DEDALO
Mostra collettiva d'Arte contemporanea

a cura di Jizaino, 9 ottobre 2007


-->Video e interviste contributo di Jizaino



Dal 13 al 29 settembre 2007
Villa Grimaldi, Parco Tigullio, Lavagna, Genova
Orario: 10.00-12.00 e 16.00-18.00
Saranno possibili altre aperture serali non programmate, per informazioni contattare Jizaino.


Il labirinto dedalico può essere considerato una metafora dell'esistenza umana: ogni nostra decisione è come voltare un angolo dell'ignoto cosmico, di cui conosciamo solo i dilemmi che incontriamo nei luoghi e nelle esigenze del momento; perché la strada che possiamo intraprendere è sempre una soltanto.

Questa metafora del labirinto è valida oggi più che in altri tempi: l'umanità contemporanea affronta e sfida il Cosmo con scienza e si sente in cammino verso la vittoria, ma è come un cieco che compie piccoli passi a tastoni, che avanza per ripetuti tentativi, tanto imprevidenti quanto se fossero tirati a sorte.

Di certo la volontà è un bene: è l'ingrediente necessario per evolvere, ma chi ne è dotato non deve pensare che essa serva solo alla nostra dimensione umana, la quale non è il fine e lo scopo universale in nome del quale proclamare una guerra postumanista e antropocentrica contro il Cosmo.
Si, perché di guerra si tratta, siccome imporsi significa farlo a discapito di qualcos'altro; e la rappresaglia dell'avversario ne è la conseguenza. E come accade in ogni guerra, si susseguono turbolente epoche di lotta, di dissimulazione, di illusione di vittoria, di disperazione. E prima o poi, come ogni guerra, può essere vinta.
O persa.




Presentazione

Questa esposizione è stata ospitata nella villa Grimaldi di Lavagna, cittadina ligure ben nota per le sue spiagge. La villa è immersa nella straordinaria quiete che si può godere all'ombra dei pini del parco Tigullio, dove giovedì 13 settembre 2007 si è tenuto il rinfresco del vernissage.


Il parco Tigullio visto dalla fotocamera all'infrarosso di Benna

Jizaino ha avuto il piacere di curare il progetto nella sua ideazione e nei testi.

Dedalo è il nome del mitico architetto ateniese, padre di Icaro, che costruì il famoso labirinto di Cnosso; per questo motivo il suo nome, nella lingua italiana, diventa sostantivo e rappresenta ciò che è irrisolvibilmente intricato.
La mostra si prefigge di sondare i sentimenti dell'essere umano che cerca di dare un senso all'ignoto cosmico, di far luce sui dilemmi della società umana e di cercare un significato alla propria esistenza.

Le opere presentate in questa occasione sono quelle dell'Arte poliedrica di Benna, della fotografa Anna Copello, dello scenografo e attrezzista Andrea Corbetta,  e dei pittori Elle e Davide Loi.

Gli artisti offrono visioni sull'argomento molto varie e distanti, grazie anche alla vastità del tema, eppure in ultima analisi la mostra è coesa nell'offrire una sensazione unitaria della nostra realtà.




Invito alla riflessione

Come viene già esposto nel testo introduttivo, di certo la volontà è necessaria per evolvere, ma l'umanità si rinchiude in se stessa pensando che essa serva solo a una immota dimensione umana, proclamando una guerra postumanista e antropocentrica contro il Cosmo.

Proclamare una guerra è sempre cosa vana, giacché tutto cambia;  e se si sceglie di sfidare il Cosmo, allora è col cambiamento che si dovrà combattere, e tanta scienza diventa inutile a ogni movimento.

L'uomo moderno si accanisce nella lotta per prevalere sul Cosmo, diventando sempre più ostinato; in questa battaglia gli uomini si arruolano nelle batterie della moderna ricerca scientifica, tentando la strada della forza bruta, dell'empirismo sistematico, finendo per assomigliare a piccoli e ignari componenti di abnormi calcolatori elettronici.

