Exposing the enslaver machine
(Smascherare la macchina schiavista)
Sulla Videoarte


di Benna, 3 aprile 2012



Benna, “skopèin: beato carlo liviero”, 2010
Audiovisivo, SD 4:3 Stereo, 5’10” (loop ciclico)


(Articolo originale in inglese)

Una conseguenza di essere video artisti può essere quella di diventare schiavi.
I videoartisti hanno bisogno della tecnologia video per parlare, per esprimere i loro pensieri, la loro visione. La tecnologia è un golem: puoi avvantaggiartene o assoggettarti al suo potere.

Queste parole non sono meramente un modo di impressionare il lettore: vedo invece molte opere video, specialmente di artisti giovani, che tentano ansiosamente di ostentare quanto sanno dominare la macchina, o quanto il loro stile possa essere alla moda. Il più delle volte sono schiavi della tecnologia, che giocano sempre con l’ultimo gingillo tecnologico.
Qualcuno concorderà che molti videoartisti sono interessati solo nell’essere esperti, manifestando significati che sono solo pretesti per mostrare il loro presunto talento, espedienti che nascondono la loro incondizionata devozione per la tecnologia. Ciò è virtuosismo, davvero una cattiva abitudine che possiamo trovare in tutti i generi d’arte. (1) Nulla da rimproverare se a loro piace, ma in fondo al loro cuore cova il bisogno di dimostrare che possono eseguire un buon lavoro.
Peggio di tutti sono coloro che usano la tecnologia per colmare una vacuità espressiva. Tutti quegli artisti-tecnici potranno alla fine diventare artigiani in qualche avanzatissima industria di produzione, silenziosamente creando pubblicità per automobili e profumi, o processando pezzetti dell’ultima roba 3D.
L’Arte non è una professione, non dovete portare a termine un lavoro; invece siete qui per raccontare, non importa come lo fate: raccontate e basta. (2)
Non preoccupatevi dello strumento o della tecnica, ed esprimete i vostri pensieri, perché il nostro mondo ha bisogno di nuove idee, e non di mettere un altro schiavo dentro gabbie strapiene: la parola arte ha la sua etimologia nella radice sanscrita ar, che significa andare, figurativamente come iniziare un’azione.


Benna, “nothing happened archetype”, 2012
Performance e disegno, registrazione video SD 3:4 Stereo, 32’36”, china su carta da spolvero, 210 x 85 cm e quattro parti mobili


Personalmente non dico i miei pensieri solo tramite la Videoarte, ciò sarebbe troppo noioso. Pratico diverse discipline artistiche. La pittura è molto meno tecnologica del video, se non affatto: un pennello, qualche polvere colorata, un legante e una superficie. Il pennello non è altro che un’estensione dello strumento che io sono. Io, in quanto strumento, cambio la realtà intorno a me, trasformandola in un dipinto. Così sono il disegno e la grafica, e anche la performance, eccetera. Anche la fotografia può essere meno tecnologica: fai una scatola stenopeica di cartone, mettici della carta emulsionata ed esponi; il risultato è luce “trasmutata” in un foglio di carta, la quale posso quindi godere con gli occhi e il tatto.
Al contrario, il video elettronico esiste sono dentro la macchia, può essere generato e visto solo attraverso la macchina. Sei un operatore esterno di una scatola nera, la quale è necessaria per mantenere viva la tua opera immateriale. (3) Hai bisogno della scatola nera.

E allora?
Non voglio dipendere da qualsivoglia persona, figuriamoci da qualsivoglia scatola: uso il video, ma non mi importa di essere considerato un buon tecnico. A parte la falsa modestia, sono veramente capace, e potrei mostrare al meglio la mia comprensione per la tentazione finale dell’accattivante stile attuale e della figata di moda a cui la gente si adegua ciclicamente, o semplicemente rendere l’immagine visivamente migliore con quel magico sottotono, ma non mi interessa.
Invece utilizzo spesso apparecchiature improprie che possano produrre disturbo video e audio distorto, bassa risoluzione. Ma ancora ciò non è una scelta d’immagine o stile.
Perché, allora?  Perché voglio “smascherare la macchina”, e magari infine liberarmene. Questo è un processo di decostruzione dall’interno, voglio usare proprio lo stesso strumento per rendere la gente consapevole di esso.
Infatti, una delle mie preoccupazioni quando creo un video, è di rendere consapevole l’osservatore che le immagini in movimento non sono la realtà, ma solo l’interpretazione di essa attraverso un sensore, attraverso un obiettivo, attraverso una codifica di dati.
Ho bisogno di porre un velo sull’immagine, uno “strato d’astrazione”, come un’etichetta che denuncia l’invisibile presenza dello strumento. Attualmente lo faccio usando la colorazione, il disturbo video e la vignettatura: mi ricordano la vecchia fotografia vintage, che apprezzo molto per il suo immanente strato di astrazione fatto di immaturità tecnologica.


