L'artista giullare
L'Arte non è intrattenimento

di Jizaino, 24 febbraio 2011


Prefazione

Dire che in quest'epoca stiamo assistendo a una perdita di valori, al dilagare di superficialità, status symbol e consumismo depauperante, forse potrà sembrare solo retorica, nostalgia da vecchi barbogi.
In realtà l'incedere della società umana fluttua continuamente; fin dai primordi l'uomo ha sempre vagato tra i due orizzonti antitetici: anima e corpo, ragione e istinto, essere e apparire, amore e psiche.
Se sono qui a difendere l'essere, la ragione, è perché sento che ce n'è bisogno, affinché l'Arte, prima e ultima spiaggia dell'essere umano, non si trovi con le spalle al muro; bisogna correggere la direzione verso cui si sta andando troppo velocemente, e ritrovare un equilibrio.

Se prima volete capire cosa intendo per Arte, leggete filosofia e significato di Arte nella presentazione del sito.


L'artista giullare


Jackson Lee Nesbitt, "Giullare", 1935, incisione, 276 x 222 mm

Figura da sempre presente nella società umana, il giullare ha una sua peculiare funzione: l'intrattenimento; il giullare è quindi l'archetipo di tutti i mestieri legati a esso.
Tradizionalmente, il mestiere del giullare è spesso misero (come nel caso degli "artisti di strada"), e talvolta ricco (come nel caso di illusionisti quali David Copperfield); è stato il mestiere di coloro che non avendo capacità prettamente produttive, oppure trovandosi in vili condizioni, si cimentavano nel fare il buffone alla corte di nobili cercando di animare le loro serate nella speranza di ottenere provvidenziali elemosine; o perfino nelle piazze, esponendosi talvolta a una becera derisione plebea.
Che tale giullare sia un prestigiatore facoltoso, o un cantante famoso, o un "artista di strada" mendicante, l'essenza del suo ruolo non cambia: intrattenere lo spettatore in cambio di un sostentamento (non prendo ora in considerazione il ruolo di diversi giullari dell'intrattenimento mainstream, che hanno anche altri scopi, non solo il ritorno economico).

Contrariamente al giullare, l'Artista, così come lo conosciamo dal Rinascimento a oggi, decide di esprimere se stesso. Come sempre sostengo, è necessario che gli artisti abbiano una propria etica che non sia costruita intorno all'esigenza di sostenersi economicamente, di affermarsi commercialmente; ossia, a tale scopo, non devono adeguare la propria Arte al gradimento del pubblico, ai trend di mercato, al collezionismo, alle mode o a richieste di committenza.

L'opera d'Arte non deve diventare intrattenimento.

Oggi assistiamo a diversi tentativi di far riconoscere come Arte il proliferante materiale di design nato in seno all'intrattenimento commerciale, come i film e i videogiochi (senza parlare del design di prodotti merceologici: mero tentativo di spacciare il coatto impulso al consumo come una virtù culturale); ciò è molto pericoloso.
È necessario che tutti, artisti e pubblico, riflettano su ciò. L'Arte deve rimanere libera dai meccanismi di quella produzione che necessita di compiacere il pubblico; sarebbe come intavolare una discussione dando sempre ragione all'interlocutore: una cosa perfettamente inutile, ipocrita e dannosa; assolutamente, ciò non è lo scopo dell'Arte.

Prendiamo a esempio un film: salvo rare eccezioni (che però non giungono quasi mai alle sale cinematografiche) è un'opera realizzata da una compagnia commerciale; è un prodotto che come primo scopo ha quello di generare un profitto, e per conseguirlo, almeno in linea di massima, per prima cosa dovrà piacere al pubblico (sorvolo su cosa realmente voglia il pubblico e quanto sia invece un condizionamento). Quando un film non genera profitto, tanto da vanificare l'investimento per produrlo, viene considerato un flop, e sarà detrimento per la carriera lavorativa di chi l'ha realizzato.
Da questo punto di vista, un colossal al cinema o una "statua vivente" per strada sono la stessa cosa.
E la stessa cosa diventa anche l'opera di quell'Artista che, pur di affermarsi commercialmente, sottomette la propria creatività al gioco dell'intrattenimento, al gusto del pubblico: una ruffianeria.

Tornando all'ambito dell'intrattenimento commerciale, spesso il materiale dei prodotti è proprietà della multinazionale che li ha finanziati: in diversi ambiti, gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione del prodotto non sono neppure individuabili, finendo anonimamente nel calderone di una casa di produzione di effetti speciali; un po' come potrebbe essere per il Duomo di Milano, le cui innumerevoli manovalanze sono congiunte in questa colossale opera collegiale di promozione religiosa: comprensibilmente, nessuno dice "sto guardando un'opera realizzata a più mani da: Michelino da Besozzo, il Cerano, Vincenzo Foppa, Leonardo da Vinci, Cristoforo de' Mottis, Simone d'Orsenigo, Giulio Cesare Procaccini, eccetera eccetera...", ma dice "sto guardando il Duomo di Milano", tutt'al più ricordando l'arcivescovo che ne commissionò la costruzione.

