Lettera aperta alla Biennale di Palermo

di Abramo ‘TEPES’ Montini, 26 settembre 2012


Ho ricevuto la comunicazione da parte del consiglio direttivo che la mia opera “now and never” è stata selezionata per partecipare alla 1ª Biennale Internazionale d'Arte di Palermo, presieduta da Paolo Levi e che si avvarrà degl'interventi critici e dell'immagine istrionica di Vittorio Sgarbi.

Sarei rimasto estremamente lusingato, se non fosse che per confermare la selezione mi è stata fatta la richiesta di un pagamento di 580 euro frazionabile in 3 rate.

Seppur conscio che una tale cifra non è poi neanche tanto esorbitante per organizzare materialmente un evento di tale ambizione e pure inferiore ad altre simili biennali (considerando le parcelle dei personaggi coinvolti, la realizzazione del catalogo, il materiale pubblicitario e pure che le istituzioni italiane hanno abbandonato la cultura), penso che un'organizzazione che si voglia levare a tale prestigio, non possa crescere facendosi finanziare dall'ambizione di migliaia di artisti all'ombra del sistema dell'arte pronti a pagare pur di partecipare a una mostra col critico di grido.

Piuttosto dovrebbero ottenere il finanziamento istituzionale (come fa la Biennale di Venezia), o il contributo di sponsor, o l'aiuto di mecenati (se mai ne esistono ancora) o magari, usando un termine più attuale, facendo “crowd funding” (prima che passi di moda).
Personalmente posso portare l'esempio del Premio d'Arte Contemporanea Arciere dell'isola di Sant'Antioco, diretto dallo stesso Vittorio Sgarbi, un evento di prestigio a cui partecipai volentieri senza che mi venisse chiesta alcuna cifra da pagare per essere stato selezionato.

Anche il modo con cui è stata proposta la selezione mi lascia alquanto perplesso, ponendomi di fronte a un aut aut: sarei stato selezionato per il mio valore artistico, ma se non accetto il pagamento in seduta stante la selezione viene immediatamente cestinata e avanti un altro. Ma allora, come si può sostenere il tenore qualitativo delle selezioni se alla fine dipende solo dalla volontà di finanziare l'evento?

Non mi voglio elevare al di sopra di nessuno: di certo l'espressione artistica degli artisti selezionati che hanno confermato la propria disponibilità al pagamento (e quindi già elencati nel sito della Biennale) è ben più alta della mia, che è di vocazione puramente amatoriale; però constato che tra essi non vi è alcun artista di richiamo: com'è possibile che un'organizzazione come una biennale non abbia saputo o voluto chiamare alcun artista di punta, magari in qualità di ospite speciale, ma solo chiedere soldi ad artisti come me?

L'encomiabile tendenza antielitaria a selezionare moltitudini di artisti (già dimostrata da Sgarbi alla 54ª Biennale di Venezia) non va rovinata fondandola sulla disponibilità degli stessi a comprarsi la selezione.

Scrivo questa lettera aperta perché credo che sia il momento di far conoscere anche al pubblico la realtà di questo momento artistico e penso che una biennale, e non mi riferisco solo al caso in questione, non possa crescere seriamente solo sfruttando il bisogno di visibilità degli artisti.


Abramo ‘TEPES’ Montini -