Die andere Seite
Una disamina del romanzo di Alfred Kubin

di Jizaino, 8 agosto 2009


"Die andere Seite", 1908, Alfred Kubin
pubblicato in italiano da Adelphi col titolo "L'altra parte" (2001), 296 pagine, traduzione di Lia Secci.





Prefazione



Alfred Kubin, oltre a essere stato un rinomato incisore espressionista, è stato anche scrittore; "Die Andere Seite" (L'altra parte) è la sua prima e più importante opera letteraria, che scrisse in sole dodici settimane dopo la morte del padre per sublimare lo shock della perdita che lo aveva portato a un blocco psicologico. Nelle settimane successive alla stesura, Kubin corredò il libro con oltre cinquanta disegni.

Il seguente articolo è un'analisi approfondita della storia, una disamina del suo significato, pertanto siete avvertiti che esso potrà togliervi il gusto della sorpresa; comunque potrà aiutare chi ha già letto il libro ad approfondirne la comprensione, oppure servire da guida a chi si apprestasse a leggerlo in modo ragionato, e ovviamente a suscitare la curiosità in coloro che non lo conoscessero.

Il libro può essere letto a diversi livelli: come semplice intrattenimento durante una vacanza di relax, lasciandosi affascinare da quel gusto narrativo antico scosso da episodi di un horror blando e naïf, il quale ricorda quell'aura di immanente maledizione che precedeva la comparsa di quei fantasmi, tanto diafani quanto spietati, descritti negli ottocenteschi racconti gotici di James.
Oppure a un livello psicanalitico, cogliendo quelle metafore e simbologie di cui il libro è ricchissimo; fino a un più profondo esame dei significati metafisici e filosofici, che si potranno meglio apprezzare conoscendo approfonditamente l'opera artistica di Kubin (a questo scopo vi invito a leggere anche le schede di alcune sue opere presenti nella Collezione in questa stanza).




Introduzione

La storia narra di un attempato artista di Monaco che viene invitato insieme alla moglie a diventare cittadino di Perla, che è la capitale di un misterioso nuovo regno fondato nel lontano oriente: il Regno del Sogno.
L'invito proviene da un suo vecchio compagno di gioventù, Claus Patera, Sovrano di questo regno, il quale divenne immensamente ricco grazie a una fortuita eredità. All'invito si accompagna anche una generosissima ricompensa in denaro e la garanzia di vivere in uno stato che aspira a un'utopica perfezione, una terra promessa a persone degne.
Ma per entrare nel Regno del Sogno esiste una particolare richiesta: nessuno potrà portare con sé oggetti nuovi che siano appartenenti a epoche posteriori alla seconda metà del XIX secolo, perché Patera non ama le diavolerie della modernità; tutto ciò che si trova nel suo Regno, perfino le case, è stato accuratamente selezionato in giro per il mondo e trasportato nella capitale in base al suo personale gusto per le cose usate e del passato.

Il protagonista, accettato l'invito, verrà progressivamente travolto in un'odissea psichica e fisica: già durante il viaggio sarà perseguitato da serpeggianti cattivi presagi, e il suo soggiorno, deludente fin dall'inizio, si trasformerà in una spirale di follia senza uscita, fino ad arrivare all'ecatombe finale, in cui il Regno del Sogno collassa in un'apocalisse terrena e spirituale dai toni surreali e magici.
Questo apocalittico epilogo viene causato da un riottoso americano, il miliardario Hercules Bell, che giunge nel Regno del Sogno senza essere mai stato invitato, con il premeditato intento di fomentare una rivolta.
Al protagonista, che ha una moglie di salute cagionevole, venne assicurato che il clima di Perla è assolutamente mite e costante tutto l'anno, quindi salubre e rilassante; ma al loro arrivo si rendono conto che la città di Perla è perennemente oscurata da una coltre di nubi di origine inspiegabile, ed è quindi immersa in un grigiore spettrale e deprimente, dove il sole è un pallido ricordo.




Disamina

Il racconto è molto evocativo, come ci si potrebbe aspettare da un Artista illustratore come Kubin: egli riesce a suscitare nella mente del lettore la visualizzazione di complesse scene, in dettaglio ma sinteticamente.
Chi conosce le incisioni e le altre opere di Kubin, potrà ritrovarle una per una nei concetti e nelle scene descritte in questo libro.

