Un mondo di schiavi
Quale arte verso la libertà?

di Jizaino, 20 maggio 2016




A parte qualche coraggioso emarginato, ed escludendo residue società tribali ancora incontaminate dalla modernità, la società umana è fondata sulla schiavitù. L'uomo moderno si è assoggettato a una dipendenza dal sistema che lo rende schiavo. La sua metaforica catena è il denaro, problema e soluzione al problema, alfa e omega della sua esistenza, dio unico.

Potrà sembrare la tipica argomentazione che i Testimoni di Geova portano a favore della loro causa, ma è in effetti la realtà, lo sappiamo tutti, in fondo. Forse alcuni non se ne rendono conto, o preferiscono non pensarci, ma molti lo riconoscono, seppure tutti noi non riusciamo a sottrarci da questa maledizione. Il motivo è semplice: per liberarcene dovremmo essere prima tutti d'accordo, perché se una minima parte di persone si sottrae al gioco, queste andranno ben presto ad aumentare il numero dei coraggiosi emarginati, eroi, santi e martiri, scelta alquanto ardua che si preferisce delegare al supereroe o al cristo di turno, che comunque, pur dando l'esempio di alto stoicismo e destando le coscienze, non riescono a eliminare il problema di fondo. Per questo motivo, in un momento dominato dal dio Profitto, è possibile e necessario operare tutti insieme nella divulgazione, nella diffusione del pensiero per la costruzione di un mondo libero.

Fondai questo sito anche con questa visione: usare il potere reazionario, simbolico e suggestivo dell'arte per emancipare dalla schiavitù l'essere umano, che sia artista-fautore o spettatore-beneficiario, giacché anche il nome del sito trae origine dalla parola Libertà. Liberare l'individuo dagli schemi che lo rendono schiavo, a qualsiasi livello e di qualsiasi ceto, anche colui che crede di essere benestante, ma in realtà ancora più schiavo di quel sistema che ha monopolizzato la sua vita e la sua mente, la quale è capace ormai solo di pensare al profitto.

Gli argomenti che propongo in questo sito hanno sempre avuto una caratteristica: l'essere diretti dall'arte verso il pubblico, dagli artisti agli spettatori, proponendo critiche, disamine, interpretazioni, ma sempre qualcosa che dai fautori va ai beneficiari; una sorta di imposizione, o se vogliamo eufemisticamente di proposta o suggerimento.
Questa volta invece voglio essere ancora più diretto, redigendo un articolo che parla schiettamente al pubblico, i beneficiari dell'Arte.

La speculazione e lo sfruttamento, caratteristiche necessarie al mondo del profitto che ci rende schiavi, hanno immancabilmente generato una bolla che da tempo è esplosa lasciando la cosiddetta crisi economica, ossia hanno finalmente rivelato la viscerale mancanza di equità propria di questo sistema speculativo.

Così al mondo si è finalmente rivelata la vera faccia del profitto, che toltosi la maschera cambia nome in "crisi economica", ovvero la mesta locuzione con cui si definisce ipocritamente l'iniquità sociale, ossia l'estrema differenza e separazione tra benestanti e indigenti.

È certo vero che in tempi di crisi tante persone in difficoltà tendono a disinteressarsi di tutto ciò che non è strettamente necessario o funzionale alla propria sussistenza o sopravvivenza, dimenticando arte, cultura, etica e conoscenza, ritenendole superficialità, per favorire invece il pragmatismo del lavoro, del denaro e del cibo, le stesse preoccupazioni che storicamente attanagliano gli schiavi, la classe vinta dai pre-potenti, i servi della gleba, quelli che lavorano in cambio di cibo, che oggi si chiama voucher pasto, In molti casi sono perfino inconsciamente in cerca dell'autodistruzione, nell'alcol, nelle droghe o nel gioco, magari nella finta speranza di risolvere i propri problemi, ma sicuramente per cercare una fuga o uno scopo alla propria mortificazione. In realtà costoro non fanno altro che consolidare le catene e le sbarre che li imprigiona: non è la retribuzione che rende liberi, ma la conoscenza.
Ma anche i benestanti non si sentono meglio, perché in buona parte sono coloro che hanno approfittato del parassitario sistema sociale di sfruttamento del prossimo, che hanno pertanto trascurato la propria etica, schiacciando la dignità umana in cambio di denaro, così come si spreme l'uva per ottenere il vino, all'insegna del "mors tua vita mea" e sotto la squallida insegna "arbeit macht frei", nazi docet. Simili persone non hanno una vera considerazione per l'essere umano, quindi non hanno neppure interesse per la sua espressione, la sua cultura, la sua arte; al massimo ne apprezzano il virtuosismo artigianale nella manifattura di oggetti di lusso e di ostentazione del proprio potere. A costoro interessa solo sé stessi, la lussuria, quindi indugiano proprio negli stessi vizi del poveraccio: gioco d'azzardo, droga e prostituzione.
Questa non è umanità, ma un sistema dominato dall'impoverimento intellettuale, dalla mancanza di rispetto, in cui sia il potente che il sottomesso credono allo stesso dio: il denaro.

