La bugia di Mark Rothko
Quando un ebreo adotta un pensiero di Adolf Hitler

di Jizaino, 25 febbraio 2008


Il mese scorso ho visitato la grande mostra antologica su Mark Rothko, che si è conclusa il 6 gennaio 2008 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Oggi, 25 febbraio, anniversario della morte del pittore, mi trovo a scrivere una riflessione che feci di fronte alle sue opere e che mi è tornata alla mente rileggendo il pamphlet.

Questo pittore è noto principalmente per i suoi numerosi dipinti astratti di semplici rettangoli o campiture in cui la rappresentazione è totalmente assente.
La mia riflessione riguarda proprio questi dipinti del periodo astratto.

All'incirca nei primi quindici anni della sua carriera pittorica, Rothko ha avuto un'evoluzione stilistica che lo ha visto progredire dall'espressionismo, al simbolismo, al surrealismo. Quindi, tra il 1945 e il 1947, la sua pittura subisce un rapido cambiamento eliminando qualsiasi elemento rappresentativo per diventare definitivamente astratta.

Tale astrattismo sarà una costante dei restanti venti e più anni della sua vita.

Contemporaneamente a questa rottura con l'Arte rappresentativa, Rothko decide anche di dipingere i suoi quadri astratti su tele di grandi e grandissime dimensioni.

L'esposizione romana offriva un panorama molto completo di questo processo evolutivo di Rothko, permettendo di quantificare le dimensioni di questa progressione stilistica.
La mostra occupava ben sette delle grandi sale del piano terra disposte intorno all'androne.
Ebbene: i primi quindici anni di evoluzione pittorica si esaurivano nelle prime due sale, mentre il resto della produzione astratta occupava le altre cinque sale.

A parte le prime due sale e i testi esplicativi, il resto della mostra si poteva visitare in due minuti, a passo spedito, in quanto le opere astratte di Rothko sono tutte simili.

Ovviamente sull'astrattismo di Rothko esistono diversi testi critici, in questo caso forse oltremodo prolissi, che propongono virtuosismi tecnici o struggimenti del pittore come giustificazioni di questa sua cristallizzazione dei contenuti, questa sua fissazione per un unico soggetto.


Alcuni esempi dell'astrattismo di Mark Rothko

Personalmente non apprezzo la produzione seriale, la reiterazione di un soggetto, a meno che persista solo per un certo periodo o sia giustificata da un motivo concettuale; ma in ogni caso non posso concepire come un pittore possa continuare a dipingere in modo esclusivo la stessa cosa per oltre vent'anni. Per me un tale atteggiamento è mero opportunismo commerciale.
Oppure la pedissequa reiterazione potrebbe essere causata da uno sfinimento intellettuale o da una patologica apatia sfociata nella disperazione.
Sarà pur vero che Rothko, alcuni anni prima di questo cambiamento espressivo, soffrì di depressione in seguito a un divorzio, ma proprio nel 1945 si sposò nuovamente ed ebbe un felice matrimonio. In ogni modo la disperazione e l'autocommiserazione non sono compatibili col genio. Il genio di un Artista si vede nella sua poliedricità, nell'eclettismo, nel sapersi adattare ai mutamenti del mondo, nell'esprimere la propria evoluzione intellettuale o spirituale, rivelando la propria vitalità, la propria volontà di opporsi anche alle avversità della vita.

Rothko era di famiglia russa ebrea: da piccolo assistette alle violente rappresaglie contro gli Ebrei da parte dei Cosacchi, tanto che qualcuno ha voluto associare i dipinti coi rettangoli alla visione delle fosse comuni, scenari di diversi eccidi, che lo impressionarono da piccolo.
Ma una curiosa coincidenza mi fa ricordare che la realtà non è così semplice, ma è un complesso miscuglio composto da tante cose: rivalsa, invidia, contaminazione e stima, oltre che odio ed esorcizzazione.

Adolf Hitler, adottando un pensiero del Ministro della Propaganda Nazionalsocialista Joseph Goebbels, disse:

"Racconta una grande menzogna, rendila semplice, continua a ripeterla, e alla fine verrà creduta."

Rothko proprio a partire dal periodo in cui si concluse la seconda guerra mondiale incominciò a realizzare grandi dipinti, di soggetti estremamente semplici e in modo assolutamente ripetitivo.

Oggi Rothko è uno tra i pittori più quotati: nel 2007 un suo dipinto è stato acquistato presso Sotheby's New York per quasi 73 milioni di dollari. Si tratta di un dipinto del 1950 intitolato "Centro bianco (giallo, cremisi e lavanda su rosa)"; è il terzo della fila in alto nella figura precedente.

In ogni modo questa assidua ripetizione di rettangoli colorati ebbe una sorta di evoluzione: verso gli ultimi anni di vita del pittore, i colori divennero più scuri e meno sgargianti, prediligendo sempre di più i grigi e i neri.


Senza titolo, 1968

Nel 1969 Marcus Rothkowitz si tolse la vita a 66 anni tagliandosi le vene di entrambe le braccia con un rasoio.

Scherzando potremmo anche trovare un'interpretazione alle sue opere astratte: potrebbero essere la rivelazione dei suoi stati d'animo per mezzo dei colori; come fossero cartine tornasole, che questi dipinti ricordano curiosamente.


Una cartina tornasole

E potremmo anche dire che a volte le bugie diventano insostenibili e portano a un vicolo cieco.

Jizaino -