L'individuo non deve perdere le sue qualità distintive: la coscienza e la spiritualità, dalle quali può scaturire la capacità di capire il Cosmo e quindi di saper prevedere il futuro, e soprattutto di accettarlo.

Perché l'umanità non è che una parte del Cosmo, e lottare contro il Cosmo significa lottare anche contro se stessi. Si potrebbe anche solo ricordare come l'umanità, con la sua sconsideratezza, in poco più di cento anni, sia riuscita a infierire sull'ambiente dove essa stessa vive, avvelenando la fonte della sua stessa vita.

Bisogna porsi la domanda se sia così importante il Bene, quando esso è solo di una parte del tutto.
Chi dovrebbe vincere la lotta? Una parte o il tutto?




Gli artisti e le loro opere

Ma adesso addentriamoci nella mostra e lasciamo che le opere presentate dagli artisti ci evochino la loro visione di Dedalo.




Anna Copello

Nella prima ala della mostra troviamo Anna Copello, che già da bambina apprende l'Arte fotografica dal nonno Andrea e dal padre Aldo. Anna recentemente sta effettuando una ricerca antropologica interessandosi di costume e paesaggistica in varie culture.

Sono presenti due selezioni di stampe fotografiche: una delle due propone alcune stampe tratte dalla serie "Il sentiero del mondo" e raffigura situazioni di povertà; alcune di queste fotografie sono apparse in varie mostre e pubblicazioni.
Questi soggetti sono pervasi di quell'inquietudine propria della disperazione, che spesso nasce dalla mancanza di orizzonti causata dalle intangibili mura della società che intrappolano l'essere.
Vorrei riportare alcune parole dell'Artista:

"Eppure... foss'anche questo labirinto il più intimo - il dedalo delle circonvoluzioni del nostro cervello - in esso ci sentiamo stretti: stretti nella nostra condizione, stretti in tutto quanto pure sappiamo ineludibile; e sentiamo - noi che lo sentiamo, quando lo sentiamo - il bisogno di superare i limiti imposti dalla ragione stessa, dalla scienza, dalla tecnica: sentiamo il bisogno di gettare il nostro sguardo, un lembo di noi stessi, oltre l'orizzonte, oltre la superficie delle cose, oltre ciò che già conosciamo, oltre le esperienze già fatte."

La seconda selezione propone alcune opere sperimentali intitolate per l'occasione "Il mondo di Dedalo", di cui potete vedere un esempio a lato.




Andrea Corbetta

Nella sezione successiva troviamo gli assemblaggi in Arte Povera di Andrea Corbetta.

Tra le varie opere si trova un geco enorme che sta aggrappato alla parete, immobile, come un fascio di fibre bioniche pronte a scattare e ad aggredire la preda.

Sono alcuni degli animali meccanici della serie "Mechanimals".
Essi sono come simulacri di una Natura ormai estinta, golem robotici, immobili ma pronti ad animarsi.
Il clone, la genetica, la robotica e tutte le scienze d'avanguardia oggi sono al centro di dilemmi etici, che sono comunque da sempre presenti fin dalla più antica mitologia.
Cosa ci spinge a dare vita a nuove creature? Per servircene? O forse per lasciarle distruggerci?




Benna

Proseguendo la visita incontriamo alcune opere di Benna realizzate con tecniche diverse, come ci si può aspettare dall'eclettico Artista.
L'opera che per prima attrae l'attenzione è un'installazione audio che si ascolta, in modo distorto, attraverso una vecchia cornetta telefonica. Si intitola "Evergreen" ("Sempreverde"); di seguito un breve stralcio del testo descrittivo:

"Una terra originaria, preistorica, culla della nostra civiltà. Un mondo primitivo e lussureggiante in cui si ode un canto anacronistico, come fosse un'antica cantilena di cui non si conosce più il senso."

"Evergreen" parla (o forse potremmo dire canta) di una umanità fragile, che come un canto si disperde nell'atmosfera di un pianeta sempreverde.

