Intervista a DIOYDEA
Da hic et nunc ad infinito

di Jizaino, 24 gennaio 2009






Introduzione

Quando si parla con una persona che è capace di esprimere i suoi pensieri profondi senza mediazioni di convenienza, è un piacere poter discorrere liberamente, andando a stabilire quel confronto che porta come conseguenza l'accrescimento spirituale e intellettuale; ed è questo il motivo per cui vorrei condividere coi lettori l'onore che mi ha concesso l'Artista di approfondire la sua visione dell'Arte e della società che la accoglie.
Hic et nunc: il "qui e adesso" dei latini è un punto di partenza nel presente che però non si lascia mai, perché a un certo punto si scopre che era l'orizzonte a cui si guardava, e per questo, vivendo nella sua dimensione, si è contemporaneamente ovunque e sempre.




L'intervista


"Non trovo differenze tra le arti ma
solo in chi ci sta dietro
", autoscatto Polaroid


Jizaino: DIOYDEA, personalità eclettica, ti dedichi a diverse discipline artistiche variando senza timore tra i mezzi espressivi. Puoi elencare ai nostri lettori a quali forme d'arte ti sei dedicata? Quali tecniche o strumenti usi e quale preferisci.

DIOYDEA:  Un po' a ruota tutti quanti: dalla matita per il Disegno e i colori ad Olio con cui ho iniziato sono arrivati poi tutti gli altri. La Tecnica Mista mi ha fatto sviluppare la tesi su cui ho basato tutta la mia produzione: "da più punti di vista si osserva un oggetto, meglio lo si conosce". Quindi la necessità di usare punti di vista, forme d'arte, tecniche e strumenti differenti è venuta da sé.
La personalità eclettica forse all'inizio è la spinta ma poi, se ci credi e non la boicotti, viene rafforzata proprio dalle esperienze differenti che scegli di portare avanti.
Penso quindi che non si tratti per me di "preferenze" : ho sempre avuto la certezza che è ciò che devi fare che ti suggerisce la tecnica da usare o la forma d'arte... Come fare un ritratto: la psicologia della persona mi può suggerire sia un tratto a matita che un dipinto ad acquerello, un Olio, una scultura in legno, una foto. O addirittura una poesia. Una composizione musicale. L'unica clausola è che devi cimentarti un po' in tutte le forme d'Arte o le tecniche per scegliere ciò che è più adatto al momento. L'elaborazione al computer su fotografia la trovo divertentissima: se hai già dipinto, infatti... usare i pennelli o i pixel è "quasi" uguale, cambia la forma ma "tu" rimani sempre l'unico vero regista della tua equipe interna di "specialisti" diversi.

J.: Parlando di digitale: pensi che il grande pubblico sia oggi finalmente pronto ad accettare l'opera pittorica prodotta digitalmente? Ossia a considerare l'opera non tanto per come i pigmenti sono stati stesi sulla tela, ma per i contenuti e la paternità dell'Artista.

D.: Penso che per quanto concerne l'evoluzione delle forme d'Arte, rimaniamo sulla Pittura, sì... è meglio, la differenza che passa tra quella ancora tradizionale fatta con i pennelli e quella più tecnologicamente avanzata, con il digitale, sia solo quella della manualità; la sinestesia che si crea tra i vari sensi coinvolti nel momento del fare, creare; ... gli odori, la gestualità, il tipo di sublimazione erotica differente... Non sono però differenze da poco. Sono del parere che ai "pixel" sia meglio arrivarci dopo qualche anno/decennio di pennelli... Ne saresti comunque avvantaggiato...
Il grande pubblico non credo sia pronto al livello culturale/artistico ma senz'altro una gran fetta è proiettata a tutto ciò che è nuovo, questo è sicuro. Per il fatto che il computer è diventato il proprio più fedele compagno di tanti. Le gallery son lì. La pennellata non la vedi quasi già più sullo schermo. L'impatto dei sensi è più mentale. Questo non significa che però si sappia distinguere bene la differenza tra la bravura solo tecnica e ciò che è invece Arte; ma la verità è che anche nella pittura tradizionale questa confusione esiste tuttora.
Forse è per questo che non si è propriamente ancora tutti pronti.
La gran fetta proiettata al futuro tecnologico avrebbe di sicuro necessità di veri Artisti in campo e non solo grandi tecnici per arrivare così ad avvertire differenze sostanziali... Infatti con il digitale si può credere di avere a che fare molto più facilmente con un artista creativo invece che con un tecnico seppur bravissimo ed è invece il computer spesso a dare questa "possibilità" di lettura... a chi guarda. E spesso lo può far credere anche a chi lo usa. (eheheheh)


"Qual è il corpo della
tua anima? Il mio?
"

"Il mondo a pezzi"

 "Il figurativo e la realtà"

"...NO TO BE OR TU BE"

J.: Nelle tue mostre e performance hai proposto diverse opere e idee sempre molto creative e anticonvenzionali, si potrebbe dire con un gusto affine al Dadaismo. C'è un movimento artistico a cui pensi di poterti accostare o appartenere, oppure che ammiri particolarmente?

