Così vicina così lontana
Arte in Albania prima e dopo il 1990

recensione di Jizaino, 21 novembre 2009


"Così vicina così lontana - Arte in Albania prima e dopo il 1990"
Mostra collettiva d'arte moderna e contemporanea.
Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce - Via Jacopo Ruffini, 3 - Genova
fino al 7 febbraio 2010
orari: martedì-venerdì 9.00-19.00, sabato e domenica 10.00-19.00
ingresso 6€
http://www.museovillacroce.it/[]>


La mostra


Bukurosh Sejdini
"The commandant", 1965
Olio su tela, 77x62 cm.

Heldi Pema/Alvas Papandili
"No more totalitarianism!", 2005
C-print, 120x119 cm.

Questa mostra si inserisce in una varietà di altre manifestazioni organizzate in occasione dell'anniversario della caduta del muro di Berlino. Sempre a Genova è stato dato grande rilievo alla propaganda nella Germania dell'est dalla galleria Wolfsoniana di Genova Nervi, mentre questa esposizione vuole creare un confronto tra ciò che era ed è l'espressione artistica in Albania prima e dopo la caduta del regime socialista.

La mostra presenta in modo monolitico la palese evidenza del netto cambiamento determinato dall'avvento della democrazia, ossia la caduta della censura attuata dal regime, che ha permesso agli artisti di allinearsi agli stilemi dell'arte contemporanea di stampo occidentale. Le opere del prima e del dopo vengono accostate in abbinamenti tematici.

L'arte ai tempi del regime è uniforme, pressoché impersonale, rigidamente attinente alle necessità governative e all'epica estetica del socialismo, sia nello stile che nei contenuti: soldati e personaggi in atteggiamento stoico, la popolazione che sfoggia un solare coinvolgimento "maoista", lavoratori dalle pose enfatiche, scene in cui predominano il rosso delle bandiere, il verde oliva delle divise, e altri colori della terra, degli edifici e del cielo.
Con il consueto meccanismo del paragone, alle opere del regime vengono affiancate quelle recenti nelle quali tutto a un tratto esplode la varietà, la stravaganza, la libertà espressiva, la contestazione.
Così troviamo le piazze gremite di persone che acclamano la grandiosità del regime a confronto con gli spettrali palazzi di Idlir Koka che ormai sono popolati solo da animali.


Kujtim Buza
"Celebrations in Tirana", 1974
Olio su truciolato, 100x80 cm.

Idlir Koka
"After the Man left", 2008
Olio e acrilico su tela, 80x100 cm.


Troviamo il dipinto di un paterno gerarca a fianco della foto di un figlio della democrazia che come dopo un atto iconoclastico sbuca dalla cornice di un quadro.
C'è la solenne testa bronzea di un impavido aviatore accanto a un assemblaggio costituito da un qualunque casco da motociclista su cui è montata un'elica.
Si vedono persone indaffarate che producono in impianti industriali, di fronte a tristi coppiette imborghesite che immaginano una lontana ipotesi di benessere.


Gentian Gjikopulli, "La dolce vita", 2002
Acrilico su carta incollata su tela, 149,5x100 cm.

Ma in questa liberazione artistica iniziata col crollo del regime, così giovane e recente, già si insinuano gli spettri delle conseguenze: il sentirsi abbandonati a se stessi in una realtà coi troppi problemi che il socialismo ha lasciato in eredità, lo sfacelo, la sensazione di essere liberi ma di non poter fare niente, che ormai è troppo tardi.


Driant Zeneli, "Too late", 2008
Video, DVD, 1'00''.

Lo si vede nei bei dipinti di Orion Shima in cui sono raffigurati i caotici tetti di Tirana dove si trovano antenne paraboliche, che evidenziano la democratica modernità, e cisterne per l'acqua, che ricordano il problema dell'approvvigionamento idrico.

 
Orion Shima, "Tirana", 2007
Olio su tela, 100x85 e 300x170 cm.


Conclusioni

In questa mostra non c'è molto spazio per l'interpretazione: è molto loquace, lineare e univoca; non molto grande ma in fin dei conti è un'occasione per conoscere realtà diverse da quella italiana.


Jizaino -