Subito a fianco troviamo un dipinto a olio su tela intitolato "Magic mirror" ("Specchio magico") in cui è raffigurato un grattacielo di vetro su cui si riflette il volto di un vecchio.
Rapportando il titolo del quadro al triste volto imprigionato nella superficie si evince il chiaro riferimento al fiabesco genio, che in questo caso ci guarda desolato.
Il significato dell'opera è ben esposto nella relativa descrizione:

"Lo specchio magico è quell'oracolo che dovrebbe dare una risposta ai nostri dilemmi, alle nostre incertezze; in esso è imprigionato quel genio che tutto sa e tutto vede.
Nell'opera di Benna il genio è imprigionato nella superficie specchiante di un moderno grattacielo; come Dedalo, che venne imprigionato in una torre. Il grattacielo rappresenta la presunzione umana, come fosse una moderna Torre di Babele.
Questo genio però ha un'espressione conclamata nelle rughe del rammarico, e tacendo sembra trasmetterci l'unico oracolo possibile per chi cerca soluzioni nella Torre di Babele: non ci sono più risposte."

Quindi troviamo tre elaborazioni fotografiche di grande formato appartenenti alla serie denominata "Food patterns" ("Modelli di cibo" o anche "Decorazioni alimentari"); in esse vengono rappresentati alcuni frutti molto comuni: una mela, una banana e un kiwi, che però a un'osservazione ravvicinata rivelano di essere costituiti da una fitta trama di puntini colorati, mentre il bollino che recano non lo è (vedi il particolare nella figura a lato). Inoltre su tutte le opere è applicato un codice a barre, il quale contiene alcuni dati statistici del frutto in questione.

"Benna in quest'opera, come in altre dedicate all'alimentazione, analizza la valenza dell'immagine come simulacro del cibo.
In generale il confezionamento e l'etichetta oggi spesso sostituiscono il contatto con la fisicità dell'alimento, il quale perde il suo valore complessivo di fonte di sostentamento e di connessione spirituale con il Cosmo; esso acquisisce invece altri valori: tipologia, contenuti vitaminici, calorie, ingredienti, valori commerciali e valori di status symbol ('food symbol'); il concetto di alimento viene scomposto in una galassia di particelle, rimanendo integro solo nell’estetica promozionale, nell’immagine.
Nella sua immagine il cibo diventa modello: non più mele, banane o kiwi, ma ideale di mela, ideale di banana e ideale di kiwi; si conforma un'ortodossia dell'immagine che sovrasta e annulla qualsiasi realtà non conforme."

Infine è presente il polittico di elaborazioni fotografiche intitolato "Decrypted signs", che potete trovare, insieme ad un'ampia critica, nella relativa scheda (opera inclusa nella stanza I della Collezione) e anche nella pagina delle opere di Benna.




Elle

Le opere di Elle sono disposte in un percorso che si esplica in cinque parti che esprimono la progressiva sublimazione della degenerazione mentale.
Il percorso polittico è composto da quattro dipinti, in tecnica mista come consuetudine dell'Artista, realizzati su tela, e una piccola stele realizzata con un antico pezzo di legno.
I titoli, in ordine secondo il percorso stabilito, sono: "Degenerazione (paranoia)", "Ricerca (xyz)", "Scoperta (chiodo fisso)", "Evoluzione (choreus)" ed "Evoluzione (ritorno a casa)".

Elle ci descrive l'uso che fa di materiali visivamente deperiti, rovinati e antichi dicendo che "il disfacimento è sempre presente nelle sue opere, quasi a ricordare la caducità di tutto ciò che è vivo e che, comunque, rimarrà ai posteri come esperienza"; nell'immagine in basso è presente un particolare che mostra l'uso di questi materiali.