D.: Dunque, dunque la domanda presuppone che io ti risponda con un trattato, ohibo'! Dato che è un'intervista farò a meno di sviluppare un serioso discorso sul fatto che per me non è mai esistito appartenere a un movimento particolare. Ho da subito intuito che il "movimento" sarebbe stato il mio in work in progress costante e quindi ho attraversato tutti i passaggi obbligati dell'Arte stessa. Non tutti, solo quelli che incrociavano la mia ricerca ma mai scegliendoli o lasciandomi volutamente influenzare.
Quelli più vicini ai miei primi vagiti, poi ai secondi... fino all'urlo finale in cui scopri che tutto questo lungo pianto ininterrotto di un fare dell'Arte un insieme di ismi, ritagliati a circoscrivere fette di tempo, anni di politica, storia del sociale... non è voluto dagli Artisti stessi. In questa maniera l'Arte diventa quel qualcosa che ci si mette alle spalle come solo a commemorarla; tutto ciò sembra solo e sempre "passato" in scatola, fino anche a quello più famoso Campbell's Soup. Passato.
Non c'è Storia che valga allora... se non la propria immersione nel proprio unico cammino: lì ci trovi compagni, amici, filosofi, artisti, scienziati, musicisti, fotografi, registi, scrittori, poeti... non più ISMI e consacrazioni varie. Anche tutti loro hanno fatto il loro, di cammino... Con questi Artisti "onniviventi" si dialoga attraverso le proprie esperienze in diretta, la cui differenza con le loro viene a sparire annullata dal salto "quantico" che svantaggia loro per essere stati troppo in anticipo e avvantaggia invece me nell'attraversare e magari anche superare (non sto parlando di bravura, ben inteso: solo di passi, attraversamenti... di percorso) alcuni loro punti di "solo" arrivo. Posso quindi , per meglio risponderti, dire semmai quali sono i movimenti che non ho mai incrociato perché assolutamente distanti dalla mia strada: un no deciso all'Iperrealismo, un no al Minimalismo, un no all' Optical Art... anche un no al Futurismo o all'Astrattismo troppo geometrico, no alla Pop ART.
Gli altri, ripeto... dopo le esperienze di figurativo, me li son ritrovati tutti quanti: passi obbligati della mia ricerca. Senza mai "rifarmi a", senza mai essere "epigone" di questo o quell'altro.
Non sono mai voluta essere all'inizio una grande approfonditrice di Arte altrui impegnata com'ero alla grande a stare attenta a non farmi "sviare" da nessuna corrente o artista in particolare. La sorpresa infatti c'è stata più volte: quella di scoprire dopo che Klee aveva dipinto una cosa uguale alla mia, che Mirò mi aveva come plagiato un pezzo, che Chagall aveva fatto svolazzare gli stessi miei due amanti..., che Duchamp, Magritte e Kandinsky avevano già "visto" ciò che io avevo già incontrato e che quindi potevo così mollare lì la faccenda... Pablo aveva visto lo stesso naso al posto dell'occhio che vidi io già dal mio primo abbraccio cuore a cuore (con mia nonna... mai stata molto carina in effetti... ehehehe, avevo nove anni)... che Baudelaire aveva scritto uno stesso mio verso, che... Nietszche aveva pensato la stessa mia cosa... e tanti altri casi simili.

J.: Quindi hai un atteggiamento che tende a scuotersi di dosso il Passatismo (tradizione, nostalgia, quiete estetica e immagine decorativa), in questo c'è una certa affinità, non dico negli scopi ma negli effetti, con movimenti che rompevano volontariamente col passato, Futurismo e Dada in primis. Ma nei tuoi testi parli di Presentismo; puoi dirci di cosa si tratta?


"IL JAZZ È ASTRAZIONE", 2005
(particolare)

D.: Mi è già capitato di dire che per me Arte non deve né far marcia in dietro né dietro front... né tentare di forzare un futuro per come lo si vorrebbe fosse ma andare solo esclusivamente in piena LIBERTA' dove non ci sia nessuno pronto al momento a strumentalizzare un movimento, un'idea...
Se fossero coerenti fino al midollo, OGGI, i futuristi, per la loro visione di Arte non si dovrebbe avere per niente lo sguardo rivolto (ancora!!?) al passato!! fosse pure il loro stesso!
Erano loro che nel manifesto volevano distruggere i Musei... e ora gli tocca pure la commemorazione del loro centenario!!! Io chiamo commemorazione tutto ciò che fa ormai solo parte del passato dell'Arte. Queste son fregature belle e buone. Arte infatti non si dovrebbe mai commemorare... ma per gli ismi diventa una regola.
Per "presentisti", (ti riferisci senz'altro ad un mio manifesto dell'87: "PASSATISTI e FUTURISTI hanno solo bisticciato... Noi Presentisti di tutte le ARTI ed ESPRESSIONI li guardiamo un po' perplessi: forse è arrivato il tempo di candidarci!") , intendo ancora oggi dire che l'Arte non guarda mai al passato, se non per ciò che è ancora oggi "senza tempo" e quindi come a-temporale non più ferma nella Storia (come invece il Futurismo, per esempio) e non cerca di vedere per forza di cose il futuro per dove vorrebbe mandarlo.
Arte è solo e sempre QUI e ORA. Sta qui il suo concetto di atemporalità dell'istante creativo.
Se mi permetti un paragone un bizantino mi può sembrare più odierno di un Boccioni, o un Paolo Uccello di un ferro da stiro con i chiodi... Insomma ciò che intendo è: pur sembrando affiancare la necessità di scuotersi di dosso un "passatismo" che conserva valori nostalgici e di "quiete estetica" e "decorativa", e quindi sembrando io apparentemente affiancare futuristi e dadaisti... non giudico questi movimenti puramente "artistici" se non "mosse" del momento, strumentalizzate al momento... e quindi utili al momento, (politicamente e socialmente parlando non avrebbero potuto "non" esserci, è chiaro), ma le giudico comunque NON atemporali come invece Arte è.
Non so se son stata chiara. Ci sono anche tante cose mie che son fatte solo per contrasto a ciò che mi circonda, per demolirne le fondamenta, per scuotersi di dosso tutta la melma del passato in conserva, ma non giudico queste mie opere delle opere d'arte, solo un semplice impegno di ogni "politica dell'arte" che non ha a che fare con la politica partitica, per quanto mi riguarda, ma solo perché Arte è politica in sé, quindi scelte a priori nel momento in cui si opera.
Le opere d'arte sono "Arte", invece quando non c'è nessuna volontà di voler o non voler fare "opere d'arte". Sono quelle davanti alle quali io stessa mi chiedo "ma come avrò mai fatto a farla?". Fuoriesce dalla volontà razionale dell'autore: è solo psichica. Il cosiddetto momento magico. E' solo pescaggio dal proprio inconscio a cui, però si è stati attenti, lungo tutto l'arco della vita, a dar da cibarsi di tutto un bagaglio di scelte fatte con la dovuta attenzione.

J.: Sono assolutamente concorde che l'Artista è di per sé anche un politico, nel proprio senso etimologico del termine, il quale è stato impropriamente usurpato dai "politicanti" di mestiere e il loro teatrino.

