Saatchi e il repellente mondo dell'arte
Riflessioni sullo sfogo del noto collezionista

di Jizaino, 19 dicembre 2011



Norman Rockwell, “The art critic” (dettaglio), 1955. Olio su tela, ~ 100 x 92 cm





L'approccio superficiale all'Arte

Nella formazione dell'immaginario collettivo della gente, l'arte contemporanea ha un discreto ruolo, sebbene essa venga "dipinta" in un modo forse troppo spesso distorto o mitizzato.
Come da sempre sostengo, l'Arte è in primo luogo messaggio, comunicazione, trasmissione di concetti, sentimenti o sensazioni: si può dire che la motivazione principale a cui si deve la nascita di Jizaino sia proprio questa.

L'immagine che si crea il neofita dell'Arte è spesso quella di un mondo elitario, futile, snob; una cosa da ricchi. In realtà non è così, sebbene fermandosi all'apparenza gli si potrebbe dare ben ragione.
Da sempre molti dei visitatori casuali di mostre liquida il mondo dell'arte contemporanea, ma anche quello dell'arte moderna in generale, come qualcosa di deludente o addirittura indegno, sebbene ne siano nuovamente e misteriosamente attratti ogni volta. Bene, da oggi finalmente si leva anche una voce autorevole a supporto di queste lamentele. È quella di Charles Saatchi, noto collezionista e promotore artistico britannico, ma di origini irachene, che ha visto nascere pezzi di storia dell'arte contemporanea.

In coda a questa pagina propongo la traduzione di un suo articolo comparso su The Guardian diversi giorni fa.

In sintesi, l'articolo di Saatchi denuncia apertamente e aspramente quel vortice di ipocrisia edonistica di quanti ruotano intorno al mondo dell'arte contemporanea solo per apparire in vernissage importanti e party modaioli, e in cui l'unico interesse dei presenti è quello di esibire la propria superiorità sociale o intellettuale, oppure ammiccare e adulare critici e artisti che contano. Magari prima di leggere la mia seguente conclusione, per meglio capire di cosa si parla, potete leggere l'articolo originale tradotto in fondo alla pagina.




Il danno a detrimento dell'Arte

Sebbene per me l'Arte sia sicuramente qualcosa di MOLTO più importante, non voglio dire che quegli atteggiamenti pavoneggianti siano assolutamente negativi, ma ovviamente la spocchia e la boria sono atteggiamenti che per principio vogliono assoggettare e mettere a disagio il prossimo; e in effetti mettono a disagio coloro che invece sono veramente interessati all'Arte.
Di certo l'Arte è anche un mondo fatto di leggerezza e di estetica, e ognuno è libero di viverlo e interpretarlo come vuole; ma c'è differenza fra umile e ingenua superficialità e vacua e perfida presunzione.
Potete immaginare quale sia poi il livello di attenzione per i significati delle opere d'Arte esposte in certi vernissage importanti: pressoché zero; anzi, talvolta i significati in effetti non sono più neanche presenti nelle opere, da quanto non vengano neppure presi in considerazione dalle orde di viveur insaziabili di cocktail e chiacchiere.

Questo mondo fatto di apparenza superficiale, ipocrisia, glamour ed esibizione di effettiva o presunta affermazione sociale, porta a una conseguenza molto negativa per l'Arte: l'allontanamento e la perdita di interesse da parte della gente, di coloro che non si sentono "nel giro giusto". Lo si potrebbe perfino additare quale principale causa.
Le persone, soprattutto i neofiti, sono intimiditi, o anche semplicemente infastiditi, da questo pervasivo alone di sufficienza che cade dall'alto e dall'esibizione di presunto e talvolta pateticamente sedicente elitarismo, quasi fosse un prerequisito chiave per presentarsi in una galleria d'arte.

Non dimentichiamo che chiunque può comprare Arte, magari facendo proprio come fecero tanti collezionisti che oggi possiedono autentiche fortune: iniziando ad acquistare opere di artisti agli esordi o ancora poco conosciuti.
Ma soprattutto ricordiamoci che, come sostiene anche il noto critico d'arte Philippe Daverio, un'opera d'Arte la si compra in primis PERCHÉ PIACE. Se e finché ci si può permettere l'acquisto di un certo artista non si deve far manipolare il proprio gusto personale da critici e consulenti di investimento in opere d'Arte; poi, se in futuro le vostre scelte saranno state fortunate, potranno ANCHE rivelarsi degli investimenti di inaspettata rivalutazione.
Nessun art counselor può dire se tra dieci anni l'opera di un artista sarà considerata come un Warhol.
Ma diversamente da quello che molti potrebbero pensare, e soprattutto in tempi di recessione e crisi economica come questi, bisogna ricordare che l'arte contemporanea è un cosiddetto bene-rifugio, molto più di qualsiasi salvadanaio bancario.





Traduzione dell'articolo originale

Fonte originale in inglese: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/dec/02/saatchi-hideousness-art-world


Charles Saatchi: la repellenza del mondo dell'arte

Anche un esibizionista come me trova questa nuova, super-ricca folla di compratori d'arte volgare e di una superficialità deprimente


Essere un collezionista oggigiorno è comprensibilmente e incontestabilmente volgare. È lo sport degli Euro-immondi, speculatori, riccastri Hamptoniani (ndt: Hampton è una città dello stato di New York nota per l'opulenza di molti suoi abitanti); da oligarchi e “petroligarchi” alla moda; e da mercanti d'arte con un'autostima a livelli masturbatori. Si sono trovati annidati nei loro super yacht a Venezia per la spettacolare biennale d'arte di quest'anno. Venezia è ora saldamente nel calendario di questo nuovo mondo dell'arte, insieme a Saint Barts a Natale e Saint Tropez in agosto, in un vertiginoso giro di socializzazione infarcita di glamour, da un party snob all'altro.