Benna, “lost civilization of the vessels”, 2009
Audiovisivo, SD 4:3 Stereo, 5’10”


Ho avuto in buona stima il movimento Dogma 95, almeno fino a un certo grado siccome con amo avere regola alcuna. Mi piace il degrado dell’immagine dovuta alla ripresa a mano libera e il rifiuto di illuminazione addizionale nella scena.
Sono sempre andato nella direzione opposta dell’interminabile corsa per iI realismo e per la perfezione dell’immagine.


Benna, “topic #6”, 2010-2011
Audiovisivo, SD 4:3 Stereo, 15’33”


Ma c’è un altro punto sostanziale: come ho detto prima, le immagini video non sono la realtà. Qui troviamo un importante concetto: nei nostri tempi la maggior parte di noi sono disperatamente abituati alla confortevole pigrizia mentale per cui ciò che vediamo è ciò che è. Fin dal Surrealismo, Magritte ci avvertì che non è così, e ciò è valido per il video, la fotografia, la pittura (e anche la nostra vista, ma il mio interesse è ora concentrato sugli umani alle prese con le macchine). Questa è Realtà Virtuale. (4)
Più l’immagine è realistica, più forte è l’illusione. Le immagini ci ingannano, sono una realtà parallela, una dimensione patafisica, la gente tende a dimenticarlo, per cui è necessario denunciare il suo mistificante potere di persuasione ancora e ancora.
Per la sua persuasività, un’immagine perfettamente realistica è il mezzo migliore per ingannare e cambiare il pensiero della gente in modo deliberato, e creare false prove che creano false opinioni, allo scopo di cambiare la visione della realtà reale. (5) Ciò è quanto perseguono in particolar modo le pubblicità commerciali.
Il video non è la realtà e non dev’essere neanche la nostra realtà percettiva.


Benna, “skopèin: le tue migliori amiche”, 2009-2010
Audiovisivo, SD 4:3 Stereo, 4’12” (loop ciclico)


Infine, il video può schiavizzare la gente, sia gli artisti che il pubblico, anche rendendoli assuefatti. La corsa verso il perfetto inganno della realtà virtuale non finirà mai: dal SD all’HDTV, alla stereografia, all’olografia, agli impianti cerebrali e via dicendo.
Se gli artisti seguono il loro bisogno di essere riconosciuti e acclamati per le loro capacità tecniche, diventeranno tecnologico-dipendenti come i loro spettatori.
Gli artisti sono coloro che parlano: sono autorizzati a raccontare i loro pensieri ed eventualmente guidare gli altri verso la libertà e l’indipendenza; altrimenti dicitori e ascoltatori rimarranno imprigionati nell’assuefacente gioco del dipendere dalle macchine.
Come vecchi a cui serve il bastone da passeggio. (6)


Note a pie’:


(1) Fin da quanto l’umanità abitava nelle caverne, l'arte è stata un modo di comunicare, di far sapere agli altri qualcosa degna di essere registrata, degna di attenzione, che è bella o che è un pericolo: dalle grandi scene di caccia a strani avvenimenti come i segni nel cielo, dalla rivelazione di una bellezza alla denuncia di un totem.