A proposito di società: l'Arte, oltre che appagare i sensi, serve a stimolare la mente e spesso funziona da "bomba mentale", ossia strumento per far crollare pregiudizio, ristagno, paura e immobilismo. Pensi che la somministrazione di queste "cure" tendano a dare assuefazione? Visto che ormai sembra non scandalizzarsi più nessuno, tranne i soliti quattro censori del potere.

D.: Domanda alquanto imbarazzante se pensi che la mia risposta è ancora quella che diedi a me stessa anni fa quando presi coscienza degli effetti collaterali della "cura"; andai allora a cercare le controindicazioni dove compare chiaro chiaro che Arte deve essere Arte Creativa perché sia davvero curativa. Ne possono usufruire evidentemente per primi gli stessi artisti e i pochi o molti (? molti? ... mi suona male "molti"...) fruitori loro.
Ma "arte", quella che gira, quella che dovrebbe curare tutti, quella che dovrebbe "stimolare la mente", oltre che "appagare i sensi", evidentemente o non è Arte o è... "tagliata" male (scusami il paragone con le droghe ma la parola "assuefazione" me l'ha indotto).
Continuando a tenere il paragone... i motivi della seconda ipotesi (dato che i motivi della prima possono essere anche facili da individuare se nel mercato dell'Arte sappiamo che si smercia alla grande e di tutto), potrebbero essere due:
il 1° e non in ordine d'importanza: se è Arte vera è una bomba che potrebbe davvero far "crollare pregiudizio, ristagno, paura e immobilismo" è facile arguire perché se ne smercia di meno "buona".
Stando alla domanda che mi poni, in questo caso l'assuefazione sarebbe quasi impossibile perché di quella buona, di Arte... non ce ne può essere tanta tanta (eheheh : impossibile assuefarsi!)
Il 2° motivo potrebbe essere perché l'assuefazione di cose blande e ripetute più e più volte al giorno (di solito l'arte buona del passato smerciata alla grande _ma se questa ha messo le sue bombe le ha messe e fatte già scoppiare a suo tempo)_ e quella "meno buona", che sta dappertutto, dai boxer alle tazzine di caffè dove la vera proprietà stimolante sta più nel sexy di chi li indossa o nella caffeina.... che non nell'immagine impressa sopra.
(Per non parlare di musica!)
Insomma alla massa in mancanza di pane si danno delle brioches ma che non sfamano di certo la mente, non la curano di certo ma come i palliativi procura l'effetto placebo:
è da un bel po' di decenni che si pensa infatti di "fruire d'Arte".
In questo caso quindi l'assuefazione c'è di sicuro. Da quando si è omologata anche la trasgressione, la si è già smerciata dappertutto, dalla musica all'immagine...: gli effetti sono devastanti.
Non è vera Arte... è solo omologazione e quindi risveglio finto/apparente di un popolo assolutamente non preparato per difendersi come si deve.
E si sa... se permetti ancora il paragone pessimo con le droghe chimiche, anzi addirittura con il "metadone", l'assuefazione di queste "bombe" così poco "naturali", è ben peggiore se non mortale (per la psiche, il cervello, il risveglio, la paura, il ristagno...).
Lo sarebbe di certo meno una bomba vera e propria "mentale" dell'Arte. Reputo infatti che di questa Arte vera ce ne sia... ma è..... proibita; mentre l'altra è legalizzata. La chiamano Kultur...


"Un PIATTO foglio di NULLA", 2005
La cura dell'Arte (poca) oggi potrebbe fare tanto ma i pazienti (tanti) stanno aumentando alla grande assuefatti come sono ai vari placebo tossici o blandi che siano... La strada quindi è impervia: infatti Arte ha necessità di fruizione ma a conti fatti non ne ha, tutti dirottati su quella "commerciale". Oppure deve davvero "scoppiare" ma... gli effetti di questo scoppio curerebbero davvero se sono i primi, i pazienti.. a non "saper" dove andare...? Una volta esisteva lo sciamano... L'Artista come sciamano potrebbe fare qualcosa davvero... però una volta lo sciamano era uno e tanti invece i suoi pazienti... oggi c'è qualcosa che non va proprio: sono/vogliono essere tutti artisti (sarà che si rispecchiano troppo in tutti quei tanti che non lo sono) e di fruitori veri, invece, nemmeno l'ombra... Insomma come una miriade di sciamani a contendersi un solo paziente!!
Anche perché quelli veri, di fruitori (ci sono, ci sono...) mica ci vanno, mica son "scemi"!...

J.: In effetti, se si è arrivati a una assuefazione pur non avendo risolto il "male", vuol dire che è stata somministrata una "cura" non idonea o inefficace; e questo lo possiamo constatare senza neppure vedere la "cartella clinica" delle masse, ossia l'arte (con la a minuscola) somministrata è in larga parte un placebo, un surrogato di soli eccipienti.
Su questo argomento, ma tornando all'eclettismo, vorrei farti un'altra domanda: può forse una eccessiva diversificazione confondere il pubblico, il quale tende a scegliere ciò che già conosce? O meglio: che pensa di conoscere grazie alla martellante persuasione del marketing.

D.: L'unica chance per l'artista eclettico è che il pubblico cominci a capire che non ha a che fare con gli altri artisti specialisti di una sola arte. Spiego meglio perché non deve essere semplice infatti capirne le differenze sostanziali: partendo anche solo dal presupposto della mia tesi: "da più punti di vista si osserva un oggetto, meglio lo si conosce", dovrebbe essere facile capire che un artista eclettico scrive così perché dipinge cosà e suona in quell'altra maniera, e vede le cose dal suo punto di vista anche poetico... e via dicendo. La sua filosofia è diversa proprio perché ha apporti da più "specialisti" di una sua equipe interna, tanto per capirci: il suo è un continuo congresso su elaborati apportati da ogni punto di vista differente... è l'esperienza sul campo infatti che può trovare risultati e senza risultati un artista non va mai avanti di un solo passo. In altri casi, senza equipe "interna" si potrebbe rischiare di elaborare troppo la propria tecnica e basta invece che solo la propria arte. E qui sta l'inghippo: proprio grazie alla troppa tecnica acquisita da un artista (che io chiamerei a questo punto più "professionista") il pubblico che è "insicuro" tra cos'è Arte e cosa è invece arte... sceglie ciò che lo rassicura di più: la "bravura" tecnica fa pensare infatti ad un artista che sta con il c... [culo? si culo!] sulla sedia tutto il giorno e quindi dev'essere bravo per forza! (?)
Il pubblico per sentirsi più sicuro invece amerebbe "fidarsi" ma se non c'è marketing, media, opinionisti, televisione.... che spingono l'artista eclettico (che è diverso da quelli eclettici televisivi alla "Amici", sia ben inteso!...) non ci crede: eclettismo non significa di certo fare più "mestieri" , essere quindi professionisti in più arti, ma avere una mente eclettica! essere quindi più professionali (non professionisti) nell'Arte. Oggi da una mente con più input si possono dare più risposte diverse... Insomma è l'Artista che cambia nel tempo e il pubblico non ne viene informato bene. Anche perché manca ancora forse criticamente e storicamente (filosoficamente...) la preparazione adeguata. Leonardo è ancora considerato un genio a parte. Forse solo la fisica quantistica può aiutare ma... è ancora per i più, più arabo della lingua araba per un ostrogoto.

