Intervista a Massimiliano Patacchiola
Un dialogo sull'Arte per scoprire di essere "coprofili"

di Jizaino, 10 settembre 2007


'Massimiliano Patacchiola: "Artista" del non senso, vietato cercare significati.'
Questo e altri incipit hanno suscitato la mia curiosità, portandomi a conoscere questo Artista (immagino che la maiuscola la eviterebbe; ma per me è necessario, quando dovuto) che promuove interessanti risvolti filosofici; e anche un'inconsueta seppur comprensibile posizione nei confronti dell'Arte.

La necessità di realizzare questa intervista è nata dopo un primo scambio di opinioni con l'Artista, da cui sono subito emerse basilari divergenze, ma con alcuni punti di incontro. Ovviamente il dibattito si è innescato in seguito alle divergenze, giacché il bisogno di confronto si estingue proprio quando queste vengono a mancare.


J.: Certamente la prima cosa che mi ha colpito è che hai deciso di regalare le opere che hai realizzato, perdipiù offrendo la simbolica cifra di un euro a chi le prende.
Questo è un gesto che mi suggerisce il tuo serio impegno nel sostenere la tua filosofia; puoi intanto dirci quale motivo ti ha portato a questa scelta?

M.P.: Nessun motivo.  Semplicemente le "mie" cosiddette "opere" occupano parecchio spazio, quindi è necessario sbarazzarmene al più presto. Logicamente sarebbe utopico farsi pagare per della roba che devi dare via…
Non sono impegnato socialmente, la mia non è una causa contro un potere precostituito, il sociale non mi interessa, anzi ti dirò di più il sociale mi disgusta parecchio. Certo, se poi qualcuno ha l’occhio lungo potrebbe dire che il mio è un gesto rivoluzionario, che minerebbe alla base il sistema della compravendita artistica, l’occhio tuttavia deve esser cieco se vuol vedere veramente.

J.: Già a partire da dove metti le virgolette, trovo diversi interessanti argomenti.
Andiamo per ordine: innanzi tutto, perché trovi disgustoso l'impegno sociale?
Nelle tue opere, oltre a soggetti che almeno all'apparenza sono solamente figurativi, sono presenti anche soggetti religiosi o di perversione sessuale; questi potrebbero essere considerati temi sociali, ma già conosco il tuo pensiero riguardo alla funzione dell'Arte, quindi vorrei che esprimessi questi concetti anche per chi ci legge.

M.P.: Parlare del Sociale ci fa sconfinare nella Psicologia, scienza( ?) interessante se presa al modo giusto. Ho trovato un filo comune che lega praticamente tutti i pensatori che hanno detto qualcosa a riguardo, da Freud fino alla moderna I.A. l’uomo è considerato come una monade a sé stante. Dare la monetina al barbone (esempio banalissimo di impegno sociale) in realtà aiuta noi stessi, il dono ristabilisce un equilibrio omeostatico perduto (per estinguere la fame, mangiamo, per estinguere la sete beviamo…ecc). Nessuno tuttavia vuole essere sincero, l’egoismo viene tenuto dietro il sipario, nascosto dalle "nobili cause", questo non è forse disgustoso?
Accennavi poi alle "mie opere", in realtà i pochi quadri giusti da me realizzati con immane sforzo sfinterico sono in finale delle tele bianche. Serial Killer e Santi, due facce della stessa medaglia, la perversione come base.
La perversione! Un meccanismo (se così possiamo chiamarlo) che finalmente distorce l’infame "Coscienza". La RAPPRESENTAZIONE è il guaio.
Siamo esseri nati per dare significato, che crudele pena la nostra…

J.: Il filo conduttore può essere trovato nel fatto che diverse discipline scientifiche applicate alla sfera umana non fanno altro che esporre gli stessi concetti di base con termini diversi per incanalare il discorso verso scopi di parte, sebbene i meccanismi che regolano le cose, tra cui l'uomo, sono poche e ripetitive; generalmente sempre riducibili al minimo termine del binomio stimolo-risposta.
Per quanto riguarda l'equilibrio morale che definisci omeostatico, penso sia anche dovuto a quella separazione dualista attuata dalla società moderna per cui non si accetta la parte negativa di noi e degli altri; ossia molte persone proprio non accettano la possibilità di essere talvolta anche egoisti o avere altre qualità considerate negative.
Ma torniamo un attimo indietro: puoi spiegarmi meglio cosa intendi dicendo che l'occhio dev'essere cieco per vedere riferendoti al sistema del mercato dell'arte, e come pensi che possa avvenire un cambiamento di questo sistema.