Kubin, appena trentunenne, sembra voler riversare tutta la sua esperienza in questo libro, esponendo tutti gli aspetti del suo intelletto, tutto ciò che fa parte di una vita presumibilmente ormai compiuta e che è giunta alle proprie considerazioni filosofiche in modo definitivo; certo è che un tempo la vita di una persona maturava presto e in modo piuttosto risoluto, non certo come nell'epoca contemporanea in cui l'immaturità e l'incertezza del Divenire sono eterni compagni di vita.

Il Regno in cui il protagonista si ritrova è un mondo in disfacimento; all'inizio si presenta come un posto piuttosto stravagante, certamente adatto a un artista, ma lentamente si rivela essere un inferno dantesco in cui gli stessi suoi artefici e conniventi periscono a causa dei loro vizi ed errori.
Il male di questo regno è la stasi, il non voler cambiare o evolvere, l'immobilismo causato dalla necessità di mantenere i propri miseri o grandi vantaggi; in altre parole da avidità, opportunismo e pigrizia.

Gli abitanti di Perla sono essenzialmente dei viziosi o dei deboli, sono stati scelti dal Sovrano deliberatamente per queste caratteristiche. Gente "deforme", imperfetta, grottesca, come viene inizialmente descritta dal protagonista al suo arrivo in Perla: paranoici, uomini nevrastenici, donne isteriche, giocatori d'azzardo, iper-religiosi, falsari, alcolisti e perfino assassini ricercati; oppure fisicamente abnormi: gozzi enormi, nasi a grappolo, gobbe gigantesche.



Le persone scelte per diventare cittadini del Regno del Sogno vengono persuase grazie a grandi ricompense di denaro elargite dal Sovrano Patera che possiede ricchezze incalcolabili, le stesse a cui l'americano Bell si rivelerà interessato.
Chiunque tenti di incontrare il Sovrano, anche solo per ringraziarlo, si imbatterà in un muro fatto di burocrazia, richieste impossibili, false promesse e anche velate minacce. Oppure, chi tentasse di indagare risolutamente sull'origine di tanta magnanimità, si perderà dentro il dedalico e inespugnabile Palazzo del Sovrano vivendo un'esperienza surreale e terribile.

Il denaro è l'esca che attira le persone in una trappola, un circolo vizioso che le porta lentamente all'immobilismo e al conservatorismo; proprio come succede nella realtà, dove, per mantenere il proprio status nel contesto dell'instabile sistema speculativo manipolato dai potenti, la gente tende ad aggrapparsi sempre di più alle proprie sicurezze rappresentate dalle proprietà.

Nel corso del racconto alcune promesse del protagonista di approfondire certi argomenti importanti non vengono mantenute, come ad esempio l'indagine sulla presenza di una segretissima massoneria, a causa del sopraggiungere di nuove e gravi contingenze; ciò lascia al lettore l'impressione che le cose non vadano sempre come si vorrebbe e bisogna adeguarsi al cambiare degli eventi. Molti particolari rimangono un mistero, come il popolo degli autoctoni dagli occhi azzurri, l'omicidio di un messaggero di Bell che avrebbe guidato le divisioni russe nell'occupazione di Perla o l'origine dei poteri di Patera.

Una delle misteriose usanze degli abitanti di Perla è il "grande incantesimo dell'orologio": un rito stravagante che gli abitanti sono impazienti di celebrare quotidianamente senza una vera cognizione del perché sia così necessario e gratificante.
Il rito consiste nell'entrare uno alla volta, a un'ora prestabilita, dentro una torre con l'orologio, al cui interno si trovano dei simboli enigmatici su cui scorre dell'acqua e si ode il classico tic-tac dell'orologio. Le persone prolungano il più possibile la sosta all'interno della torre, sebbene gli altri premano per entrare, quindi pronunciano una frase di religiosa prostrazione ed escono visibilmente soddisfatti.
Il rito è un'evidente metafora della frenesia da "tempus fugit" (il tempo fugge) o del "panta rei" (tutto scorre), che però nella spenta vita di Perla sembra ridotta a un semplice rito privo di qualsiasi conseguenza nella realtà.