J.: Molte tue opere sono esplicitamente comunicative: nelle immagini come nei titoli o direttamente nelle scritture. Immagine estetica e comunicazione: in quale progressione si avvicendano durante il tuo processo creativo?

D.: ... si avvicendano... anzi praticamente vanno in simbiosi... Ma durante il processo creativo non le vedo come meta finale bensì solo come percorso dove né l'estetica né comunicazione devono avere sopravvento sull'altra. Se non sono stata esaustiva.. ripetere la domanda, please!

J.: C'è una tua opera a cui sei particolarmente affezionata? In alternativa: c'è un'opera di un altro Artista che ammiri particolarmente?

D.: ........ mi è stata rubata dal mio studio anni fa: era un mio pezzo d'Arte Sacra.... di quando avevo 7 anni. Un Gesù sulla croce e le Marie in ginocchio preganti... solo che le espressioni erano "ridenti" anzi felici... con bocca a mezza luna! Chissà cosa farei per riaverlo! Mai fotografato.

J.: Tra le tue opere mi ha incuriosito il dipinto "Attesa" (figura a lato); potresti parlarcene?

D.: Reputo che un'opera debba fare il suo discorso senza che l'autore la influenzi in alcun modo né per il mercato né per troppe chiacchiere su un linguaggio che nasce non verbale e che di solito lo diventa troppo... Gli unici a parlarne dovrebbero essere gli altri. Ti potrei dare due delle mie risposte standard a questo tipo di domande:
1)Non parlo mai dei miei lavori se non dopo che son stati acquistati e sotto richiesta esplicita.
2)Non parlo mai volentieri dei miei lavori perché penso che debbano rimanere il più possibile del "fruitore" (quindi anche miei) che ci trova i "suoi" contenuti... Infatti dal mio primo manifesto degli anni '80 spiego bene e in due parole cos'è un'opera per me: "Più che un autoritratto dell'artista un'opera è l'autoritratto che si fa in diretta il fruitore che vi si specchia": è chiaro per tanto che i pezzi diventano molto differenti. Due in uno... ma molti molti di più a seconda del numero di persone che vi si specchia.
La cosa sconcertante che mi capitò una volta è stato un ragazzino indiano che vi ha letto esattamente tutto ciò che vi ho "messo" io. Davvero sconcertante ed entusiasmante al contempo...
Però per questo "Attesa" farò un'eccezione trattandosi effettivamente più di un autoritratto dell'Artista: artista che, se lo è davvero , deve sempre attendere parecchio perché la sua arte venga recepita come tale. E lo sa.
La parte più sofferente che ne paga di solito il prezzo più alto è il cuore.
Ma ciò non vuol dire che possa essere letto anche e solo come "solitudine" di una vita in "attesa" di amore. Amore da dare più che carenza solo di riceverne. O anche altro tipo di letture che non vorrei suggerire ma che per me esistono in sequenza facile...

Per meglio capire la prima lettura (l'attesa dell'artista per la sua arte) possiamo osservare quest' altra versione di "ATTESA" (figura #1) meno recente, in cui è lo stesso artista ancora "figurativo", ma è già in parte un' elaborazione fotografica in cui lascio solo la cinta in "originale", che sa già di dover "attendere" parecchio prima che la sua arte possa venir compresa. Ebbene sì... questo è uno dei miei primi autoritratti... ma è anche l'autoritratto di chiunque "ami leggersi" uguale... : la vita in arte di un artista guerriero.


#1 "ATTESA D'ARTE"

J.: Quindi oltre a quanto sosteneva Butler, ossia che un'opera d'arte è un autoritratto o un proporre agli altri la propria idea di sé, consideri l'opera completa solo con l'interpretazione del pubblico. Questo in effetti è anche una necessità, visto che spesso non tutti vedono la stessa cosa in un'opera. Con ciò si ha la conferma di quanto esposto con una domanda precedente, ossia che le tue opere sono comunicative e per questo necessitano di un interlocutore.

D.: ....la sfida è stata infatti quella di muovermi anche in "altra dimensione" all'infuori di me, quella appunto che tu hai captato chiamandola "comunicativa": il mio tentativo è sempre stato quello di percorrere le due strade insieme: la "mia" che immancabilmente andrebbe infatti da sé... e al contempo quella che porta a favorire una lettura "propria" al fruitore, lettura che di solito è appunto psicologica e nemmeno spesso se ne avvede... Più volte è convinto di vedere solo l'autore nella "sua" opera ma in questo caso c'è una poca dimestichezza con la conoscenza di se stessi, chiamiamola pure "consapevolezza"... Spesso mi è stato detto invece da qualche mio collezionista o anche semplice acquirente che mettersi davanti a qualche mio (ormai "loro") pezzo è meglio che andare dallo psicoterapeuta... Leggere se stessi, trovarsi, pensare, riflettere davanti ad un opera è ciò che mi auspicavo; non sono mai riuscita a capire quelle opere che viste una volta le si conosce già. Un'opera infatti non dovrebbe mai smettere di "parlare" né all'autore stesso né al fruitore che la osservi nel tempo. Un'opera è uno specchio. Se tu che guardi sei in costante mutamento, in crescita di consapevolezza, quando l'opera è una vera opera d'arte, puoi trovarci sempre qualcosa di più che magari ti era sfuggita o che mai avresti pensato ci fosse... Diciamo che in un opera d'arte si annulla la differenza tra artista e fruitore, l'artista diventa anche colui che fruisce nel durante quindi, forse... (e dico "forse" perché il tutto non avviene certo "razionalmente" ma durante un processo creativo, c'è qualche attinenza con la "quantistica" dove è sempre l'osservatore infatti che influenza, in questo caso, la "lettura") ...