M.P.: Il mercato artistico… Da sempre l’arte è stata storia di committenza, soprattutto nel rinascimento (periodo storico infame) molti Capolavori sono stati annullati perché non corrispondenti alle esigenze del committente (vedasi alcune cose magistrali del Caravaggio). Solo in rari casi si è avuto il Genio autonomo (Leonardo con la Gioconda ad esempio), ma questo è un altro discorso ancora. Io ben mi guardo dal "combattere" il Sistema-Mercato Artistico, sarebbe come combattere un Mostro, predestinati alla morte. Non ho una causa né una missione. Mi auto-escludo in partenza dalla compra-vendita.
Ogni forma d’arte (incluso il mercimonio che ruota intorno) è un’illusoria forma di materia fecale.
Sui forum si legge tuttavia un crescente malcontento, tutti artisti, tutti in cerca di Fama. Sinceramente li trovo ridicoli. Sono altri a decidere (soprattutto nell’arte Contemporanea) quali sono gli "artisti veri". Inutile cimentarsi nel perfezionamento della Tecnica, non è un criterio di valutazione.
L’occhio dunque deve essere cieco, diventare cieco, provare la disperazione. Il Narcisismo di molti "Artisti" ne caverebbe solo guadagno.

J.: Sono daccordo con quanto dici sul Rinascimento: generalmente vigeva ancora il controllo dell'artista-artigiano da parte della committenza, sebbene proprio durante il Rinascimento nacque l'Artista moderno (n. se ne parla in diverse schede della Collezione, tra cui Dürer, Bosch e Caravaggio).
Sono daccordo anche sul malcontento degli artisti "esclusi" dal sistema, giacché in realtà molte deplorazioni sono invece suppliche mascherate da ribellione.
Ma torniamo a noi: parlavi della rappresentazione come di una triste condanna dell'essere umano, pensi che si possa vivere senza di essa?

M.P.: La tua domanda introduce il tema cardine. La Perversione!
Come accennavo sopra la Rappresentazione costituisce il meccanismo fondante della Mente umana, rappresentare-organizzare-strutturare. Ognuno di noi davanti a delle figure senza senso è portato naturalmente a cercare un Significato, è su questo che si basano i test psicologici più importanti in psicodinamica. Questo Significato è solo Rappresentazione, elevarsi sopra le strutture significa essere liberi realmente, dobbiamo liberarci da/di tutto questo.
Qual è la soluzione?
Perversione, uscir di strada. Se la natura non è stata così benigna da affibbiarci una grave Patologia (la schizofrenia ad esempio) che possa liberarci dal Senso, dobbiamo necessariamente affondare nella nostra personale Perversione. Esplorare l’Oscuro. Affondare nell’Oscuro.
Ho letto molte biografie di Serial Killer, di Santi, di Artisti (quelli veri), ho dedicato ore di studio alle opere del Marchese de Sade e di Sacher Masoch.
Ho capito che la Coscienza va accantonata, o quantomeno distorta.

J.: Si, in altri termini si potrebbe dire che la perversione (nel senso strettamente etimologico) è una deviazione dai principi di massima, quindi una diversità. La diversità è alla base dell'evoluzione, tutto ciò che è fermo su se stesso è destinato a soccombere o perlomeno a subire un inesorabile degrado.
In ogni modo l'evoluzione stessa ci ha portato a questa inclinazione per la rappresentazione, per l'interpretazione del Cosmo intorno a noi, siccome dovrebbero essere frutto della selezione naturale di milioni di anni (la rappresentazione figurativa esiste anche nelle civiltà preistoriche).
Abbandonando, o forse emancipandoci da questa nostra inclinazione alla rappresentazione e dalla coscienza, cosa potrebbe conseguirne?

M.P.: Si tratta di un percorso personale. Quando si avverte la necessità di liberarsi, quando un universo è troppo stretto, allora bisogna uscirne. Ovviamente la Perversione è anti-evoluzionistica, ed è proprio questo il suo punto di forza. Siamo stati gettati nella Coscienza, nessuno lo aveva chiesto, è proprio la Coscienza la causa dei nostri mali. Inseguiamo oggetti e denaro alla ricerca della Felicità, ricerca idiota poiché la Felicità non esiste, esiste il Piacere.
Meglio non divagare, la tua domanda è specifica: Cosa consegue all’abbandono della Coscienza?
Lo Smarrimento! L’estasi dei Santi non può essere raccontata, la Coscienza è stata estromessa. Molti Serial Killer non ricordano di aver ucciso determinate vittime, in preda ad un furore Sovra-Umano si sono dimenticati.
Questo è Dio. E’ possibile essere (non essere) Dio.
Contraddizione meravigliosa.

