L'eredità del Futurismo
Dall'apice si può scendere o volare via

di Jizaino, 14 ottobre 2007




Il Futurismo, quello che era, un movimento proteso al progresso, senza tregua per la staticità, inneggiante alla frenesia del fare, del conquistare nuove vette.

Nel 2004 è morto Osvaldo Peruzzi, considerato l'ultimo Futurista. L'ultimo? Sembra che questo movimento sia ormai defunto, eppure è fondato su un concetto basilare valido in qualsiasi epoca: il progresso, senza volerlo definire necessariamente una cosa positiva. Come si è evoluto il Futurismo? Dov'è confluito? In cosa si è trasformato?

La GAMeC di Bergamo in questo periodo propone una grande esposizione intitolata "Il futuro del Futurismo", accostando i Maestri di quel movimento ad artisti contemporanei, cercando in qualche modo dei collegamenti.

La mia opinione però è che viviamo in un'epoca di ripensamento; in generale l'Arte tendenzialmente ha una personalità introspettiva, di contemplazione esistenziale, di riflessione.

Oggi il motivo di questo esitare dell'espressione artistica è che la società occidentale contemporanea già vive un'epoca fondata su questo Futurismo.
Dobbiamo prima immaginare l'epoca che precedette il Futurismo, prima del '900, e anche antecedentemente, prima della rivoluzione industriale: il tempo individuale sembrava scorrere lentamente, le persone avevano un atteggiamento rilassato e il soppesamento dei concetti era un costume; in questo contesto sorse il Futurismo, come una volontà di accelerare, di smuovere la statica umanità, anche nel pericolo di provocarne il crollo.

Ecco, il Futurismo ha smosso la società, o perlomeno è stato testimone della sua pericolosa agitazione. La società contemporanea è quindi nata da quelle stesse inquietudini, e di fatto ha assimilato il Futurismo, facendone parte fondante della propria cultura.
La società occidentale contemporanea è Futurismo: techno-music, alta velocità, si vive col cronometro al polso, in preda all'ansia di perdere le opportunità, si produce senza controllo, si accelera in ogni campo con sprezzo del pericolo, si agisce senza calcolare le conseguenze, non si ha tempo. Complici anche le conferme di antichi memento mori, la modernità ci ha spinto a muoverci in qualsiasi direzione senza tregua.

Ecco, in questo contesto proporre il Futurismo non ha più senso, perché il Futurismo è già l'anima della società. Il ragionamento Futurista è già stato premiato dalla struttura economica e sociale, ha già conosciuto la gloria.

E dopo aver vissuto l'apice del Futurismo, per i suoi figli ora forse è già tempo di un Passatismo.

Jizaino -