J.: Visto che preferisci lasciare che le opere si descrivano da sole, approfitto di un'altra tua opera solo per introdurre un altro argomento: l'esplicito titolo dell'opera è "Il Mercato Dell'Arte" (figura a lato). Un tema controverso, e il dipinto è molto eloquente, ma vorrei che ribadissi il tuo parere sull'argomento.

D.: Penso che però, se mi permetti un'ulteriore precisazione, non si tratta solo di "preferire che le opere si descrivano da sole" quanto invero è la mia lettura critica a posteriori che mi indica appunto di non farlo o di farlo solo tenendo conto di quanto detto sopra.
Non so quanto io possa aggiungere di nuovo oltre tutto ciò che si è già detto e/o pensato circa "Il Mercato Dell'Arte" però c'è un punto oscuro e opaco che mi va di affrontare... il fatto che un artista secondo me non può avere a che fare con il mercato come un "venditore" che contratta prezzi e misure con il mercante... non può perché non potrebbe riuscirci... se non quando dall'Arte passi al mestiere: allora è facile (se per qualcuno lo è) come è facile, servendosi della tecnica "ormai" acquisita, "sfornare" un numero di tot quadri al giorno. Ma se rimane in "ARTE" gli è impossibile... come gli dovrebbe risultare impossibile anche scendere a compromessi con il mestiere, d'altronde! Se è per solo guadagno gli converrebbe scegliere un campo totalmente differente... L'unica chance e l'unica possibilità che può avere un artista senza avere a che fare con il mercato, mercanti, marketing e vendite ma sentirsi però realizzato è quella in cui non è mai lui a "vendersi" e/o contattare clienti-(a questo punto mai li chiamerei fruitori!)- è che i fruitori-(si, questa volta lo sarebbero di nome e di fatto!)- fossero loro a desiderare di acquistare un'opera e fossero sempre loro a contattare l'artista. A questo punto il gioco di "scambio" è perfetto anche se trattasi comunque e sempre di "money". La differenza è che questa volta è uno scambio "pulito" che fa felici entrambi.

J.: Sei originaria della Sardegna; puoi farci un panorama della situazione del settore artistico dalle tue parti? Sia per quanto riguarda l'interesse del pubblico in base alle tue esperienze artistiche, sia per il famigerato "sistema dell'arte" anche in base al confronto con altri artisti o altre realtà, non esclusivamente isolane.

D.: Non sono la persona più adatta a parlare del "Famigerato sistema dell'arte" in Sardegna, mi spiace: ho capito da quasi subito che non mi sarei potuta far coinvolgere all' onnipresenza in tutte le inaugurazioni dei vernissage per coltivare zone o solo troppo "politiche" o solo troppo "qualunquiste" o solo troppo da "mercatino" dell'arte, spruzzate tutte di un in-sano fermento di rivalità più o meno aperta e/o solo indifferenza forzata e/o calunnia bella e buona... Non parlo di tutti, questo è certo! Ma la provincia è così dappertutto. Vedi, il mio percorso è troppo diverso da quello comune di un "pittore" che fa mostre e sembra le coltivi in gran numero... con chi sa quali fertilizzanti... Penso di essermi sentita abbondantemente "messa da parte" già dall'inizio come persona "difficile "che" forse non sa bene "ancora" quello che vuole"... Cercavo infatti la performance in ambienti alternativi quando ancora erano tutti proiettati alle gallerie d'arte... Quando alcuni di loro hanno invece cominciato a fare le performances in ambienti alternativi mollando le gallerie... io ero proiettata a non farne più ma a intrecciare meglio scrittura con pittura e fotografia in un "se dipingo così è perché io scrivo e suono, se io scrivo così è perché suono e dipingo... ma se suono così è perché scrivo e dipingo...". Poi questo l'ho visto fare anche da altri ma non da menti eclettiche: ed è invece tutta lì la differenza! Insomma fammi dire in breve, se ci riesco, che non ho mai coltivato il sistema perché non ho mai trovato porte aperte né sale d'aspetto rilassanti... L'intellettuale artista (oltre che eclettico) è differente dall'artista in genere in quanto ha a che fare con delle esigenze che non son quelle di tutti quelli che si ritrovano volendo e non volendo ad avere a che fare con ciò che offre il "mercato". Soprattutto perché più che con il mercato ha a che fare con i "mercanti" ... e devo dire non sono mai stata granché fortunata... di solito sono attirati dal troppo commerciale o da nomi importanti più per il curriculum che magari di fatto. Non mi appartiene la realtà di un'isola (qualsiasi isola, penso) che soffre da sempre di pochi scambi e confronti... non per niente sono da anni in internet con la poesia con cui penso di essermi preparata nel frattempo un possibile dialogo aperto, spero ininterrotto, anche con l'immagine che, mi sembra di averlo spiegato bene, è nel mio caso una pittura che proviene da più punti diversi di osservazione: poesia, fotografia, musica, teatro, performance, filosofia (la mia: è chiaro!)... insomma una visione cosmico_mentale da cui osservare tutto. Non ho mai avuto il grande onore di trovare, se non in rarissimi altri artisti, la stessa formazione mentale. O se preferisci la stessa de-formazione professionale... eheheh...

