40jahrevideokunst.de - Videoarte in Germania dal 1963 al 2004
40 anni di Videoarte tedesca

recensione di Jizaino, 23 settembre 2008


"40jahrevideokunst.de - Videoarte in Germania dal 1963 al 2004"
Mostra collettiva di Videoarte tedesca. Progetto di recupero, restauro e conservazione delle opere.
Museo d'Arte contemporanea Villa Croce - Genova
dal 24 settembre al 19 ottobre 2008
orari: martedì - venerdì 9.00-18.30, sabato e domenica 10.00-18.30, chiuso il lunedì
ingresso €4


La mostra

I luminosi locali del Museo Villa Croce vengono questa volta immersi nella semioscurità per presentare, per la prima volta in Italia, il progetto di recupero, restauro e conservazione di opere di Videoarte di artisti tedeschi tra il 1963 e il 2004.



Il progetto ha portato alla produzione di 12 DVD contenenti 59 video significativi della produzione tedesca, realizzando il restauro dove necessario, compito non facile, visto il naturale deperimento di materiale su nastro magnetico. Sul sito del progetto http://www.40jahrevideokunst.de/[]>sono presenti diversi documenti sulle tecniche e come è stato effettuato il restauro.

I 12 DVD vengono mostrati in altrettante postazioni, 9 su monitor con cuffie d'ascolto e 3 in videoproiezione, con le quali si potrà liberamente interagire tramite telecomando e visualizzare il video che si desidera.

Le 59 opere sono logicamente proposte in ordine cronologico e ammontano a oltre 27 ore di video; per questo motivo il biglietto d'ingresso al Museo è valido per tutti i giorni della mostra, rendendo più confortevole la consultazione e l'approfondimento dell'archivio.


Le opere

Tra le opere dell'archivio troviamo anche materiale risalente ai primissimi albori dell'era televisiva, come ad esempio "Sun in your head" ("Sole nella tua testa") del 1963 realizzata da Wolf Vostell manipolando e filmando in pellicola 16mm le immagini in movimento delle prime trasmissioni televisive tedesche, siccome non erano ancora diffusi i sistemi di registrazione magnetica del video.
Vengono presentate altre opere realizzate in origine su pellicola 16mm, come "Land Art" (1969) di Gerry Schum, che poco avrebbe a che fare con la Videoarte se non per l'unico particolare di essere stata realizzata espressamente per la televisione.


Wolf Vostell, "Sun in your head", 5'17'', 1963

Oltre a Vostell troviamo altri nomi importanti del movimento internazionale Fluxus, come Joseph Beuys di cui viene mostrata l'unica sua produzione specificamente realizzata nel 1970 per la televisione intitolata "Filz-TV" ("Feltro-TV").


Joseph Beuys, "Filz-TV", 10'08'', 1970

Sempre appartenente al movimento Fluxus troviamo anche Nam June Paik, che nel contesto germanico non sarebbe molto attinente, se non per il fatto che nella trasmissione televisiva proposta "Good Morning, Mr. Orwell" è presente lo stesso Joseph Beuys, insieme ad altri artisti internazionali ingaggiati da Paik per la realizzazione di un evento artistico collettivo trasmesso via satellite nell'anno 1984, data non scelta a caso: con quest'opera Paik sembra voler sfatare la visione descritta nel romanzo "1984" di George Orwell in cui la televisione rappresenta il sistema di controllo di massa, cercando di proporre il medium televisivo come strumento di diffusione globale di arte e cultura. Ma purtroppo i buoni propositi di Paik e tanti artisti non sembrano aver sortito alcun effetto... e se la televisione rimane la voce del Grande Fratello (quello orwelliano, per carità), oggi le città sono pure costellate di videocamere a circuito chiuso.


Nam June Paik, "Good morning, Mr. Orwell", 58'00'',1984
(Beuys sulla destra)

Di fatti Michael Klier è di parere opposto: nell'opera "Der Riese" ("Il Gigante") del 1983, in cui utilizza materiale proveniente da videocamere di sorveglianza, tenta di conferire all'osservatore una sensazione di controllo superiore sulle attività pubbliche.


Michael Klier, "Der Riese", 81'32'', 1983

Molti altri sono i nomi di rilievo presentati dalla mostra, quali Jan Dibbets con "TV as a Fireplace" ("TV come Focolare", 1969), Jochen Klier con "Rufen bis zur Erschöpfung" ("Chiamare fino allo Sfinimento", 1972, nella presentazione erroneamente tradotta con "Piangere fino allo sfinimento"), la performance del 1974 di Valie Export "Raumsehen und Raumhören" ("Vedere lo spazio e Sentire lo spazio") che ricorda le prime sperimentazioni dell'americano Bruce Nauman, Marina Abramović con "City of Angels" ("Città degli Angeli", 1983), Harun Farocki con "Gefängnisbilder" ("Immagini dalla prigione", 2000), Katharina Sieverding con "Life-Death" ("Vita-Morte", 1969-2004; l'Artista è stata presentata in gennaio a Roma da Achille Bonito Oliva) e altri.


Andree Korpys e Markus Löffler, "The nuclear Football", 30'41'', 2004


Conclusioni

Molti sono i nomi di rilievo e in generale sono presenti un maggior numero di opere a carattere sperimentale, dove lo strumento viene utilizzato come semplice sistema di registrazione, rispetto a quelle che utilizzano il video come strumento di manipolazione creativa dell'immagine.
La possibilità di visitare illimitatamente la mostra per tutta la sua durata con un unico ingresso, insieme alla presenza di diverse opere che hanno caratterizzato gli esordi della Videoarte mitteleuropea e internazionale, fanno di questo evento un'ottima opportunità di studio e approfondimento.


Jizaino -