Chi vuol esser Videoartista?
Riflessioni sul concetto di Videoarte

di Jizaino, 20 aprile 2007


-->Giuliano Sturli - La videoperformance contributo di Atelier Sturli


Nam June Paik, Bill Viola e Matthew Barney sono i nomi eccellenti che ogni cultore della Videoarte citerebbe senza indugio.


Due installazioni video di Bill Viola

Ma cos'è la Videoarte? In base a quello che viene proposto oggi si direbbe che è tutto ciò che ha a che fare con le immagini in movimento e l'Arte.

Personalmente ritengo che si faccia confusione, o perlomeno che si abusi del termine per definire qualsiasi opera d'animazione.

La Videoarte è nata da appena quattro decenni, eppure già oggi è stata travisata, e in essa sono confluite tante tecniche espressive.
La Videoarte è nata con la comparsa dei primi sistemi televisivi e dei relativi sistemi di videoregistrazione.
Nam June Paik può essere considerato il padre della Videoarte; egli ha definito i due modi con cui può essere fruita un'opera di Videoarte.

Il primo modo è quello semplice e diretto in cui l'opera viene trasmessa da uno schermo televisivo; per esempio come nei video di Zbigniew 'Zbig' Rybczynski.


Alcuni fotogrammi di "The fourth dimension" (1988) di Zbigniew 'Zbig' Rybczynski

Il secondo modo è quello che prevede l'utilizzo dello stesso schermo televisivo come parte integrante dell'opera; in questo caso si tratta di installazioni videoartistiche. Questo è il modo che contraddistingue le opere di Nam June Paik.


"TV Buddha" (1974) installazione di Nam June Paik

In entrambi i casi la Videoarte prevede che l'opera sia fondata sull'utilizzo o la presenza delle tecnologie video e televisive.


"Flusso elettronico" (1982), Videoperformance di Giuliano Sturli

Per esempio potremmo citare anche i videoclip commerciali di Chris Cunningham, noto per la sua collaborazione con Aphex Twin. Molti dei suoi video in stile Cyberpunk sono a tutti gli effetti opere di Videoarte, in quanto il video è alla base della loro realizzazione, della fruizione e talvolta anche del soggetto.


Alcuni video di Chris Cunningham

Se accettiamo questi parametri con cui è stata fondata la Videoarte, ci accorgiamo che alcune opere, oggi considerate Videoarte, in realtà mal si adattano a questa definizione.

In effetti oggi la Videoarte sembra essere diventata il calderone dove vengono incluse tutte le opere cinematiche che non hanno ancora trovato una propria categoria, una propria definizione.

Prendiamo per esempio il ciclo "Cremaster" di Matthew Barney: dov'è presente l'elemento video? Il video è assolutamente ininfluente: l'opera è troppo vicina alla produzione cinematografica e se fosse una pellicola o una rappresentazione teatrale non cambierebbe molto. La serie "Cremaster" secondo me ha bisogno di una differente definizione; sono film artistici, cinema sperimentale o qualcosa che ancora non è stato definito.
Inoltre "Cremaster" presenta tutte quelle peculiarità tipiche dell'Arte cinematografica, ossia sono opere realizzate grazie a un impianto di diverse discipline artistiche, con la collaborazione di diversi artisti: scenografia, luci, trucco, costumi, danza, eccetera.


Alcuni momenti del ciclo di "Cremaster"

Se opere come "Cremaster" possono essere definite Videoarte, allora è Videoarte tutta la cinematografia, compresi i film di supereroi, di drammi sentimentali e comici.

Non fraintendetemi: Matthew Barney è un Artista e non lo sto paragonando a quei film meramente commerciali.
Sto dicendo che la Videoarte e il cinema sperimentale sono cose diverse; e un film dai contenuti intellettuali, di difficile comprensione o con un'estetica eccentrica non è per forza Videoarte. Con Cremaster ci allontaniamo troppo dalla definizione di Videoarte, approdando alla "cinematografia d'artista", come per esempio quella  di David Lynch.

Cinematografia, Videoarte o che altro? Se facessimo confluire tutte le Arti visive di animazione in un'unica categoria, questa sarebbe troppo generica. D'altronde le definizioni si usano per definire insiemi finiti di cose.


Jizaino -






Giuliano Sturli - La videoperformance
contributo di Atelier Sturli, 3 maggio 2008

Nelle Videoperformance Sturli ha sempre progettato l'azione che eseguiva personalmente, servendosi nei primi anni Settanta di un operatore che eseguiva rigorosamente il suo progetto. Successivamente con le tecnologie più avanzate, con il comando a distanza, riusciva a realizzare le sue opere in videoperformance da solo.
Il suo desiderio creativo, è stato sin dall'inizio quello di riunire in un unico linguaggio, l'azione corporale, la ripresa video e la sonorità. La sonorità inventata da Sturli non è una colonna sonora esterna, ma un marchingegno realizzato con oggetti o materiali vari, in presa diretta con il movimento del corpo.
L'opera di Sturli è immateriale e si muove nello spazio e nel tempo. Significative sono state le sue teletrasmissioni di opere-video per i Licei Artistici e l'Università di Genova, dove gli alunni poterono vedere nelle aule, una rassegna di videoperformance teletrasmessa. Queste teletrasmissioni furono eseguite dai primi anni Ottanta in diverse città italiane. Attualmente Sturli continua il suo lavoro artistico nell'ambito della medial art.

Per ulteriori informazioni: www.studioset.net/arte/sturli/home.htm[]>