Devi sapere anche che sono figlia d'arte, mio padre è stato un pittore figurativo conosciuto ma mai politicizzato quindi ha avuto solo grande riconoscimento pubblico ma mai dalla zona propriamente "politica" di sinistra culturale che già al periodo suo, boicottava da sempre il figurativo... Grandi collezionisti si, ma quasi tutti ricchi di destra o centro.. Puoi capire il mio difficile impatto con il mondo dell'arte: continuo ancora oggi ad essere vista da tanti come la "figlia di" sebbene mai avuto a che fare con la stessa pittura (né di forma né di contenuti) ed il risultato è stato che: i suoi fruitori (mai coltivati da me) vedono in me la figlia degenere... che non ha seguito le orme paterne dato che fa una pittura troppo diversa dalla sua che loro apprezzano (ehhehe... ??)... mentre dalla grande altra fetta di pubblico... o pacchi di invidiuzze (chissà quanto devono aver pensato alla probabile agevolazione di essere figlio d'arte!! ... cosa che per me è sempre stata un onere niente male, ti assicuro... altro che agevolazione!!!) o di riconoscimenti velati o comunque mai troppo eclatanti,  circa la diversità delle mie opere e del mio iter; alcuni esplicitamente deducono che io son più artista di lui... che era solo un pittore anche se "bravissimo".... ma a quel punto io ho chiuso definitivamente con queste cose troppo provinciali e non vorrei riaprire il capitolo: ne ho subito conseguenze troppo snervanti e così sub_culturali... Aspetto ancora una mente critico-intelligente che sappia vedere oltre 'ste palle grandiose.
In più non ho mai avuto modelli né colleghi nella stessa mia situazione; intorno solo i soliti figli di televisivi che non mi aiutano di certo a uscirne bene..., vedi i vari figli di attori, cantanti... che di solito in confronto ai padri/madri sembrano proprio inventati. Forse nel caso di alcuni davvero si sfruttano strade di agevolazione scontata. Purtroppo la vita provinciale ha questo: prima di sapere ancora chi sei, cosa fai, come lo fai... ti chiedono se sei nipote di Claudio, Fratello o sorella di Marcella, cugino di Raffaele... La differenza tra figlio d'Arte e figlio, nipote, cugino d'Artista ancora sembra qualcosa di così difficile da afferrare!! :-)

J.: Purtroppo, e giustamente, hai toccato tutti i punti dolenti del "sistema dell'arte": dalla strumentalizzazione politica alla mercificazione di mercanti e banche in cerca di investimenti sicuri, dalla marginalità delle "province del mondo" all'ottusità di chi vuole racchiudere l'arte in determinati schemi.
In questo mi sento coinvolto e motivato a "educare", in un certo modo "sacrificandosi", per porre almeno un po' di contrappeso a un sistema inesorabile che vuole trasformare quella caratteristica sublime dell'espressione umana e spirituale, l'Arte con la maiuscola, in un bene materiale o, peggio, di consumo.

Parlando di internet, sicuramente è un mezzo con cui rendere il mondo una unica metropoli, quindi senza "emarginazioni provinciali". Hai trovato effettivamente un cambiamento con questo strumento?


"QUAL'È LA REALTÀ? QUALE IL VIRTUALE?"
D.: Una quasi trasformazione radicale, una piena libertà da schemi, appunto, un vedere riconosciute e apprezzate poesie, opere, interventi miei da parte di chi nemmeno sa di che colore ho gli occhi... Quando una signora romana ha voluto acquistarmi qualche anno fa tre pezzi visti per caso in un sito, ad accompagnamento di due mie poesie, son rimasta esterrefatta... non li avevo messi lì certo per venderli! Ho notato subito la differenza di una dimensione più comunicativa tra alcune "menti" che si interessano all'arte in genere, fruitori intelligenti e stessi artisti in diversi campi dell'arte... E tutto questo finalmente al di fuori di soliti "salottini" culturali, a cui d'altronde non ho mai voluto partecipare, dei vari vernissage, alquanto noiosi spesso, dove son tutti intenti più a guardarsi le spalle che non i quadri alle pareti...
Poi c'è il "digitale" che mi ha spalancato altro tipo di "pittura" con i pixel... che se si sa usare con un certo tipo di misura senza farsi prendere dalla "freddezza" puramente solo tecnica può davvero essere un grande mezzo d'espressione... 
Dal lontano passato di sei anni fa, che mi son sembrati due secoli, in cui avevo ancora qualche timore circa la dimensione poco umana a starsene seduti dietro un computer a "parlare" con chi non sai nemmeno chi è... sono ormai convinta che chi "scrive" o chi si dedica all'immagine in genere è davvero avvantaggiato: scopre infatti subito e più facilmente di altri, chi sono i suoi interlocutori diretti, simili, li "capta" velocemente come "vicini" oppure come "distanti". Ho conosciuto e fatto amicizia in internet con persone di una sensibilità e intelligenza bellissime. Questa intervista è infatti una prova di quanto detto!..

J.: Lusinghe imbarazzanti quanto gradite... e l'incontro è sempre motore di iniziative. Anche lo scontro, intendiamoci, sebbene l'incontro è costruttivo e lo scontro decostruttivo, ma ugualmente necessario.

A proposito di digitale, ho letto che in passato hai realizzato la grafica di una rivista giovanile di musica pop con la quale hai avuto divergenze su quanto certi concetti stereotipati e modelli nocivi vengano propinati. Questo è per chiederti: in base a questa tua esperienza, o alla tua opinione, pensi che questi modelli vengano proposti per conformismo, per assoggettamento ai dettami dell'economia, per qualche oscura politica decisionale, per stupidità o che altro?

D.: mi piacerebbe rispondere così... cambiando però l'ordine di importanza: per una stupidità che porta ad assoggettarsi ai dettami dell'economia che a sua volta è un prodotto di qualche oscura politica decisionale che porta un po' tutti gli stupidi (tra cui metto anche gli opportunisti) a riproporre sempre un certo conformismo che diventa una regola... Modelli infatti "nocivi" e concetti stereotipati diventano il pane quotidiano di chi, non navigando nella propria creatività, quella che è pronta sempre al cambiamento/movimento, rimane fermo nella stagnazione di un'idea, di un concetto che, come i quotidiani insegnano... ha incamerato la cattiva abitudine che è la notizia "cattiva" che "tira"... che è quella di cui c'è più "richiesta". Chissà se l'unica chance è che si svegli una volta per tutte la richiesta! per poter vedere finalmente cambiare l'offerta. O se è vero, come da allora ho sempre dubitato, che la richiesta sia effettivamente indotta dall'offerta. La strada risulta così infatti ben più difficile.
ehm ehm... Mi sembra di colpo di aver detto qualcosa di molto banale...