Le credenziali artistiche vengono rinnovate con l'importante occupazione di essere visti come colti, eleganti e, ovviamente, stupendamente ricchi.

C'è una di queste persone a cui davvero piace guardare l'arte? O semplicemente gli piacciono immagini che portino nomi altisonanti e facilmente riconoscibili, comprate con ostentazione in sale d'asta a prezzi attraenti, per arredare le loro diverse case, imbarcazioni e simili, in una dimostrazione istantanea di invidiabile compostezza e ricchezza. Devono provare piacere a vedere i propri avvenenti amici in stato reverenziale mentre misurano il peso delle loro bigiotterie.

Non sorprende, quindi, che il successo dei grandi mercanti d'arte è basato sul mistico potere che l'arte ora esercita sui super ricchi. I nuovi collezionisti, alcuni dei quali sono diventati miliardari molte volte grazie al loro business-pensiero, sono ridotti a un'arrendevole gratitudine verso i loro mercanti o informatori d'arte, i quali possono aiutarli ad apparire raffinati, di buon gusto e fichissimi, circondati dai loro invidiabilmente fichi capolavori.

Non tanto tempo fa, credevo che qualsiasi cosa che avesse aiutato ad allargare l'interesse per l'arte corrente fosse da approvare; che solo uno snob elitista volesse vedere l'arte confinata a un degno gruppo di aficionados. Ma anche un egoico e narcisistico esibizionista come me  trova questo nuovo mondo dell'arte troppo imbarazzante per stare a proprio agio. Nel fervore dei pavoneggiamenti da eccesso, non è neanche considerato necessario sprecare il proprio tempo guardando le opere in esposizione. Nei mega strombazzamenti artistici mondiali, sono solo le immagini che finiscono a fare da "carta da parati".

Davvero non conosco tante persone del mondo dell'arte, socializzo solo con i pochi che mi piacciono, e ho poco tempo per mangiarmi le unghie dall'ansia per ogni critica che sento intorno.

Se sospendo per un momento di avere contegno, il mio piccolo e oscuro segreto è che in definitiva non credo che molta gente nel mondo dell'arte abbia molta passione per l'arte e semplicemente non può distinguere un buon artista da uno scarso, finché l'artista non abbia goduto dell'approvazione degli altri – come adeguandosi a una pronuncia ufficiale. Per i curatori professionisti, selezionare specifici dipinti per un'esposizione è una prospettiva scoraggiante, che purtroppo si rivela come la dimostrazione della loro mancanza di ciò che nel settore chiamiamo "avere occhio". Preferiscono esibire video, e quelle incomprensibili installazioni post-concettuali di pannelli foto-testuali, per l'approvazione dei loro pari ugualmente insicuri e miopi. Questo lavoro "concettualizzato" è stato rigurgitato senza rimorso sin dagli anni '60, ancora, ancora e di nuovo ancora.

Poca gente nell'arte contemporanea dimostra tanta curiosità. La maggioranza spende i propri giorni chiacchierandoci su, piuttosto che provare di capire perché un artista è più interessante di un altro, o perché un'immagine funziona e un'altra no.

I critici d'arte principalmente vedono le mostre a loro assegnate dai loro editori, e hanno poco interesse nel guardare ad altro. I mercanti d'arte molto raramente vedono le esposizioni nelle gallerie degli altri mercanti. Ho sentito dire che quasi tutta le gente che si accalca presso le grandi inaugurazioni d'arte a malapena guarda alle opere in mostra ed è lì solo per simpatizzare. Non c'è niente di sbagliato in ciò, tranne che nessuno di loro mai ritorna per guardare l'arte – ma diranno a tutti, ed effettivamente credono, di avere visto la mostra.

Vi prego di non leggere le mie pompose opinioni sopra come riferite alla grande maggioranza delle mostre nelle gallerie, dove i mercanti mostrano arte che sperano di vedere acquistate da qualcuno per la propria casa, e nuovi collezionisti nascono ogni settimana. Questo aspetto del mondo dell'arte mi riempie di piacere, sia che io ami tutta l'arte o no.

Mi viene chiesto regolarmente se comprerei arte se non ci vedessi denaro. Non ci vedo denaro. Ogni guadagno che ottengo vendendo arte ritorna al comprare altra arte. Mi va bene, perché posso andare a cercare pezzi di new york da esibire. Va bene a quelli nel mondo dell'arte che vedono questo approccio come un'evidenza della mia venalità, superficialità, malevolenza.

Tutti vincono.

E comprensibilmente ogni volta che si fa felice un artista selezionando una sua opera, si creano 100 persone che si sono offese – l'artista che non hai selezionato.

Mi conforta che le nostre mostre hanno ricevuto sconvenienti recensioni fin dalle inaugurazioni delle mostre di Warhol, Judd, Twombly e Marden nel 1985. Sostengo ancora che sarà una pessima giornata quando tutti apprezzeranno una mostra che abbiamo prodotto. Sarebbe un evento dozzinale, conforme all'arte istituzionale, e saprei finalmente che il gioco è finito.

Charles Saatchi - The Guardian, 2 dicembre 2011


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