(2) Oggigiorno la nostra psiche è letteralmente sommersa nell’arte visiva: la nostra società è diventata una società visuale e la maggior parte degli aspetti della nostra vita sono il risultato e la causa di contaminazioni mentali per mezzo di immagini da - e verso - pubblicità, film, segnali, cartelloni, cartoni animati eccetera. Fin dai graffiti nelle caverne, l’umanità si è evoluta fianco a fianco con le immagini: è ovvia la ragione per cui il nostro cervello funziona meglio nel processare i ricordi visivi. E la ragione per cui molte persone vorrebbero dominare il potere delle immagini è altrettanto ovvio.
Non è così ovvia la ragione per cui uno possa desiderare di essere considerato, o qualcuno consideri una persona, un artista: in verità la differenza tra un cosiddetto artista e gli altri è solo il ruolo: il primo è quello che parla e gli altri sono gli spettatori, almeno finché il discorso ha luogo, e i ruoli non sono assoluti, possono cambiare nel tempo; tutti possono essere un artista.
Prendendo atto di ciò, i più grandi artisti di tutti i tempi sembrano essere i politici; infatti l’artista - visuale, musicista, scrittore che sia - è un politico; la parola politica dev’essere intesa nel suo più elevato significato: originata dalla parola greca politikè, è connessa alla partecipazione negli affari pubblici e sociali.
E, veramente... ciò che chiamiamo politici sono in realtà politici faziosi: la maggior parte delle volte sono “umili servitori” (leggi: schiavi) che fanno gli interessi dei loro padroni, semplicemente lavorando per vivere nella divina luce emanata dalle banche e altri poteri.
Quindi, il vero e supremo politico è l’artista, il poeta, il profeta e il filosofo; gli altri sono solo golosi di denaro
Alla fine, ecco perché gli artisti dovrebbero essere interessati in primo luogo a ciò che esprimono.


(3) Apparentemente, anche la scatola nera è un’estensione del suo operatore: può essere usata per cambiare la realtà come uno strumento quale il pennello, ma c’è una grande differenza nel livello di dipendenza: io, il pennello e il dipinto apparteniamo alla stessa dimensione, quella della realtà sensoriale umana, dove posso vedere l’opera con gli occhi, e anche cambiare lo strumento pennello con un’altra cosa appartenente a questa dimensione, anche le dita nude. L’opera video è invece un’elaborazione di elettroni che appartiene a un’altra dimensione, e può essere goduta tramite nient’altro che lo strumento elettronico.
Dipendi dalla macchina: immagino che non molta gente sia capace di costruire una videocamera digitale, e spero anche che non molta gente stia sognando di avere una connessione cerebrale diretta con un lettore video o avere uno slot per memorie SD didietro.


(4) Realtà virtuale è una locuzione degli anni ’80s (ma coniata prima) attualmente poco usata, perché questa realtà artificiale elettronica sta pericolosamente convergendo, scivolando e unendosi giorno dopo giorno nella nostra realtà, per la stessa pigrizia mentale.


(5) Già ai tempi quando era una tecnologia rudimentale e sperimentale, la fotografia è stata usata dai governi del mondo per creare fotomontaggi allo scopo di nascondere crimini, rivolte, guerre, di manipolare l’opinione pubblica e creare false prove contro gli opponenti. Non è mai troppo tardi per sottolineare che le immagini non sono la verità: sono invece semplicemente concetti, pensieri, personali e parziali e pregiudiziali visioni di essa. Sono fiabe da raccontare.


(6) Forse il destino dell’uomo sarà quello descritto nell’eterno mito del golem: il creatore della macchina perisce sotto il suo schiacciante potere o si assoggetta alla sua estrema bellezza e perfezione; ciò è causato dalla mancanza di autostima: egli neanche vede più la sua propria abilità nell’aver creato la macchina; è persuaso di essere stato sorpassato e di essere antiquato, obsoleto.
Convergere in un unico ibrido uomo/macchina non salverà l’umanità dallo svanire, come sgomenti filosofi transumanisti sperano, ma ne accelererà il processo attraverso l’assorbimento depauperante dove alla fine la parte più debole sarà definitivamente obliterata e scartata: il più forte prevale, questa è una regola naturale inevitabile. La soluzione sarebbe quella di evitare che l’umanità costruisca il suo carnefice.
Comunque, non credo che l’umanità non avrà più niente da dire, sebbene ora come ora tentare di fermare un suicida sul cornicione è una missione disperata.


Benna -