J.: Forse no: la realtà in fin dei conti è sempre più complessa di come la si potrebbe immaginare, in quanto risultato dell'interazione di un'enorme mole di tensioni e variabili, chiamiamola pure caos.
In ogni modo sembra che l'instradamento mentale sembra essere efficace anche nel mondo (sistema) dell'arte: il grande pubblico delle mostre di rilievo viene mosso su esortazione della voce altisonante dei mass media, e sembra che non abbia una propria autonomia di scelta, finendo sempre per dirigersi su ciò che propina la grancassa ufficiale.
Di certo la grande visibilità delle grandi mostre richiede grandi investimenti, per cui è possibile solo grazie al grande pubblico e quindi necessita di grandi battage; ma a chi volesse percorrere la strada delle esposizioni autogestite, visto che hai una buona esperienza, quale consiglio potresti dare?

D.: mmm... non mi sento di metterla a mo' di consiglio perché ognuno si ritrova a fare i conti con quali sono le sue vere esigenze... avere per esempio un coraggio che sostenga la pazienza più che una pazienza che da sola non potrebbe mai stare al posto di un coraggio che manca... Non ci si ritrova quasi mai a scegliere a tavolino cosa è meglio fare o non fare, cosa conviene o cosa non conviene... Di sicuro è come iniziare un viaggio che non sai mai dove ti porta perché non hai mappa e spesso nemmeno tanti soldi... chissà perché chi è veramente libero non ne ha mai davvero tanti... ci hai mai pensato? Sembra che la libertà da schemi, stereotipi d'artista etc... allontani un bel po' Dio Money che sembra dimenticarsi di te, non vedendoti spesso, se non mai, in Chiesa insieme a tutti gli altri discepoli adoranti. Ma pur essendo una strada da percorrere dapprima con gli occhi bene aperti perché non sai dove ti porta e non vedi cosa ti aspetta... ti ripaga in altre maniere. E' anche vero che questa è sempre una strada non asfaltata e ancora oggi ti sembra di essere ancora un pioniere... ma è proprio questo che fa sì di percorrerla fino in fondo: o ti scopri una forza misteriosa e un energia che non sapevi di avere o ti fermi. Facile no? Intendo includere tra chi si occupa d'Arte anche, chiaramente, chi non la fa praticamente ma se ne pre-occupa teoricamente, criticamente... Se non si smuove anche questa zona critico-teorica non si va avanti... spesso sembra di ritrovarti solo degli storici dell'Arte o dei nebulosi creativi che più che "critici" soffrono apertamente la frustrazione di non essere artisti.
Gli altri, quelli che vengono dopo, nel tempo... camminano un po' sulle orme di altri pionieri, ma di solito non hanno tutta l'energia loro e possono facilmente mettersi più comodi, uscire dal sistema ed entrare nel "sistema dell'antisistema"... che rimane però sempre un sistema ormai omologato alla grande dove sembrano tutti già "arrivati" prima ancora di partire. Mah!... Diciamo che l'Artista per me deve fare solo la sua strada che, "se" è quella dell'Arte e non del mestiere, non può che essere comunque e sempre nuova, diversa... mai già asfaltata. Se non hai infatti niente da dire esclusivamente di tuo... perché ti occupi (o ti pre-occupi) d'arte? A tutti gli altri un sincero abbraccio solidale seppur virtuale e un augurio preciso e doveroso: State attenti ... da chi vi fate intervistare!!! :-)

J.: Ahahah! Si, indubbiamente la scelta oculata delle persone con cui si collaborerà, magari affidandogli responsabilità di sé, è un ottimo consiglio.

C'è una tua opera che non hai mai avuto il coraggio di proporre, o qualcosa in cui vorresti cimentarti, ma temi le reazioni del pubblico? Vorresti proporla o descriverla su Jizaino?

D.: (ve l'avevo detto io di stare "attenti"!!!... eheheh) ... beh, è vero che a volte ci si blocca nel proporre ma penso che non sia, nel mio caso, poco coraggio bensì "terrore" di venire fraintesi: il che è troppo più "stupido" che non venir "in_compresi". Spiego meglio. Se non sei capito dai più è quasi normale se sei un'Artista che non opera per il mercato: sei in anticipo e quindi devi aspettare gli altri. Se fai "uscire" la tua opera prima del tempo il rischio però è ben peggiore perché puoi essere volutamente o anche troppo ingenuamente "travisato".
O visto come "scomodo" e quindi volutamente "non capito" il che porta a volutamente "travisarti".... o troppo "fuori" da chi è troppo ingenuamente "distante" .
Ho un esempio che mi frigge nelle mani da qualche anno. Vediamo se qui in Jizaino è davvero possibile... Non proprio come "opera" vera e propria (è infatti solo l'idea appena abbozzata, gli altri esperimenti me li tengo ancora in "caldo") ma penso sia più che sufficiente come esempio anche perché reputo il "graffitto urbano" (o tutto ciò che lo ricordi nella sua migliore versione) più urbano di tanti lavori che se ne stanno chiusi e ben incorniciati dentro a tante gallerie...eheheh: imbratta di meno!

