Arte a metro
(base in mm. + altezza in mm.) * coefficiente

di Jizaino, 14 luglio 2008


Oggigiorno nel mercato dell'arte i galleristi e gli artisti si attengono a questa formula con cui determinano il prezzo di vendita delle opere: la somma di base e altezza espresse in millimetri (o in centimetri aggiungendo uno zero) viene moltiplicata per l'attuale coefficiente dell'Artista, il quale esprime il valore di tale Artista.
Tale coefficiente aumenterà nel tempo man mano che tale Artista si farà strada, e potrà partire da una frazione di uno per gli esordienti, fino ad arrivare a valori di diverse decine per i più grandi artisti e i maestri del passato.

Ma ha un senso il metodo di valutare il valore di un'opera d'Arte in base alle sue dimensioni? Ha una logica dovuta alla correttezza nel praticare i prezzi, ossia un'etica commerciale?
Oppure si tratta di un cieco calcolo in base alla quotazione ufficiale dell'Artista, qualsiasi cosa faccia, senza prendere in considerazione nessun altro elemento, quali per esempio: la particolare bellezza di un lavoro rispetto a un altro, la preziosità dei materiali, l'intensità espressiva, e il valore relativo che può avere per un certo acquirente o per lo stesso Artista; in quest'ultimo caso non è più logico il meccanismo delle aste in cui vince il miglior offerente?

Secondo me, in molti casi la quotazione a metro può influenzare il lavoro di un Artista, perché può vincolarlo,  almeno nelle valutazioni più basse, alla produzione di opere che rientrino nelle spese e nell'impegno necessario; ma anche spingendolo a creare seguendo uno standard produttivo, ossia una serialità che può giungere alla ripetizione e alla perdita di fantasia. Non è un caso che oggi possiamo vedere un surplus di opere d'arte che sono più vicine a un prodotto commerciale realizzato in serie piuttosto che a un prodotto dell'ingegno che si distingue per unicità.

Intitolare questo articolo "arte a metro" non vuol dire che vendere a metro sia svalutante, ma si riferisce al metodo in sé che prende in considerazione solo la persona dell'Artista. Secondo me si potrebbe trovare un altro sistema per valutare un'opera che non sia solo la firma dell'Artista.

Non vorrei mettere in dubbio che ci sia chi, dipingendo in un modo costante, possa standardizzare il proprio prezzo con un coefficiente per metro; ma il punto è che ciò, per alcuni, possa relegarli alla standardizzazione anche del metodo espressivo, e della tecnica.

D'altronde anche misurare la qualità di un apporto intellettuale in un'opera d'Arte è una questione non misurabile, in quanto soggettiva; per questo sembrerebbe più logico il metodo della vendita in asta.

Inoltre dobbiamo considerare anche che qualcuno può sentirsi portato a creare in grandi e grandissime dimensioni allo scopo di guadagnare tanto col minimo sforzo.

Un discorso a parte è la messa in opera di una scultura: il suo costo di produzione è un fattore preponderante, almeno per le sculture di grandi dimensioni che spesso richiedono il lavoro di più professionisti. Infatti spesso questi lavori vengono commissionati prima della realizzazione con richiesta del preventivo. In effetti il discorso del dimensioni * coefficiente si applica alle arti bidimensionali.
Ma se applicassimo il metodo alla scultura, magari parlando di arte a peso,  si potrebbe fare l'esempio del prosciutto: spalla cotta un tot a peso e salame un tot a peso; quindi marmo un tot a peso e bronzo un tot a peso.
Se si parla di materiali non c'è niente da obiettare: l'Artista fa pagare al cliente il materiale che costituisce l'opera, come il meccanico ti fa pagare il pezzo di ricambio. Nel caso di artisti con quotazioni molto alte il costo del materiale rappresenta comunque solo una minima parte del prezzo di un'opera.
Quindi potremmo chiederci quanto gli altri fattori hanno un valore: contenuti, gradimento, bellezza soggettiva, trasmissione di concetti o affinità intellettuale; non prendo in considerazione il tempo e l'impegno impiegati nella realizzazione di un'opera, perché dal mio punto di vista, il rapporto tra il tempo e l'impegno profusi è proporzionale alla genialità dell'Artista: c'è chi in poco tempo produce un'opera eccellente senza fatica e chi impiega molto tempo e tanta fatica ottenendo mediocri risultati; in poche parole: il risultato è quello che conta.

Sicuramente l'Artista può prendersi la responsabilità di essere più vendibile o meno, scegliendo quotazioni altissime o modeste e determinando i prezzi a piacimento, ma in un sistema di mercato che prevede l'uso del metodo dimensioni * coefficiente, un gallerista non prende neppure in considerazione altre possibilità, rifiutando l'Artista troppo esoso o troppo poco remunerativo, ossia che non genera profitto.

Ma andando oltre: se il coefficiente con cui si determina il prezzo di un'opera stabilisse anche dei parametri artistico-espressivi quali creatività, poetiche e concetti, allora chi è che si può arrogare il diritto di decidere per gli acquirenti quale sia la misura del loro apprezzamento, del loro gusto? Ed ecco che arriviamo al punto saliente: nessuno può decidere quanto può valere un'opera e non c'è un modo matematico di prestabilirne il prezzo, il quale si rivela solo con l'esito della contrattazione tra chi cede l'opera e chi la acquista.

Jizaino -