J.: Questa contraddizione ci riporta al dualismo, che sembra portare all'emarginazione di tutto ciò che sia contrario e diverso; invece saper accettare il Cosmo nel suo totale, anche il "male", è alla base della maggior parte delle filosofie moniste (non-dualiste), quali il Taoismo e lo Zen; il piacere è un valore soggettivo, e seguendo una filosofia monista si ottiene il liberamento della propria individualità.
A questo proposito ti faccio una domanda personale e meno filosofica, ma attinente al discorso: quali sono i tuoi interessi? Ci puoi dire cosa fai oltre a "cadere" nella rappresentazione e alla ricerca filosofica?
Inoltre, ti riterresti dualista, monista, o in quale altra posizione di massima ti riconosceresti? Oppure in quali non ti riconosci.

M.P.: C’è poco Oriente in Occidente, è questo il problema.
I miei interessi? Diciamo che vivo delle mie Perversioni…
Sono un vorace lettore, leggo di tutto, cerco me stesso sulla carta. Mi interesso alla Psicopatologia, e quando ne vale la pena anche all’arte. Il Cinema e la Fotografia come esempi di "arte morta" mi attirano parecchio. L’illusione dei 23 ( in realtà 24) fotogrammi al secondo, o dei Pixel nel digitale, illusione delle Masse che credono di vedere qualcosa fissando lo schermo bianco. L’occhio vuole la sua parte, più che "volere" direi che "pretende" la sua parte, se scrivi "Sguardo" sui moderni telefonini il vocabolario automatico riporterà "Ritardo", lo trovo comico.
Gli Altri cercano occhi digitali, siamo nell’epoca del voyeurismo elettronico, fotocamere ovunque riprendono di tutto, poi su Youtube…
Non a caso il Simbolo del "Grande Fratello" è l’occhio robotizzato.
Mi chiedevi della mia Posizione…
Odio le posizioni, la mia Posizione è la Dinamicità. Non un solo Universo, non due Universi, ma infiniti Pluriversi. Ogni volta che decido di credere in qualcosa trovo subito altre cose che smentiscono o neutralizzano.
Voglio essere libero di contraddirmi, cosa che neanche Dio può fare.

J.: Spesso si dice che l'arte è morta, secondo te esiste arte viva? Ha un senso parlare di arte viva o morta?

M.P.: Bella domanda. Mi piace parlare di vari livelli, una gerarchia è necessaria. Ritengo che alla base debba esserci una distinzione, arte morta come arte della rappresentazione, ma l’Arte (viva?) è un’altra cosa.
Se raggiungiamo il vertice, l’ultimo livello, è possibile capire che l’arte non esiste, un mantra che amo ripetermi. La stessa comunicazione (il Linguaggio) è impossibile, chiusi in noi stessi, produciamo "capolavori" che non ci appartengono e che nessuno (incluso il povero "autore") può capire.

J.: Sono daccordo sulla difficoltà o l'impossibilità di trasmettere fedelmente qualsivoglia sentimento o pensiero per i limiti imposti dal linguaggio, dall'interpretazione, dalla rappresentazione o anche dal solo ricordo individuale. Ciononostante siamo mossi a esprimerci.
Hai detto che le immagini che hai realizzato non sono altro che tele bianche frutto di uno sforzo sfinterico; puoi spiegare cosa intendi con questa definizione? Ha qualche riferimento con la "fase anale" della psicoanalisi freudiana o è un eufemismo?

M.P.: Freud è tagliato fuori dal discorso, la sua grande intuizione fu l’Inconscio, tutto quello che seguì ha poco di Scientifico, rimane relegato nella società patriarcale vittoriana.
La mia definizione si ricollega all’analogia arte = merda proprio accanto al Linguaggio. Ritengo che l’opera artistica sia solo frutto di un riflesso fisiologico (molto simile a quello escrementizio). Come accennavi tu sopra persino gli uomini delle caverne amavano Disegnare-Rappresentare, sembra quasi che l’essere umano non riesca a fare a meno di questo riflesso (genetico?). Ciò che segue alla digestione è l’espulsione, ma quanto espulso per definizione non ci appartiene, perché dunque firmare un’opera?
Non ho mai firmato tutto quello che ho espulso, mi rifiuto, lo lascio fare ai "veri Artisti". Alcuni addirittura oltre alla firma affiancano la data, roba da pazzi, moltiplicano l’illusione tramite due operatori, poiché anche il Tempo è una grande presa per il culo. Le mie Opere o sono escrementi goliardici o tele bianche, rappresentare la Perversione significa non rappresentare nulla, la Perversione neutralizza la Rappresentazione.