Ma nel Regno del Sogno lo scorrere del tempo ha un valore positivo: in un altro episodio il protagonista ha un incontro mistico con il Sovrano durante il quale succede un fatto incredibile: per un momento il tempo si ferma e uomini e animali del Regno rimangono immobili come statue di legno; in questo episodio il Sovrano promette di aiutare la moglie gravemente malata del protagonista, ma, dopo un repentino e apparente miglioramento, ella muore in breve tempo.
Ciò sta a significare che l'aiuto non consiste nel modificare ciò che era stato deciso, ma solo nell'accelerare gli eventi per terminare le sofferenze il prima possibile. Il rito dell'orologio è da vedere sotto questo punto di vista.

Il romanzo ha anche una valenza sociopolitica, oltre che metafisica: in esso si contrappongono palesemente l'immobilismo di imperi europei ormai ben radicati, rappresentati dal Regno del Sogno e dal suo mistico sovrano Claus Patera, il cui status viene sovvertito dalla schiacciante avanzata progressista del nuovo impero in divenire, rappresentato dall'americano Hercules Bell, il quale propaganda una necessaria e improcrastinabile ribellione ai soprusi del Regno.
Bell, per spingere la gente alla rivolta, pubblica un ispirato proclama in cui viene raffigurata anche una figura femminile del tutto simile alla statunitense Statua della Libertà (che a sua volta è ispirata a Semiramide di Babilonia), la quale reca una frase in cui si fondono il motto tripartito della rivoluzione francese e ideali massonici.
Nella conclusione del suo proclama, Bell esorta i lettori a essere tutti "figli di Lucifero", mentre precedentemente attribuisce a Patera l'appellativo di Satana: gli ideali illuministici dell'americano vengono proposti come portatori di luce (Lucifero = portatore di luce), ma evidentemente non servono ad altro che al passaggio del dominio da un demone a un altro.
Infatti il vero interesse di Bell è prendere il potere del Regno per appropriarsi delle sue immense ricchezze. L'americano getta scompiglio in quel mondo marcio solo nella speranza di appropriarsi dei presunti tesori del sovrano Patera; ma Bell e gli altri poteri chiamati a sostenere questa rivoluzione rimarranno delusi: del regno del Sogno, che si è sgretolato inabissandosi nel fango come in una apocalisse atlantidea, non rimarranno che melma, detriti e cenere.



In questo antagonismo politico, Kubin rimane neutrale, lasciando l'eredità del mondo, che si è finalmente liberato dalla schizofrenia dei conquistatori, ai pacifici abitanti autoctoni dagli occhi azzurri, che popolano quelle terre con pace mistica fin da prima dell'arrivo di Patera.
Alfred Kubin, nonostante una vita turbata e la propensione a raffigurare situazioni inquietanti, dimostra di avere molto equilibrio, di riuscire a comprendere l'armonia, con un bilanciamento taoista e una monista comprensione del Cosmo; tanto che conclude il romanzo con la frase "Il Demiurgo è un ibrido".

Questo antagonismo tra conservazione e rivoluzione culmina nell'apocalittica lotta finale tra i due possenti contendenti al predominio, Patera e Bell,  che si sono trasformati in colossi di dimensioni cosmiche.
Nella lotta, i loro corpi si fondono annullandosi vicendevolmente, diventando un'unica massa formata da milioni di individui urlanti; la materia torna all'Uno, alla sorgente, alla quiete del nulla primordiale da dove tutto cominciò e ricomincia ogni volta: il Caos cosmico.
Alla fine Patera, che rappresenta il passato, soccombe immancabilmente, lasciando il passo al presente.
In questo turbine causato da forze antagoniste vi è una constatazione del dualismo come generatore delle cose (come il Pólemos eracliteo), dove la surreale visione del membro virile, quale sintesi sostanziale di Bell, è metafora del protendersi del Cosmo verso la parte mancante di sé, tentativo di raggiungere l'altra parte in un monoicismo simultaneo, il sorgere come entità diversa dal Cosmo, pur rimanendo paradossalmente uguale.
Questo Amore si compie "inter feces et urinas" (tra feci e urine), perché nell'immanente dualità del Creato anche la spiritualità più elevata avrà sempre bisogno di un'antitesi carnale.

Kubin ha una grande capacità di comprendere i moti dell'umanità, riuscendo a prevedere le grandi sofferenze che dovranno affrontare gli esseri umani. Questo romanzo offre visioni profetiche sui grandi sconvolgimenti che il mondo affronterà negli anni a venire. Difatti il libro precede di pochi anni la prima guerra mondiale, descrivendo la fine del vecchio mondo degli imperi monarchici che saranno sconfitti dal nuovo impero delle repubbliche democratiche.