I fatti globali che chiunque può apprendere ogni giorni dalle notizie, spingono quest'epoca verso il baratro in modo sempre più incontrollato, tanto da farmi dubitare che si possa ancora cambiare questo stato di cose per mezzo della sola delicatezza e della sensibilità di un'arte suggestiva, che possa far riflettere e destare le persone sopite o far prendere coscienza ai pre-potenti. Non demordo, ma è necessario qualcosa di più, per questo mi rivolgo ora direttamente al pubblico con schiettezza, e non senza un certo biasimo, ai collezionisti in particolare.

Gli artisti, quelli veri, sono gli unici a non avere grande colpa, anzi in buona parte sono inclusi tra gli oppressi e gli emarginati dal sistema.

I veri artisti sono lì: martiri del sistema, che si autoimmolano rischiando la propria sorte in nome della libertà. Attraverso di essi sopravvive la scintilla dell'autodeterminazione, le loro opere sono cristalli, gioielli in cui si preserva l'anima dell'umanità, come inglobata nell'ambra, in cui possiamo leggere tutto ciò che non è scritto da nessun'altra parte, neppure nell'ultimo romanzo di grido, film o prodotto commerciale. I veri artisti sono quelli davvero liberi dalle logiche commerciali, gli irrequieti, gli illusi e sognatori, i naÏf, i portatori di una sincera inadeguatezza alle logiche del mercato. Le loro opere rappresentano l'essenza del loro tempo e contraddistinguono l'immortale artista vero di ogni epoca, colui che ha partecipato con fatica e coinvolgimento genuino alla rappresentazione degli eventi, cercando pionieristicamente la strada per migliorare la società.

I tempi però sono maturi, prima o poi il mondo sobbalzerà improvvisamente, come sempre accade, archiviando quest'epoca critica, storicizzandola in un prospetto che la renderà comprensibile a tutti. Ma dobbiamo fare sì che vengano smascherati i colpevoli e che non si possano ripetere le menzogne dei grandi speculatori che hanno gonfiato le varie bolle, quella dell'arte in primo luogo, imbonendo arte-merce funzionale alle loro brevimiranti logiche di mercato. I grandi schiavi del profitto, sacerdoti della lussuria e propalatori dell'annichilimento etico, non dovranno più trovare un pubblico impreparato e ingenuo.

Il pubblico deve sapere che molti collezionisti sono stati irretiti e ingannati da questo sistema dominato da mercanti imbonitori a cui si sono accompagnati artisti che solo cercano il denaro creando opere appositamente pensate per il mercato, senza personale e genuino movimento d'animo. Si può comprendere bene che a lungo andare tale sistema è insostenibile, perché fondato sullo sfruttamento speculativo: un terreno depauperato viene alla fine abbandonato.

Proprio i collezionisti delusi potranno riaprire gli occhi e darsi da fare con personale intuito perché si possa contrastare e invertire la tendenza, sovvertendo, anzi facendo crollare il sistema speculativo, il sistema dell'arte che li ha ingannati, per favorire un personale mecenatismo guidato dal proprio istinto alla ricerca di quei tasselli che compongono la vera storia dell'umanità libera dagli schemi, ossia gli artisti che amano l'arte più di sé stessi.

Solo così il grande puzzle della storia dell'arte sarà un ritratto dell'uomo libero, e non dell'uomo schiavo.


Jizaino -