e umanista alle aberrazioni cultiste mortifere, sadiche e nichiliste.
Sicuramente, se questa esposizione vuol essere il sunto di quel mondo, allora è stata un'ottima opportunità per osservarne il panorama onnicomprensivo e che forse mai si è potuto esaminare in modo così enciclopedico; ma può lasciare tante persone ancora più confuse su quali siano i fini dell'esoterismo magico o quelli dell'autodeterminazione dell'Uomo, se ci sia una dottrina per la propria evoluzione spirituale o se, come sostengo, le dottrine rappresentano l'errore, l'immanente imperfezione da cui partire per perseguire filosoficamente la perfezione.

Di certo, la divergenza tra chi crede a una visione paradisiaca della vita terrena (nella configurazione naturale della vita da preservare così come data) e chi crede a un'esistenza tesa all'evoluzione verso infinite possibilità (nella rottura volontaria dei limiti naturali), si capisce quanto sia comunque unita quest'umanità che pone la discussione su dove andare; come se il cambiamento fosse possibile solamente tutti uniti.

Infine, sarei curioso di sapere cosa direbbe, o ha eventualmente detto, Philippe Daverio a proposito di questa Biennale, visto che vi è un'ampia trattazione di temi iniziatici, argomenti sovente toccati dal critico.
Daverio fu piuttosto beffardo nell'esprimere il proprio parere sulla scorsa edizione curata da Bice Curiger definendola una sagra d'intrattenimento popolare, e anche questa segue più o meno lo stesso trito schema con la stanza del gioco, la stanza delle streghe, la stanza buia, la stanza con la meraviglia.
In verità Daverio è sempre stato piuttosto critico nei confronti della Biennale di Venezia, e in fin dei conti sono anch'io d'accordo che l'Arte non dev'essere intrattenimento e che una Biennale come quella di Venezia potrebbe piuttosto essere semplicemente una convention per artisti, una fucina dove creare pensiero.

Passando agli aspetti più materiali, il prezzo del biglietto d'ingresso quest'anno è salito a €25 per Giardini e Arsenale, e €80 per il pass permanente: troppo alti.
Inoltre, siccome la Biennale è sovvenzionata da contributi dello Stato, sarebbe opportuno che i cittadini italiani avessero almeno uno sconto, se non l'ingresso gratuito, tanto più che oggi come oggi la cultura artistica degli italiani è quasi inesistente.

Da non perdere: Padiglione irlandese The Enclave di Richard Mosse - Fondaco Marcello, San Marco 3415

Jizaino -