Ma questa capacità profetica si spinge ancora oltre nel tempo: Kubin racconta che a Perla tutto il movimento del denaro avviene in modo assolutamente simbolico e ciarlatanesco, che i pagamenti non erano mai coperti da effettiva disponibilità di denaro, che nessuno sapeva in fondo quanto possedeva e tutti prima o poi si ritrovavano inaspettati guadagni e fantastiche opportunità tanto quanto subivano clamorose perdite o multe che lo riducevano in povertà da un giorno per l'altro. Tutto ciò si avvera venti anni più tardi nella Grande Depressione causata dal crollo di Wall Street del 1929, il quale fu causato proprio dalla virtualizzazione del denaro, ossia la grande speculazione economica che si basa tutt'oggi sull'eccessiva erogazione di denaro non realmente coperto da un controvalore in oro o da una reale ricchezza prodotta dalle persone.



Andando ancora oltre, le visioni profetiche di Kubin arrivano fino a tempi recenti.
Nella città di Perla aleggia costantemente una fastidiosa sensazione: i cittadini si sentono come dei burattini, non sentono di poter decidere della propria vita, la quale sembra essere in mano a una mente superiore che ne decide il destino premiando o castigando con lo scopo di correggerne l'andamento.
Kubin spiega che il Regno del Sogno è effettivamente dominato da questo governo che controlla e spia tutti gli aspetti della vita dei suoi sudditi, come un occhio che penetra in ogni fessura e a cui nulla sfugge, onnipotente e unica certezza a cui gli abitanti del Regno possano appellarsi nel bisogno.
Si tratta del potere del Sovrano, che con una "forza mesmerica" manipola il destino del suo Regno, il quale funziona come una creazione della sua mente, come una proiezione del suo pensiero, come un sogno, come il Sogno.
Kubin descrive questo mostruoso potere pieno di tremenda curiosità, che si estende in ogni luogo, come una piovra che penetra dentro le case delle persone con tentacoli flessibili, onnipresenti, sfuggevoli quanto ostinati, riuscendo a manipolare il destino della gente e il corso degli eventi.
Sono clamorosamente evidenti le correlazioni con il controllo delle masse che nella realtà di oggi è attuato a tutti i livelli tramite una variegata e capillare insinuazione dei mass-media e dei sistemi di controllo di massa nelle vita privata delle persone: dai cellulari a internet, dallo studio dei clienti nei supermercati alle banche dati biometriche, dalla televisione alle telecamere a circuito chiuso, dallo spionaggio ambientale ai satelliti, i quali sono tutti connessi a una onnisciente rete di controllo che tutto registra.
Kubin è un precursore di quanto esposto in film recenti quali "The Matrix" (1999) dei fratelli Wachowski, che è una metafora della società contemporanea o ancor prima nel kafkiano "Brazil" (1985) di Terry Gilliam, e nell'imperdibile romanzo "1984" o "Nineteen Eighty-Four" (1849) di George Orwell, che oggi purtroppo non può più essere neppure considerato così fantapolitico.
Kubin con ciò ci suggerisce che la nostra società e tutti i suoi problemi è solo un sogno indotto, di cui potremmo decretare la fine nel momento in cui tutti decidessimo di svegliarci, o che perlomeno potremmo modificare con la sola forza del pensiero semplicemente sapendo che si tratta di un sogno; tutto potrebbe scomparire così come scompare senza lasciare alcuna traccia il Regno di Perla.
Difatti, nel racconto di Kubin, l'incapacità di rendersi conto che si sta vivendo un sogno è quell'idea preconcetta, per cui "il mondo non si può cambiare", che come una piovra serpeggia nelle case e pervade i neghittosi abitanti di Perla, i quali vivono la loro condizione interiormente, senza curarsi della realtà, vivendo mantenuti dal sogno che gli fornisce il Sovrano-piovra grazie ai suoi capillari tentacoli (i quali oggi potremmo identificare con la televisione) con cui manipola i suoi sudditi ridotti a burattini.

Sempre parlando di visioni profetiche, Kubin arriva ai nostri giorni e oltre: il fatto che il Regno del Sogno sia perennemente coperto da una misteriosa coltre di nubi, la quale priva gli abitanti di un salutare irraggiamento solare, sembra descrivere ciò che davvero in questi anni si sta delineando come la maggiore scelleratezza che l'umanità si è apprestata a compiere: la geoingegneria per mezzo delle manipolazioni meteorologiche, tra cui la folle volontà di oscurare il sole per mezzo della dispersione di tossici aerosol in atmosfera, con il pretestuoso scopo di difenderci dalle variazioni climatiche del pianeta Terra.

