Arte come bene rifugio
Investire prima del collasso

di Jizaino, 16 novembre 2012




Alle soglie di una crisi globale che, in un certo senso, coinvolge eterogeneamente le varie classi sociali, per tutti sta giungendo forse il momento di non ritorno, quello in cui ci si sveglierà da un lungo sogno (o incubo) e ci si ritroverà con del denaro che non varrà più nulla, grazie a una presa di coscienza popolare resa possibile dai nuovi media.
I ricchi esponenti e tirapiedi del mondo finanziario, istituzionale e governativo per ora godono di un benessere superiore solo grazie alla loro maggiore autonomia assicuratagli dalla bolla speculativa che hanno costruito, ma prima o poi la crisi da loro creata gli ricadrà addosso in modo apocalittico; per questo motivo alcuni potentati tendono a sperperare il più possibile le proprie “ricchezze” in denaro, gozzovigliando e sprecando come nelle orge prima di un’imminente fine del mondo, perché presto non sarà più possibile, dopo che il castello di carte sarà crollato.

In questi ultimi anni, e sempre più marcatamente fino a oggi, nelle case d’asta più importanti del mondo, si ripetono uno dietro l’altro sempre nuovi strabilianti record di prezzi mai raggiunti da opere d’arte.
Dopo l’annuncio del nuovo record per “No. 1 (Royal Red and Blue)” di Mark Rothko venduto da Sotheby’s per oltre 75 milioni di dollari, oggi Christie’s segna il record della vendita d’arte moderna e contemporanea più grande di tutti i tempi, incassando oltre 412 milioni di dollari, battendo l’altrettanto strabiliante vendita del giorno prima fatta da Sotheby’s per un totale di 375 milioni.
Sei opere vendute a più di 20 milioni ciascuna, e 55 opere su 67 hanno tutte superato il milione di dollari.

Visto che i musei sono quasi tutti in crisi e l’arte contemporanea sta vivendo il periodo più nero dal dopoguerra, questi acquisti milionari non possono essere motivati dai magri ritorni economici garantiti dall’esposizione di quelle opere; tanto meno dall’amore per l’arte da parte di annoiati faccendieri dell’economia che la vedono solo come una fonte di investimento.

Il vero motivo per cui assistiamo a questa frenesia per l’acquisto anche a prezzi enormi da parte di chi ha tali capacità monetarie, è semplicemente per sbarazzarsi il più velocemente possibile della moneta che in effetti è virtuale (il 90% della moneta circolante non è coperta da alcun controvalore), convertendola in beni materiali, in valore tangibile, ossia convertendo il frutto della speculazione monetaria prima che, stando sull’orlo di un collasso globale della finanza, questa divenga carta straccia; e se per un istituto finanziario può essere la solita consuetudine di convertire in valore reale denaro praticamente falso, per la gente comune sarà questione di non perdere tutto quel piccolo risparmio guadagnato con fatica.

Molti conosceranno bene il mio dissenso contro chi vede nell’arte solo un fenomeno di mercato, di moda o un metodo di investimento, ma non è possibile negare il valore assoluto che un’opera d’arte in effetti rappresenta: l’espressione umana è un valore culturale, da sempre la cultura crea conoscenza, salvezza e capacità, e l’opera d’arte ne è la manifestazione tangibile. Da sempre l’opera dell’intelletto umano ha rappresentato qualcosa che si può anche esibire come simbolo di una propria cognizione acquisita, tanto di un potere quanto di una sensibilità personale, quali erano per esempio i ricercati Livre d’Ore dell’antichità.

Dopo la crisi dei mutui sub-prime, anche i grandi istituti finanziari sono alla ricerca disperata di beni rifugio diversi dal “mattone”, ormai inglobato anch’esso nella bolla speculativa, con cui convertire la loro pericolosamente instabile moneta. La parola d’ordine è comprare!, comprare!, comprare! Basta di disfarsi della moneta.
Anche i piccoli collezionisti dovrebbero avvedersi di questi malcelati segnali da parte di chi pilota il mondo dell’economia, e acquisire opere d’arte (o altri beni) secondo le proprie possibilità, magari approfittando della crisi per accaparrarsi a prezzi ridotti opere di nuovi artisti.

Si può soltanto rischiare di salvarsi dal crollo dell’economia.


Jizaino -



L'istituto di Ricerca Nomisma conferma la nostra visione
contributo di Jizaino, 30 gennaio 2014

Dopo due anni, il rapporto annuale di Nomisma realizzato in collaborazione con la Libera Università Mediterranea Jean Monnet conferma la nostra visione: investire in arte, specialmente contemporanea, è un imbattibile bene rifugio.

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=204&IDNotizia=41568

L'articolo dice:

«... trend positivo per le gallerie, che nell'ultimo quadriennio passano da una quota di mercato del 58 per cento al 72.»

«Funziona il "piccolo collezionismo”, con vendite fino ai 20mila euro...»

«Ecco un solo dato, il più basso, e il più esemplare: alla voce "margine di rischio” per l'arte contemporanea italiana c'è un 6 per cento, mentre se vi rivolgete a qualcosa che porta il nome di FTSE/Mib, ne troverete il 38.»

Jizaino -