J.: Certamente l'atto creativo, come tutte le cose piccole o grandi compresa la coscienza, può essere ridotto a mero impulso coatto e meccanico; come convenivamo prima, tutto si riconduce all'inalienabile legge dettata dal rapporto di stimolo e risposta.
Il tuo concetto di Arte è molto chiaro e risoluto, ma limitandoci al sistema dell'arte ti chiedo cosa ne pensi del concetto dietro alla famosa "Merda d'artista" di Piero Manzoni. Ritieni che la sua critica al sistema dell'arte sia stata utile? In realtà nelle note scatolette non c'è altro che gesso, ma è stata la contestazione ad assumere valore, e il mercato dell'arte ha saputo fagocitare anche questa.

M.P.: Credo che soltanto le prime forme di Contestazione al Sistema fossero valide, l’orinatoio di Duchamp ad esempio. Se prendiamo Warhol capiamo come tutta la Pop Art sia una rivoluzione mascherata e patinata, i fagioli Campbell e la Coca Cola diventano Simboli Significanti, ma tale "lustrata" Contestazione non demolisce il Sistema anzi lo alimenta ulteriormente.
Oggi l’arte Contemporanea ha preso possesso della "Contestazione" è divenuta stupida e vuota proprio perché fine a sé stessa. L’inversione bocca-ano!
Ciò che dovrebbe essere dissacrante diviene modaiolo. Io mi sono posto volutamente al di fuori, non faccio mostre nè dimostro, non sono il tipico finto-rivoluzionario e non sono nemmeno l’autentico rivoluzionario.
Mi disinteresso.

J.: Possiamo anche considerare il sistema dell'arte come una realtà completamente distaccata dall'Arte in sé, che è una condizione dell'essere umano che non ha nulla a che vedere con la dimensione degli interessi economici. Pertanto non dovremmo neanche lamentarci di sistemi corrotti e della mercificazione dell'Arte; l'Arte (che sia anche un impulso coatto) esiste solo di per se, tutto il resto non ha a che fare con essa. Il sistema dell'arte dovrebbe essere chiamato semplicemente mercato, non importa che sia di quadri o di mortadella.
Apprezzo il tuo gesto di astensione, che comunque ritengo sia pur sempre una forma di espressione. Pensi che quanto esprimi, perlomeno da altri, possa essere considerata Arte concettuale?
Inoltre potresti dirci se ti sei avvicinato alle Arti figurative personalmente o hai un certo tipo di formazione.

M.P.: Il Sistema dell’arte è un mercato, giusto. Il vero problema è che questo mercato gestisce le mostre e seleziona gli Artisti, si tratta di un filtro attraverso il quale passano solo Alcuni, propinando merda agli spettatori.
Parlavi di definizione, "Arte Concettuale" mai due parole sono state così diverse. Gli "Altri" devono sempre trovare una definizione, si sentono costretti a relegarti in una fogna claustrofobica. Eliogabalo il giovane imperatore pazzo fu smembrato e gettato in una cloaca non a sua misura, stipato a forza. Non mi interessa la loro classificazione, facciano come vogliono, per quanto mi riguarda odio le Classi, qualsiasi classe non mi contiene, straripo.
Mi chiedevi se ho una particolare formazione nelle arti figurative, diciamo che la mia è pura speculazione, una scuola non può generare Artisti, genera Critici magari (il medium inutile per eccellenza), o artigiani.

J.: Certo, il mercato seleziona la mercanzia migliore per una clientela che confida ciecamente in esso, ma perlappunto chi crea per amore dell'Arte (di sé) senza pensare al mercato non deve lamentarsi di rimanere escluso, anzi, se mai è un onore.
Inoltre sono dello stesso parere che non è la scuola a formare l'Artista.
Prima di congedarci, vorresti concludere l'intervista con un motto, un consiglio o qualsiasi altro epitaffio per i lettori?

M.P.: Più che altro vorrei inserire un Avviso:
Per una corretta interpretazione di quanto ho detto sopra, evitate di dare interpretazioni.
Se ci riuscite ovviamente.

J.: Non sarà facile, visti i già non proprio leggeri argomenti trattati.
Ti ringrazio per la disponibilità e ti saluto invitandoti a risentirci per altre occasioni e approfondimenti.

Jizaino -


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