Oggi l'intrattenimento commerciale è messo alla prova dalla crisi che sta sperimentando tutto il mondo "occidentalizzato", o meglio il "sistema", ossia la sua economia di mercato; e ciò ha coinvolto anche l'Arte, ma soprattutto quell'arte succube del sistema, ossia quella che si è fatta vincere dal profitto.


Jan Matejko, "Stańczyk", 1862, olio su tela, 120 x 88 cm

La vera Arte non morirà; potranno tramontare gli artisti, ma non la vera Arte, almeno finché ci sarà una persona ad apprezzarla.
Ma se in questo periodo tutta l'arte sta vivendo una fase d'inerzia, non è solo colpa della crisi globale, ma anche perché troppi artisti hanno davvero perso l'etica, quella del vero Artista che agisce per passione.
È inutile che molti tentino di simulare un lirico struggimento caduto dal cielo per imbonirsi gli avventori più intellettuali: potranno ingannare una persona ora, ma non tutti sempre; lo status di Artista si raggiunge solo nella profondità della propria personalità, con sincerità verso se stessi.
Il fruitore che nel profondo ama l'Arte sinceramente, ossia a prescindere dalla smania del possesso o dell'investimento, è una persona sensibile e intelligente, tanto quanto potrebbe o dovrebbe essere l'Artista; costui può amare e odiare l'espressione dell'intelletto umano; grazie alla sensibilità d'animo sa riconoscere facilmente la falsità. Il gioco ruffiano del mercato e la pretestuosità di un'arte compiacente vengono scoperti, e dopo diversi decenni di questo gioco di prostituzione, l'amore decade, si scopre di essere stati ingannati, e che il vero amore è stato tradito. Subentra la delusione, quindi il disamore.

"ideoque philosophi sunt quodammodo pictores atque poetae, poetae pictores et philosophi, pictores philosophi et poetae, mutuoque veri poetae, veri pictores et veri philosophi se diligunt et admirantur;" - Iordanus Brunus Nolanus

"e perciò i filosofi sono in un certo modo sia pittori che poeti, i poeti sono pittori e filosofi, i pittori sono filosofi e poeti, di conseguenza i veri poeti, i veri pittori e i veri filosofi si stimano e si ammirano;" - Giordano Bruno

Ora, gli artisti, per riconquistare la fiducia, devono dimostrare di essere persone vere, sincere.

Tuttavia, ovviamente, esisterà sempre un mercato che continuerà a strillare il prezzo della falsità d'autore. La sincerità sarà comunque utile a tutti, se non altro per separare il grano dal loglio (d'altronde, c'è sempre chi preferisce quest'ultimo).

Ma il vero rischio che si sta delineando in questo periodo, è la lenta assuefazione all'idea che l'Arte sia solo un fenomeno d'intrattenimento (sia di massa che di nicchia) come alternativa a una serata al cinema, o a una piovosa domenica al centro commerciale: pagare il biglietto d'ingresso sperando in un commisurato divertimento. Si può notare come in molti musei a carattere istituzionale, talvolta si preferisca ricorrere all'esposizione di artisti tra i più stravaganti: con tutto il rispetto per le espressioni personali di quegli artisti, ciò è dovuto alla necessità di rendere l'Arte un fenomeno da baraccone, un'esposizione delle assurdità, una galleria degli orrori, allo scopo di sollevare la curiosità delle grandi masse popolari insensibili all'Arte, e quindi incassare più ingressi.
Nel vizioso meccanismo del "domanda e offerta", comune al mercato e all'intrattenimento, gli stessi artisti si sentono spinti a osare opportunisticamente un'insincera eccentricità, pur di essere considerati dalla tendenza dell'intrattenimento mainstream.

Oltre alla sincerità degli artisti, anche l'educazione del pubblico potrà fare la differenza.

Vorrei infine sottolineare che, considerando l'Arte una forma di comunicazione, non esiste un'assoluta contrapposizione tra artisti e non-artisti, tra attori e pubblico, tra eletti e profani; esistono atti, opere fatte da persone che vengono destinate ad altre persone.
L'opera d'Arte è un confronto, tra colui che in quel momento ricopre il ruolo di Artista e gli altri che in quel momento lo osservano; non per niente a chi spesso ama ricoprire il ruolo di Artista, nel resto del tempo piace anche essere spettatore.

Tutti possono esprimere il proprio pensiero diventando Artista, toccando quelle corde che solo l'Arte sa far vibrare. Non necessariamente solo con la pittura, ma con qualsiasi mezzo.

"If you could say it in words there would be no reason to paint." (Se si potesse dire a parole non ci sarebbe motivo di dipingere) - Edward Hopper

Bisogna capire una cosa: a conferma del fatto che l'Arte è comunicazione, spesso un Artista, per quanto presuntuoso possa apparire, cerca un confronto con il pubblico, vuoi cercando attenzione o provocando uno scontro. Fondamentalmente, l'Artista "parla" perché vuole confrontarsi con la società, vuole aprire un dialogo.
L'artista giullare, invece, vuole aprire il vostro portafoglio.


Jackson Lee Nesbitt, "Calhoun Street", 1990, litografia, 352 x 297 mm

Jizaino -