La sussistenza culturale
Breve riflessione sulla protesta contro i tagli alla cultura italiana

di Jizaino, 12 novembre 2010





Premessa: questo sito non si interessa di partitismo politico, faziosità o tornaconto a favore di chicchessia.

Proprio oggi è in scena la protesta contro i tagli alla cultura del governo italiano. In tutta Italia sono sorte iniziative per difendere la sopravvivenza di musei, teatri, biblioteche, siti archeologici e quant'altro: Musei chiusi, opere coperte da teli, cortei in piazza, ma anche aperture straordinarie o biglietti a metà prezzo. Per maggiori informazioni: http://www.federculture.it/.

La cultura e l'Arte hanno un ruolo importante (e a mio parere direi fondamentale) nello sviluppo delle persone e della società. L'espressione artistica serve a comunicare agli altri l'esistenza intellettuale dell'individuo, e nel sapersi confrontare, nel conoscere la cultura altrui, evolve il progresso verso la formazione di una società armoniosa, equilibrata, tollerante.
La cultura e l'Arte sono necessità naturali, e se vengono represse ci si incammina verso il buio della mente, verso la paura e l'odio.

Pertanto questa protesta è sicuramente un atto dovuto; sicuramente lo diventa se si guarda allo spaventoso vortice di denaro destinato altrimenti a pagare debiti a delle banche private, alle armi e alla guerra, agli stipendi esorbitanti per un castello di marionette politicanti e a tutto quel mondo impegnato proprio nello sfruttamento vitale dei cittadini.

L'Arte, e soprattutto la cultura, non sono cose prettamente materiali: non si mangiano; sono la componente metafisica dell'essere e quindi vengono dopo la sopravvivenza corporale, sono destinate a dopo che uno ha già mangiato. Pertanto capisco che atavicamente esse non si sono mai potute sostenere autonomamente, sono aleatorie, materialmente non producono benessere fisico (anche se spesso sono indispensabili a trovarlo proprio a chi è intento a cercarlo).

Ma sento anche che questo vivere grazie al denaro elargito dal sistema precostituito sia un atteggiamento un po' opportunistico e non propriamente all'altezza del fine sociale di cui proprio la cultura e l'Arte potrebbero o vorrebbero essere i paladini.

Come dicevo, l'evoluzione culturale, guidata dall'espressione artistica, dovrebbe portare a una società migliore; e quale società migliore, seppure utopica a detta di molti, se non quella in cui vi è equilibrio, amore, tolleranza, benessere condiviso e uguaglianza? Pensateci bene: pensate che questo mondo sia giusto e onesto? Pensate che il denaro e la mercificazione di tutto, compresa la vita umana, sia la strada da seguire? Penso di no... diciamo che tutti vorremmo vivere in un mondo migliore, dove ci si aiuta l'un l'altro, dove nessuno debba chiedere o rubare per sopravvivere, o chiedere aiuto e protezione ai potenti per continuare a scrivere poesie, o recitare in un teatro, o esporre la propria Arte.

Ecco, questo è l'utopico scenario in cui l'Arte e la cultura hanno raggiunto il loro scopo e in cui, se mai ce ne fosse bisogno, dovrebbero preoccuparsi solo di tenerlo in equilibrio.
Ma cosa fa il mondo della cultura e dell'Arte per raggiungere quello che i veri artisti e sommi intellettuali anelano? Il mondo della cultura spesso si piega ai dettami della società corrotta dal mercato e dal dio denaro, dove domina il cieco profitto a discapito degli ideali.

Il mio suggerimento? Protestare per avere dal sistema la propria fetta di torta può anche essere un atto dovuto, ma solo se poi la si utilizza per impegnarsi nell'emancipazione da questo sistema. Forse sarebbe il momento di prendere decisioni coraggiose e parlare, confrontarsi, capire come liberarsi di questa schiavitù, come vincere la dipendenza dal sistema costituito sul profitto.


Jizaino -