Possiamo trovare alcuni spunti per l'interpretazione delle opere esposte nel seguente brano tratto dalla presentazione dell'Artista:

"Il trasformare la natura, plasmarla a nostro piacimento, ci rende più vicini a un essere superiore, ci porta a esigere sempre di più, sino a voler arrivare a tutti costi all'immortalità.
In mezzo al caos, alla paura, all'individualismo, si erge, comunque, la vera forza dell'uomo: la speranza nel riuscire a sconfiggere o comunque a combattere con la propria intelligenza le malattie, le sofferenze che prendono forma di patologie fisiche e mentali, drammi presenti nella nostra società e che nessuno di noi si augura di incontrare sulla propria strada."



Per maggiori approfondimenti sull'opera di Elle potete visitare la sua pagina personale.




Davide Loi

Infine arriviamo alla stanza dedicata a Davide Loi, Artista originario di Torino, e attivo da diversi anni in Liguria.

Loi si distingue per la grande abilità pittorica, dovuta allo studio dei grandi Maestri classici, in particolare di scuola fiamminga.
Ma i suoi dipinti vanno oltre la tecnica: essi mostrano una particolare sensibilità intellettuale, che si esprime tramite soggetti corredati da indizi complementari che ci invitano a cercare i significati reconditi dei suoi lavori. Le opere di Loi sono semplici situazioni enigmatiche che quando rivelate si trasformano in piccole quanto stupefacenti perle.

Loi ha proposto a Dedalo le seguenti opere,  che sono tutte realizzate a olio su tele di medie e grandi dimensioni:
Noche, quiero decirte una cosa" ("Notte, vorrei dirti una cosa"), "Concreta ipotesi di gioia", "Incertezza assoluta", il trittico "Rain" e "Una goccia di splendore".
Queste opere offrono una visione straniante della normalità quotidiana che viene invasa da simboli metafisici, che sono pensieri tangibili estratti dai meandri della psiche.

Loi dopo il liceo artistico ha iniziato a lavorare come restauratore presso lo studio di Alina Pastorini.
Successivamente ha collaborato con lo scenografo Angelo Cucchi per diversi eventi teatrali ed espositivi in Torino. Oltre all'attività di pittore si dedica anche alla grafica e all'illustrazione, e ha realizzato disegni per l'editoria didattica per bambini.




Conclusioni

Ovviamente la mostra è ben più ampia di quanto mostrato in queste immagini; con questo articolo non si è voluto creare un catalogo generale della mostra, soprattutto perché le opere è sempre meglio vederle dal vero.
Chi si fosse perso questa mostra potrà ancora avere la possibilità di visitarla in altre occasioni che verranno annunciate in futuro; per ricevere informazioni a riguardo potete contattarci alla pagina dei contatti.

L'evento è stata un'interessante occasione di incontro e confronto tra gli artisti e i numerosi visitatori, sia durante l'inaugurazione che per tutto il periodo espositivo. Infatti si è voluto instaurare un rapporto bidirezionale con il pubblico: è stata posta nell'atrio della mostra una tela in bianco dove i visitatori hanno potuto disegnare o scrivere esprimendosi liberamente.

Per dare un degno finale a Dedalo è stato organizzato un finissage serale nell'ultimo giorno espositivo. Agli intervenuti è stata offerta una cena a buffet e tra le varie portate spiccava anche un esotico sushi preparato niente di meno che da Benna, che si diletta in prima persona anche in questa Arte. La serata infine è stata allietata da un'esibizione dal vivo di una violinista, di cui ora non è possibile rivelare l'identità.

Continuando a esortare quanti hanno visitato la mostra a inviare i propri commenti anche tramite e-mail, vi porgo il saluto e il ringraziamento da parte di tutto il gruppo di Dedalo.


Vari tipi di maki del prelibato sushi preparato da Benna




Catalogo

Catalogo della mostra DEDALO

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Jizaino -






Video della mostra e interviste
contributo di Jizaino, 3 dicembre 2007

Una panoramica sintetica, per coloro che non hanno potuto visitare la mostra di persona, a cui seguono le interviste agli artisti Elle e Davide Loi curate da Francesca Marini (riassunto di circa 15 minuti).



Jizaino -