Alla fine del romanzo il Sogno di Patera si disgrega e l'americano fallisce nella sua ricerca di ricchezze. Tutte le volontà di supremazia tramontano; rimane l'individuo, nella persona del protagonista, che è testimone degli eventi catastrofici causati da quelle illusorie volontà di potere; rimangono gli abitanti autoctoni: primitivi, sereni, tanto semplici quanto depositari di un'antica saggezza.

Nel periodo che precede l'apocalisse finale, come sempre succede, avvengono clamorosi eventi e "tribolazioni".
Dapprima la natura selvaggia, da uno stato di quieta assenza, d'un tratto irrompe nella città come impazzita: animali di ogni specie e formiche di ogni tipo si riversano nella capitale: essi sono come i topi che abbandonano la nave che cola a picco, mettendosi in salvo quando per primi percepiscono il pericolo.
Poi la gente stessa comincia a mostrare comportamenti sempre più folli, più del solito, più di quanto sia mai potuto accadere perfino nel malfamato quartiere francese: si avvicendano in sequenza, come in una Via Crucis, scene di follia omicida, di violenza maniacale, di millenaristica lascivia, di disperato abbandono nell'abulia, di cannibalismo, mentre il Regno mostra i segni di una corruzione che non è più solo spirituale: la muffa, la ruggine, lo sporco e l'imputridimento vince e ricopre qualsiasi cosa.

Durante questo progressivo e inarrestabile disgregamento, il protagonista vive un'esperienza di visioni mistiche e di elevazione spirituale che gli aprono le porte a una profonda conoscenza del Cosmo, mentre l'autoctono popolo dagli occhi azzurri assiste con serena indifferenza.
La descrizione che Kubin fa degli abitanti autoctoni, originari delle terre su cui è sorto il Regno del Sogno, fa venire in mente la storia dei pellerossa durante la conquista dell'America del Nord, e in generale tutti i popoli precolombiani che subirono le invasioni colonialiste degli europei. Quando il Regno del Sogno scompare nel nulla insieme a tutte le sue presunte ricchezze, in quelle terre ritorna il sole e l'antico equilibrio del mite popolo autoctono.
Ciò dimostra il desiderio di giustizia che prova Alfred Kubin e il suo biasimo per l'avidità prevaricatrice che avvelena il mondo; la sua stessa vita ritirata, in campagna tra gli animali, ne è una conferma.

Il popolo dagli occhi azzurri si occuperà del funerale del Sovrano: egli è tornato a essere un comune mortale; il suo corpo, ora spoglio di tutte le vanità e corruzioni, e dopo aver patito un'espiazione terribile, giace in una quieta e religiosa atmosfera mostrando una bellezza sacra, perfetta e umana. L'attenzione con cui Kubin descrive la salma di Patera, di una soprannaturale perfezione e bellezza, è una conferma della sua intima ammirazione per la sacralità della Natura e la perfezione del Creato, nonché del suo sentimento di rispettosa pietas.

Kubin scrive questo romanzo subito dopo la morte di suo padre. Lo stesso Patera è padre di quel mondo antico che si disgrega sotto i colpi del rinnovamento: in greco pateras significa padre.






Conclusioni

Il romanzo è una lucida e coerente descrizione di eventi surreali che profeticamente sono divenuti la nostra reale storia recente. La quiete asfittica e conservatrice viene travolta dalla rivoluzione della modernità edulcorata con balli sfrenati, ricchezza e feste eccessive che però portano all'esagitazione, allo stress e all'ossessione, a un estremo squilibrio che determina il crollo di entrambe le parti antagoniste, l'annullamento reciproco nell'impatto violento tra cariche opposte.
In questa lotta, sia il luciferino Bell che il satanico Patera, tentano le persone con esaltanti o rassicuranti promesse, ma alla fine del racconto vince l'essere umano più puro, inattaccabile dalla schizofrenia; vince l'individuo, vince la pacatezza degli autoctoni dagli occhi azzurri che vennero relegati nel sobborgo in cui hanno atteso con pazienza l'estinguersi di questi moti schizofrenici e distruttivi.


Jizaino -