Si. E' una svastica. Il simbolo della suddetta è di solito "cristallizzato" nel suo "passato pessimo" (chi l'ha detto infatti che esiste solo il "passato prossimo", il "passato remoto"... ??) . Ciò che detesto è la commemorazione in genere di ciò che è Dolore. Memoria, Morte... sanno di retorico e di conserva in scatola (o in tomba, come preferite!); invece che s_muovere la Storia e modificare le brutture, correggerle (non certo per nasconderle!!!), si avrà così a che fare sempre col passato, con il pianto, con il dolore, con la... retorica di certo tipo di "emozioni" che non appartenendo più "al momento" sono solo ricordo, nostalgia (o pena o pietas che sia), memoria, passato... Il fatto di aver lavorato su di un simbolo come la svastica (e quest'opera è solo un primo impatto a spray su masonite di qualche anno fa) mi ha fatto ragionare parecchio su simboli come la "croce", (la stessa "svastica" si chiama infatti croce uncinata) e son risalita ai primordi e ai primi significati: il Sole degli Egizi e la Croce del Sud, solstizio di Dicembre dell'astrologia, copiato dal Cristianesimo e "sacralizzato" in eterno come puro strumento di... "tortura"!! Ero piccola quando già tentavo infatti di toglierlo dalla croce! quel Gesù così tanto crocifisso da tutti....... Poi la svastica come SOLE (anche qui il simbolo del sole!): originariamente però girava al dritto e usato poi al contrario da chi sembra ancora oggi... "innominabile" .. per non far rizzare i capelli in testa a chi non ne ha neanche più. Ho messo la svastica in ginocchio: la "gen_uflessione della svastica", giocando (per quanto si possa giocare!) sul termine genocidio = ("gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso") e la "flessione" della sua geometria troppo acuta e "fredda"..... O anche solo una semplice croce/svastica che torna in vita come "Uomo", che si risolleva velocemente da terra su cui è messo in ginocchio, appunto per mettersi in piedi e scappare lontano da tutto ciò che sembra voglia continuare a crogiolarsi in un passato conservato; solo per la incauta caparbietà di credere che la "memoria" basti anche da sola a far continuare a tormentare l'animo dei peccatori tutti. Insomma dai vari "mea culpa" si dovrebbe andare avanti a smantellare così il "peso" che hanno certi simboli e quindi riappropriarsi di alcuni di questi (alcuni bellissimi) ma usati male, invece che lasciarli di proprietà esclusiva anche quando si reputano ormai del tutto superati.
Ho però la sensazione che ci sia una grossa vena di masochismo nell'animo umano quindi ritento la proposta in caratteri più incisivi:__è giusto o sbagliato rendere positivi alcuni simboli che hanno ormai cristallizzato solo il loro significato negativo?
Così... diciamo che sono andata sul semplice... così, tanto per non essere fraintesa... Ma è anche vero che la paura che tra gli artisti ci sia anche chi vuol riproporre questo simbolo antichissimo per altro tipo di finalità poco "amorevoli", diciamo così..., c'è... ed legittima ma... Gli esempi che ho visto recentemente usano il simbolo così com'è con qualche intervento intorno mentre io penso che proprio facendo una ricerca sulla geometria del "marchio" e cambiandone i connotati più "duri"... è che si può e si dovrebbe lavorare ancora.

J.: E' comprensibile che qualcuno si possa scandalizzare; ne ha tutte le ragioni.
La censura si è spesso scagliata contro opere d'arte raffiguranti questo simbolo, ma con questo dimostrando ben poca cultura: difatti, come dicevi, è un simbolo antichissimo, ben più antico di quando venne adottato dal nazionalsocialismo, il quale fatto ha poi causato l'usurpazione del significato di questo simbolo ancestrale, che da sempre significa fortuna e rappresenta il Sole. Censurare coloro che propongono di riportare questo simbolo al suo originario significato non fa altro che perpetrare l'odio che la stessa moderna adozione ha creato; così i censori non fanno altro che dimostrare di non aver capito da che parte sta l'amore, o di non volerlo capire.

Sempre in tema di opere mai presentate, puoi dirci se e quali sono i tuoi progetti imminenti o futuri? Ma immagino che non ami pianificare nulla, in questo caso, di cosa ti stai occupando?

D.: Per ora sto rivedendo tutta la mia produzione sotto il filtro di internet: da opere in originale da esporre o no in mostra o su parete (sono tante!)....... a documentazione delle stesse proposte però in internet, c'è un abisso di differenza! Tanto che ho anche potuto riesumare alcune che come base su cui intervenire in digitale sono una bomba... e pensare che le avevo come messe via! Mi fai ricordare ora un fazzoletto di carta stropicciato e abbondantemente usato :-( che trovai per strada: mi son fermata di botto... aveva qualcosa di particolare, lo guardo più volte... è una giapponesina con tanto di kimono piegata nella posa classica di inchino. Non avevo la macchina fotografica con me e ho dovuto prendere diverse precauzioni per "raccoglierlo"... e metterlo in una bustina trasparente. Che schifo!, direte voi... ma vi assicuro che mi farebbe ancora felice se.... non l'avessi poi "buttato" o lo avessi almeno fotografato!! e magari messo in internet! Adesso... Mi sembra non gratuito aggiungere che è la mia visione di "donna giapponese" che vidi su quel tovagliolino: è così che infatti le stavo dipingendo in quel periodo ed è per questo motivo che l'ho captata. Era in perfetta sequenza di ricerca. SOB!
Per ora sto con le antenne dritte a captare miei simili e vedere di ri_cambiare il mondo... ancora una volta: quello dell'Arte... Ci volevo riuscire da sola, avevo 16 anni... oggi ho la speranza che se si è immersi tutti "quanti" in un campo... "quantico" ... tra un salto e l'altro... (quantico), si possa davvero approfondire in entanglement la Fisica Quantistica... e capire un po' di più che Arte per un artista non significa soltanto dipingere un "bel" quadro , o solo suonare un "bel" brano, o scolpire una "bella" scultura, fare una "bella" e "nitida" foto............... la bellezza vera per l' Arte, è da tutt' altra p'ARTe.
Il mio impegno massimo per ora è impratichirmi ulteriormente in ciò che mi sta già dando la "pittura" con i Pixel. Mi ha già portato a diverso tipo di apertura di ciò che può offrire l'Immagine in generale. Ma porto avanti sempre un po' tutto a seconda dei periodi. Poesia. Suono....

J.: Bene, siamo davvero arrivati al termine di questa lunghissima ma essenziale intervista. Ringrazio te e i lettori.
Un'ultima cosa prima di congedarsi: se hai qualcosa che vorresti dire, un motto, una tua massima, un saluto, un anatema... hai la parola finale.

D.: Io ringrazio  lettori e me per la ... pazienza :-) e Jizaino ART per la sua efficienza, preparazione,  nonché per la sua simpatia "intelligente"...

LE ARTI non ESISTONO
Esistono semmai
__________SE SOPRAVVIVONO
sola_mente gli ARTISTI

J.: Di seguito i recapiti di DIOYDEA, al secolo Daniela Fantini:

Indirizzo e-mail:
Siti Web:
http://dioydea.exibart.com[]>
http://sonosolosuono.blog.tiscali.it/[]>
testi su www.scrivi.com[]>
pagina su www.myspace.com[]> (nickname: DYODì)


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