Benna - Critical Mess
CON-TEMPORARY Art Observatorium 1 - Mostra personale

a cura di Jizaino, 22 Aprile 2011







Molteplicità e contesto internazionale

Il titolo Critical Mess è un gioco di parole tra la locuzione critical mass, termine con cui in sociologia si definisce il punto critico oltre il quale un evento diviene incontrollabile, e la parola mess, che significa pasticcio, disordine, situazione intricata o scena disturbante.

La società umana è la materia prima che costituisce le opere di questa mostra; oltre la superficie dell'apparenza, esse affrontano tematiche molto profonde partendo da un intimo impianto filosofico. Immagini e concetti cercano di restituire armonia intellettuale a una società che si rivela profondamente squilibrata, in quanto fondata sulla cultura della coercizione e della mistificazione. L'essere umano è vittima o testimone del continuo sversamento di tribolazioni, proveniente dallo stillicidio di eventi che si generano da prevaricazioni e ingiustizie di cui è anche artefice.

Mess significa anche rancio, razione alimentare, mensa, e nel tessuto sociale anche il cibo ha un suo ruolo importante. Benna si confronta spesso col tema della nutrizione, sia nelle implicazioni socio-economiche del panem et circenses, sia nello scostamento del suo valore metafisico verso una riduzione a mero simulacro.

Artista di manifestazione eclettica, Benna si esprime utilizzando videografia, fotografia, pittura, grafica digitale, arte plastica, scultura, poesia, audio; senza necessariamente limitarsi a queste discipline.
Le sue opere talvolta coesistono su media differenti, per esempio sia in forma di video che di fotografie. Questa è una tendenza che si sta sempre più affermando nell'Arte contemporanea, anche per la necessità di oggettivare quelle forme d'Arte più effimere o sperimentali; per esempio, le performance di Vanessa Beecroft, che diventano tangibili sotto forma di fotografie o video.
L'ubiquità interdisciplinare nello sviluppo di un soggetto è talvolta anche dovuta alla necessità di variare o moltiplicare l'offerta per soddisfare un pubblico sempre più grande e differenziato; questo atteggiamento lo possiamo constatare nei progetti di artisti quali Jeff Koons, che ha realizzato i suoi famosi inflatable sia come dipinti che come sculture di vari materiali, ad esempio acciaio cromato o vinile.
La molteplicità è un fattore che oggigiorno è diventato quasi necessario: le opere vengono prodotte in serie o in multipli, in numero più o meno limitato, rendendole fruibili a un maggior numero di persone che altrimenti sarebbero escluse. Infatti, come ha ribadito in un'intervista il noto critico Philippe Daverio: “quel secolo [il XVII, NdA] gli artisti erano trecento, le persone interessate all'arte centoventimila; oggi le persone interessate all'arte sono probabilmente tre milioni, quindi invece di centocinquanta o trecento artisti dovremmo avere il coraggio di accettare che ne abbiamo tremila, o seimila”.
Oppure, in carenza di artisti che suscitino l'interesse del pubblico, moltiplicare le opere di quelli più richiesti.

L'eclettismo espressivo e tecnico, d'altro canto, va in controtendenza a quel presunto requisito del mercato che predilige artisti con una spiccata riconoscibilità. Questo presupposto è infondato, come dimostrano artisti eclettici diventati molto famosi anche senza avere un'espressione artistica spiccatamente uniforme e visivamente caratterizzata; come il controverso Damien Hirst, il quale però, diversamente da altri, non partecipa più alla realizzazione delle proprie opere, commissionandone l'esecuzione ad altri.
Sebbene l'eclettismo, dal Rinascimento a oggi, si stia affermando come una prerogativa associata al genio creativo, e quindi come appetibile dote artistica, non è ancora facile trovare artisti che sappiano destreggiarsi agilmente con le diverse tecnologie. Nell'antichità, in cui dominava una specializzazione tecnica di vocazione più operaia e servile, gli artisti versatili, come i grandi geni Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer, erano più unici che rari. Nell'epoca moderna, la prorompente creatività di grandi artisti quali Andy Warhol e Bruno Munari, insieme alla spiazzante duttilità concettuale di personaggi come Marcel Duchamp, hanno dato impulso alle generazioni multidisciplinari odierne: da Bruce Nauman a Michelangelo Pistoletto, da Gottfried Helnwein a David Lynch.

In questa esposizione viene presa in esame solo una piccola parte delle opere di Benna. Questa selezione, pur mantenendo una radicata impronta eclettica, è limitata alle arti visive statiche, siccome una trattazione comprendente anche opere di Video Arte, plastiche e audio, sarebbe eccessivamente complessa.
Invece, come espresso in sintesi dal titolo della mostra, si è voluto vertere su contenuti concettuali di pertinenza globale, inerenti alla condizione umana contemporanea dominata dall'instabilità provocata da grandi sommovimenti e dall'incontro-scontro interculturale, esponendo nel contempo opere che tentano anche di arginare quell'immissione di una sottile indeterminatezza nell'intimità cognitiva dell'individuo.


Vanessa Beecroft, VB 39, 1999
Performance / Relational Art
Museum of Contemporary Art, San Diego


Bruce Nauman, Raw War, 1970
Tubi neon e supporto di vetro trasparente, ~16,5 x 19 x 6 cm
Baltimore Museum of Art


David Lynch, Schizophrenic Man, o.J. Dipinto, guazzo su legno, 101,2 x 101,2 cm
Galleria Karl Pfefferle


Jeff Koons, Monkey Train (Orange), 2007
Olio su tela, 274,3 x 213,4 cm e serigrafia con stampa inkjet, 83,5 x 66,3 cm, ed. 40+10


Michelangelo Pistoletto
Collana del Terzo Paradiso, 2008
66 sfere di ceramica d'Albisola
Fondazione Remotti, Camogli


Gottfried Helnwein
Self-Portrait 29, 1991. Olio e acrilico su tela, 210 x 140 cm





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